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La contingenza nella filosofia di Jean-Paul Sartre
Il filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre

La contingenza nella filosofia di Jean-Paul Sartre

L’idea del contingente, per Jean-Paul Sartre, è una delle dimensioni fondamentali del mondo. Simone De Beauvoir ricorda nelle Conversazioni con Sartre – che ebbe a Roma nel 1974 e contenute nel libro La cerimonia degli addii – che Sartre aveva intenzione di «farne qualcosa che sarebbe stata come il fato per i greci». È lo stesso Sartre a ricordare, sempre in quella conversazione romana, come nacque in lui questa idea:

«Ho pensato al contingente partendo da un film. Vedevo dei film in cui il contingente era assente e quando uscivo lo ritrovavo. Quindi, è stata la necessità presente nei film a farmi sentire, all’uscita, che non vi era necessità per la strada.»

Nei film (e qui Sartre sta parlando evidentemente del cinema narrativo, di quel cinema cioè che racconta una storia) è presente la necessità. Già Barthes notava, come differentemente da ciò che accade nell’esperienza quotidiana, in un racconto non c’è niente di insignificante, tutto serve a qualcosa, tutto ha una ben precisa funzione, tutto “fa senso”.

Possiamo dire lo stesso della realtà? Non ci appare la realtà, al contrario, priva di senso? La realtà, essendo non inscrivibile in un orizzonte di senso, si rivela gratuita, di troppo, ingiustificata. È di troppo ciò che non può essere spiegato, che sta lì senza una necessità. Ciò che è di troppo provoca nausea, come quando mangiamo troppo e ci sentiamo nauseati perché abbiamo ingerito cibo che non era necessario ingerire. La nausea è esattamente ciò che trascende l’economia del puro sostentamento.

Anche per Sartre, quindi, come per Aristotele, la contingenza è la pura negazione della necessità. Mentre il necessario è ciò che è e non può non essere, contingente è ciò che è ma può non essere.

Questa idea della contingenza verrà sviluppata da Sartre prima nel suo celebre romanzo La nausea (1938) e poi nella sua grande opera filosofica L’essere e il nulla (1943).

La contingenza ne «La Nausea»

Jean-Paul Sartre

La Nausea, romanzo di Jean-Paul Sartre (1938)

La nausea nelle intenzioni di Jean-Paul Sartre doveva essere un romanzo sulla “contingenza umana”. Egli racconta di un intellettuale, Antoine Roquentin, che dopo aver viaggiato a lungo si stabilisce nella provincia di Bouville per condurre studi su un avventuriero del XVIII secolo, il marchese di Rollebon. Qui fa esperienza della contingenza delle cose rivelatagli dalla nausea.

La nausea infatti è quell’esperienza che dischiude a Antoine Roquentin la gratuità, l’assurdità e l’assoluta contingenza delle cose. Si legge ne La nausea:

«L’essenziale [della nausea] è la contingenza. Voglio dire che, per definizione, l’esistenza non è la necessità. Esistere è esser lì, semplicemente; gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare ma non li si può mai dedurre […] la contingenza non è una falsa sembianza, un’apparenza che si può dissipare; è l’assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità.»

La nausea non nasce dall’intuizione del nulla, come in Leopardi («Io era spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io mi sentiva come soffocare considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla») ma, al contrario, dal peso delle cose, dal loro essere di troppo.

«Tutto era pieno, tutto era in atto, non c’era intervallo, tutto, perfino il più impercettibile sussulto, era fatto di esistenza. […] L’esistenza dappertutto, all’infinito, esistenza di troppo, sempre e dappertutto».

La contingenza ne «L’essere e il nulla» di Jean-Paul Sartre

Jean-Paul Sartre

L’essere e il nulla, capolavoro filosofico di Sartre (1943)

La stessa idea di contingenza si ritrova, sebbene declinata in termini teoretici, anche ne L’essere e il nulla. Qui Sartre individua due tipi di essere: l’in-sé e il per-sé, l’essere delle cose e l’essere della coscienza. Il mondo è l’in-sé, l’essere che è ciò che è, opaco, massiccio, contingente e gratuito. L’uomo è per-sé, coscienza.

Tuttavia anche il per-sé è contingente; è quello che Sartre chiama la fatticità del per-sé.

«Resta comunque assodato che, nell’apprensione di noi stessi da parte di noi stessi, noi risultiamo alla nostra considerazione forniti dei caratteri di un fatto ingiustificabile.»

Ancora una volta è la nausea che rivela al per-sé, all’uomo, non solo la contingenza delle cose del mondo ma anche la sua:

«il per-sé è cosciente della sua fatticità: ha il senso della sua completa gratuità, si percepisce come ciò che è là per niente, come ciò che è di troppo.»

Mario Lo Conte

Bibliografia

Simone De Beauvoir, La cerimonia degli addii, Einaudi

Gian Michele Tortolone, Invito al pensiero di Sartre, Mursia

Jean-Paul Sartre, L’essere e il nulla, il Saggiatore

Jean-Paul Sartre, La nausea, Einaudi

 

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