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Retorica e romanzo: Achille Tazio e la Seconda Sofistica

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Achille Tazio

La letteratura greca – così come anche quella latina – di I-II sec. d. C. riflette il dibattito e l’interesse comune verso la retorica, intesa, nell’antichità, come scienza della comunicazione efficace e d’effetto. I cinque romanzi greci a noi pervenuti interamente sono tra gli esempi più efficaci e, in particolare, il romanzo di Achille Tazio, Leucippe e Clitofonte, può essere compreso solo se opportunamente inserito nel clima culturale della Seconda Sofistica.

La Seconda Sofistica: gli intellettuali itineranti

Si tratta di un periodo in cui si assiste ad una progressiva spettacolarizzazione della letteratura: nuove figure di intellettuali viaggiano per le metropoli dell’Impero Romano (chiamati soprattutto dalle grandi èlites municipali delle città orientali), autori di discorsi oratorii epidittici (ossia di vari argomenti, spesso paradossali), vere e proprie pieces di bravura studiate e rispettose dei canoni retorici formalizzati dai grandi maestri di scuola nei loro manuali di retorica.

Achille Tazio e la retorica

Achille Tazio è uno degli allievi della scuola del rhetor: all’interno del suo romanzo trovano spazio le novità e le strategie comunicative apprese, prima fra tutte l’ekphrasis (propriamente “descrizione”). Vissuto nella seconda metà del II sec. d. C., Achille ne fa un principio strutturale del suo romanzo, dilatandone oltremisura la trama principale, ossia la storia d’amore tra i due giovani protagonisti, ostacolata da una serie di peripezie, rapimenti e morti apparenti tra la Fenicia, l’Egitto e l’Asia Minore, fino al ricongiungimento finale.

Leucippe e Clitofonte si configura dunque come un romanzo assai lontano dal gusto del lettore moderno, ricco di pause descrittive di ogni genere, ma che era apprezzato dal lettore di II-III sec. d. C., anch’egli figlio di quella temperie culturale.

L’uso dell’ekphrasis in Achille Tazio: l’eros…

Nel pieno rispetto di canoni e norme stabilite da maestri come Elio Teone, Menandro RètoreLibanio, Achille concepisce l’ekphrasis soprattutto come utile strumento al lettore (ed ai personaggi stessi del romanzo) per interpretare le vicende e gli eventi successivi nella trama principale: così la descrizione iniziale del dipinto raffigurante la scena mitica di Europa rapita da Zeus, sotto forma di toro, e la sua ambiguità nei confronti del rapitore, è preludio della cedevolezza di Leucippe verso le avances dell’innamorato Clitofonte, come il forte simbolismo erotico sotteso alla descrizione del giardino del protagonista maschile, anticipazione dell’unione tra i due protagonisti.

… la curiosità …

Achille Tazio
Ratto d’Europa, Tiziano.

Altre volte, invece, Achille si serve dell’ekphrasis come puro espediente retorico che stimoli la curiosità del lettore, senza che essa abbia una particolare funzione nell’economia della trama principale del romanzo: così, un generale egiziano, invaghitosi della bella Leucippe, cerca di corteggiarla descrivendo un animale esotico abitante del Nilo, l’ippopotamo, e, ribadendo lo spessore e la durezza della sua pelle, lo confronta con l’elefante indiano.

… e l’erudizione.

Ancora, a proposito di un oracolo in cui si richiede di mandare un ambasceria a Tiro, Achille trova l’occasione per descriverne brevemente la sua particolare morfologia peninsulare e, nella descrizione del colore purpureo dell’abito da matrimonio della sorellastra nonché promessa sposa di Clitofonte, si inserisce una digressione sulla scoperta della porpora. Si tratta di descrizioni che tradiscono spesso la verità scientifica su questi animali, ma che, rifacendosi a motivi ricorrenti in autori precedenti e rispettando a pieno le regole del buon oratore di questi argomenti, rispettano a pieno le aspettative di sorpresa, svago e ricerca del meraviglioso del pubblico contemporaneo.

Achille Tazio nella Suda

Non è un caso che il Lessico della Suda, nel riportare la scheda bio-bibliografica di Achille, gli attribuisca anche una Storia mista, una raccolta di ekphraseis, aneddoti e curiosità d’ogni genere, nel solco delle tendenze letterarie del tempo.

Francesco Longobardi

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