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Santa Sofia: la sede del culto dell’imperatore

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Santa Sofia

Santa Sofia o Hagia Sophia (Divina Sapienza) divenne, all’epoca di Costantino, la principale cattedrale che doveva esprimere con la sua magnificenza l’apice del culto dell’imperatore in Oriente.

Durante gli anni ebbe varie trasformazioni fino a diventare un vero e proprio museo nel 1935.

Nuova capitale dell’Impero

Santa Sofia
(Pianta Muller-Wiener)

L’11 Maggio  330 d.C. l’imperatore Costantino battezza l’antica colonia greca con il nome di Costantinopoli, diventando capitale dell’Impero.

Infatti fu chiamata come nuove Roma anche se non doveva essere del tutto identificata con essa.

Questo spostamento è dovuto a motivazioni sia religiose che politiche. Infatti, se da un lato Costantino ci teneva alla diffusione del culto cristiano, dall’altro vi era anche l’ostilità tra l’imperatore e la classe senatoria che spingeva a scegliere una sede orientale.

Poi la nuova capitale era del tutto inespugnabile e questo faceva sì che l’imperatore da un lato potesse controllare le vie di transito tra Oriente e Occidente ma dall’altro poteva ripararsi da attacchi nemici.

Costantinopoli

L’antico insediamento greco fu già ampliato da Settimio Severo, ma con l’arrivo di Costantino, venne quadruplicato in estensione e venne modificata la struttura della città con l’aggiunta di altre costruzioni molto importanti, tra queste vi era l’Ippodromo, la chiesa dei Santi Apostoli e la Santa Sofia.

 Dalla tribuna dell’Ippodromo il dio-imperatore presiedeva ai giochi accolto dalle acclamazioni rituali della folla e si mostrava al popolo circondato dai segni di una maestà e di un potere che dovevano apparire ultraterreni.

La chiesa dei Santi Apostoli fu l’unica chiesa iniziata e completata da Costantino. Fu concepita come mausoleo poiché al suo interno vi doveva essere la tomba dell’imperatore circondata dalle sacre lapidi dei dodici apostoli. La sua struttura con recinto per accogliere la folla, le terme e il palazzo faceva sì che si trasformasse in meta di pellegrinaggio e questo portava avanti la concezione dell’imperatore come figura importante, vicina a Dio o egli stesso come figura divina a volte rappresentato come Helios.

La Santa Sofia

Santa Sofia

Il culto dell’imperatore raggiunge il culmine con la costruzione di una delle più belle e grandi cattedrali: la Santa Sofia.

Fondata nel 360 d.C., fu ricostruita successivamente da Giustiniano affidando il progetto a Antemio di TralleIsidoro di Mileto. I lavori si conclusero nel dicembre del 537.

L’edificio ha una forma rettangolare molto vicina al quadrato, con un’unica abside esternamente poligonale, opposta all’ingresso che è preceduto da un vasto nartece.

È diviso all’interno in tre navate: la centrale sormontata da una grande cupola che poggia su pennacchi e archi, retti da quattro enormi pilastri. Al di sopra delle navate laterali vi è un matroneo e nella parte superiore la muratura appare traforata da due file di finestre sovrapposte, in quella superiore di grandezza crescente verso il centro.

La luce appare come strumento principe di suggestione e modellazione spaziale e fu proprio Paolo Silenziario  a paragonare la cupola alla volta celeste.

Mosaici, colonne in porfido e in marmo verde della Tessaglia e  i preziosi capitelli intagliati resero ancora più splendente lo spazio interno.

Splendore che non ha perso nonostante la continua fragilità della cupola e la lotta dell’iconoclastia che si abbatté anche sulle immagini presenti nella Santa Sofia.

 

Mosaici

Santa Sofia
(Mosaico con l’imperatore Costantino IX, Cristo e l’imperatrice Zoe)

All’interno troviamo alcuni mosaici raffiguranti Cristo, la Vergine Maria, santi, imperatori e imperatrici.

La disposizione delle tessere è fitta è regolare e assume caratteri analoghi al tratto disegnativo.

Nell’abside della parete della cupola superiore si trova raffigurato la Vergine col bambino, forse uno dei primi ad essere stato creato. Vicino ad esso vi sono il mosaico dell’imperatore Alessandro III e il mosaico dell’imperatrice Zoe, nel mezzo Cristo e l’imperatore Costantino IX Monomaco.

Nel periodo dell’iconoclastia, ossia il periodo che va dal 730 all’843, in cui veniva vietata la raffigurazione delle divinità sotto sembianze umane e impose la distruzione di tutte le immagini, anche i medaglioni vennero rimaneggiati per raffigurare croci

Solo nel post-iconoclastia si può riconoscere il periodo di splendore dei mosaici della basilica di Santa Sofia.

Basilica divenuta moschea poi museo e ancora oggi molti turisti restano meravigliati di fronte alla sua magnificenza e a quella luce che risalta la preziosità dell’edificio e la sua storia.

Ilaria Martorelli

Bibliografia: Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, Arte nel tempo Vol. 1 Tomo 1, Milano, Bompiani, 2004

 

 

 

 

 

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