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La Pharsalia: Lucano è un “anti-Virgilio”?

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Pharsalia

Lucano, autore di epoca imperiale, è ricordato principalmente per il suo genio, sviluppatosi sin dall’adolescenza, e per aver composto un poema “controcorrente”: la Pharsalia. Dopo una produzione poetica conforme ai gusti (e all’ideologia) dell’imperatore Nerone, Lucano, nipote di Seneca, maturò lentamente una vera e propria repulsione per la corte e una nostalgia della Repubblica sempre più pressante.

Nel 61 d.C., dunque, iniziò la stesura di un poema che avrebbe fatto molto discutere fino alla censura, richiesta dal princeps in persona. L’opera restò, così, incompleta, anche a causa dell’imminente suicidio politico di Lucano, il quale aveva aderito alla congiura dei Pisoni nel 65.

La Pharsalia: Cesare e Pompeo a Farsalo

Come mai, allora, l’opera destò tanto scalpore? Tutto si riconduce al titolo del poema, appunto Pharsalia. Questo, voluto da Lucano in persona, fu presto affiancato da un titolo alternativo: Bellum Civile, la “Guerra Civile”.

La Pharsalia, dunque, affronta il periodo più buio di Roma, quello della guerra fratricida tra Romani: lo scontro tra Cesare e Pompeo, culminato nella battaglia di Farsalo. L’opera, come detto, rimase incompleta, non riuscendo ad abbracciare l’ultima fase della guerra civile, quella successiva alla morte di Pompeo, che coinvolse Cesare e i superstiti pompeiani.

Lucano e Virgilio: storia vs epos

La Pharsalia, tuttavia, è conosciuta soprattutto per i rapporti (invertiti) che la legano al più grande poema di epoca augustea: l’Eneide. L’opera di Lucano, infatti, è definita una vera “anti-Eneide”, per le profonde differenze che allontanano nettamente i due poemi.

La Pharsalia, innanzitutto, è un poema non tanto epico (come l’Eneide), quanto storico: non abbraccia il mito, ma la storia, quella testimoniata e raccontata. Per questo motivo Lucano, ben consapevole degli elementi caratterizzanti il puro epos, rinuncia ad introdurre nella narrazione il corpus degli dèi, prediligendo un’altra forza, ben più oscura: il furor.

Gli dèi luminosi dell’Olimpo, infatti, ben poco hanno a che fare con due Romani in lotta tra loro, due fratricidi; era quasi un insulto al pius Enea. Ben più conforme all’atmosfera gotica del poema è, invece, il mondo della magia nera. Perciò, nel VI libro, quello dedicato alla “discesa negli inferi”, Sesto Pompeo, figlio del comandante, non si reca dalla “classica” Sibilla cumana, ma da una spaventosa strega, Erittone, che non racconta, come ad Enea, glorie e futuro della città di Roma, ma prevede solo morte e disgrazie.

Nella Pharsalia manca, inoltre, un vero e proprio protagonista. L’Eneide prende tale nome, ovviamente, perché tutto ruota attorno all’eroe Enea, con un movimento centrifugo che riporta anche le trame “secondarie” al fulcro del poema. Nell’opera di Lucano, invece, i protagonisti sono tre, due dei quali negativi: Cesare, Pompeo e Catone.

Cesare: la Storia

Pharsalia
Cesare

Cesare incarna il furor, di cui dicevamo prima. Egli è la Storia, la Brama di potere, la Giovinezza, la Forza militare. Cesare è un personaggio tanto oscuro, quanto affascinante: non possiede di certo bontà e onestà, ma ha quanto serve per vincere. Lucano, tuttavia, fu poco clemente con lui: irato per aver fatto morire la Repubblica, Lucano privò Cesare anche delle celebri qualità per cui era da sempre ricordato.

Una di queste è, appunto, la clementia, il perdono per i vinti, che vengono accolti nella pax Romana dopo la sottomissione. Insomma Cesare, nei versi di Lucano, abbandona e non fa seppellire i morti pompeiani; Virgilio, col suo “parcere subiectis et debellare superbos”, avrebbe parecchio da ridire.

Pompeo: la Senilità

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Pompeo

Pompeo, al contrario, incarna la senilità dell’uomo repubblicano, incapace di affrontare i nuovi rivolgimenti della storia. Pur essendo di poco più anziano di Cesare, Pompeo poteva vantare ben più anni in politica, e un bel curriculum lungo buona parte del I sec. a.C.

Pompeo, insomma, aveva raggiunto l’apice in una Roma che non esisteva più, e che stava andando incontro a notevoli cambiamenti. Per questo motivo, chiuso nella sua esperienza “scaduta”, Pompeo viene descritto come un inetto, inerte e incapace di vincere la furia e l’energia di Cesare. Quel che resta ad un vecchio generale è affrontare, in maniera stoica, la sconfitta, concentrandosi sugli affetti familiari, a cui Lucano dedica molti teneri versi.

Catone: il Filosofo

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Catone l’Uticense

Catone è l’ultimo dei tre protagonisti, e l’unico positivo. È probabile che Lucano molto fosse influenzato dallo zio Seneca, in quanto riveste la figura storica di Catone di un’aria filosofica, inequivocabilmente stoica. Catone è l’unico che comprende il significato della guerra: è inutile irarsi, è una perdita di tempo lottare contro l’inevitabile, ma è comunque un dovere morale.

Anche Seneca nei suoi scritti aveva teorizzato ciò: il filosofo deve partecipare attivamente alla vita politica, fin quando i rivolgimenti storici non rischiano di minare la sua tranquillità interiore. Ed è proprio come un filosofo che si comporta Catone: lotta strenuamente fino alla fine ma, quando percepisce la vittoria di Cesare, preferisce la morte alla schiavitù interiore, e si toglie la vita.

L’opera di Lucano, così, rappresenta il primo passo verso la progressiva idealizzazione della figura di Catone l’Uticense, il quale, soprattutto lungo l’asfissiante principato di Nerone, verrà sempre più innalzato quale simbolo dei valori repubblicani e del sacrificio per essi.

La Pharsalia: davvero un’“anti-Eneide”?

Ma allora la Pharsalia è davvero un poema “anti-virgiliano”? La letteratura insegna che ogni rapporto di inversione nasconde sempre un forte contatto. Significa, cioè, che per ribaltare un modello un autore deve conoscerlo a fondo: da qui nasce la satira e anche il poema di Lucano.

Virgilio, anche a pochi decenni dalla morte, era già diventato il modello di poesia per eccellenza, l’Opera che non si poteva eludere: ecco perché anche chi voleva ribaltarla doveva comunque avere a che fare con essa. Lucano, così, sotto una veste di dissenso, rivela una profonda conoscenza (e chissà, anche un negato amore) del poema di Virgilio, che ripercorre libro dopo libro, studiandolo e ribaltandolo.

Lucano, un autore moderno

Al di là di tali considerazioni, la Pharsalia resta comunque il poema del dissenso e il punto nevralgico per la letteratura latina: da Lucano in poi, la poesia non sarà più la stessa, perché avrà conosciuto la ribellione ai canoni. Lucano, giovane genio, ebbe il coraggio di rompere ogni schema e di distruggere dall’interno il tradizionale e vecchio epos: linguaggio, personaggi, formule, figure mitiche, niente di tutto ciò più esiste nella Pharsalia.

È per questo che, dunque, il Bellum Civile può essere considerato a tutti gli effetti l’opera imperiale per eccellenza: da una parte foriera di dissenso politico (come il teatro nella medesima epoca), dall’altra punto di partenza per una letteratura più moderna.

Alessia Amante

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