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Erotismo dell’Occhio: una storia di Georges Bataille

Erotismo dell’Occhio: una storia di Georges Bataille

Dis-continuità dell’erotismo

L’erotismo, o almeno una sua teoria, comporta “un punto in cui l’uno primitivo diviene due. Dal momento in cui sono diventati due, torna a manifestarsi la discontinuità di uno dei due esseri”; fin qui, un’accurata descrizione del riprodursi asessuato. Esistenza contingente della riproduzione, dunque, priva (ancora o già?) di uno slancio che si attardi sul corpo, il quale inscena dell’erotismo la pulsione ancestrale. In uno spazio tra discontinuità e continuità agisce qualsiasi riproduzione: l’annichilimento di una cellula che si disintegra al cospetto della moltiplicazione; la mescolanza di spermatozoo e ovulo, per unione e dunque “per continuità”, dove è permesso a un essere, “anch’esso discontinuo”, di venire alla luce. Un disturbo frenetico, il nascere.

Il volto di Sir Edmond non testimoniò alcuna particolare emozione, anzi, prese dal portafoglio un paio di forbicine, s’inginocchiò e incise la carne fino ad affondare le dita nell’orbita e tirare fuori l’occhio, tagliando i nervi. Infine mise il piccolo globo bianco nella mano della mia amica.

L’occhio, quale corpo fenomenico, si fregia della relazione privilegiata che intesse con l’identità umana. Corpo anatomico al pari d’un braccio, la cui opera permette tuttavia uno sguardo, neppure a dirlo, verso l’intimità più torbida dell’individuo: legame totale verso la realtà. Fuori dal corpo, questi non esiste che come ente, “di vetro”, rotola, si nasconde, si lascia carezzare. “È un uovo”, si legge nel romanzo “Storia dell’Occhio”, per mano del filosofo Georges Bataille nella traduzione del poeta Dario Bellezza.

Storia dell’Occhio

erotismo Quale ente strappato al corpo di chi se ne diceva fiero possessore, l’occhio diviene il feticcio di un legame che, non soltanto in forma metafisica ma pure empirica, tiene insieme le parti. “La carezza dell’occhio sulla pelle è di una dolcezza eccessiva”, descrive ancora il racconto. In virtù del proprio passato, l’occhio non si presenta tuttavia quale semplice ente fra gli enti, la sua “dolcezza eccessiva” deriva dallo sguardo che getta sul mondo, come vi restassero impresse, ancora vivide, le immagini in movimento dell’esistenza. Esser toccati da un occhio vuol dire in verità esser toccati dalla coscienza stessa.

“Alla base della nostra esistenza sta una serie di passaggi dal continuo al discontinuo e dal discontinuo al continuo”. Così, il principio di un’esposizione che ha per tema l’erotismo, dove si osserva la totale singolarità delle parti: queste non lavorano per alcuna universalità, non totalizzano alcunché, come atomi invece s’animano e si disintegrano. Il tutto, allora, non può che delle parti essere un terzo, a esso straniero benché di quelle, prole. Di qui l’erotismo: “parlerò in seguito di […] tre forme, vale a dire l’erotismo dei corpi, l’erotismo dei cuori e l’erotismo sacro”, promette Bataille istituendo l’atto erotico dentro la dis-continuità della riproduzione.

L’apertura dei corpi

Pare che nell’erotismo i corpi si aprano, non solo per accogliersi l’un l’altro in un “sentimento d’oscenità”, la danza dionisiaca che erge a totem il corpo denudato, piuttosto per una sacralità altrimenti preclusa. L’erotismo lascia l’uomo riappropriarsi di un’esistenza mistica che possegga un pur minimo progetto di continuità. Nel teorizzare il terreno dove l’atto erotico si erge quale trasgressione alla norma, Bataille ne tratteggia la subdola prossimità agli elementi della violenza. Il sacrificio, la morte perché l’orecchio di Dio sia ben in ascolto, possiede medesimo corpo che la figura divina. Il sadismo, inteso come opera letteraria e filosofica del marchese De Sade prima che come pratica, non è che uno dei caratteri di tale pulsione di morte, il venire a essere dell’annichilimento.

Se l’erotismo è ciò che mette in questione l’essere del soggetto, è allora il dubbio a recitare nelle vesti del “puro nulla” altrimenti relegato all’oblio. La pulsione sessuale tende alla vita moltiplicatrice, quella dell’erotismo a un assassinio efferato dell’unificazione a vantaggio di un atomismo del corpo. La giovane Simona, di cui il protagonista diviene amante in appena un paragrafo, erotizza la propria singolarità per mezzo dell’allontanamento dalla riproduzione-unificazione. “Senza toccarci mai, arrivammo al piacere nello stesso momento”, ricorda il ragazzo.

Teleologia della calma

È allora che la morte quale trasgressione alla vita, metafisica e civile, si manifesta in un assassinio.

Una volta, mi ricordo, infilati dentro un’automobile che guidavo a grande velocità, prendemmo in pieno una giovane ciclista assai bella, che finendo sotto le ruote fu atrocemente amputata del collo. Come imbambolati la guardammo, nella sua morte, a lungo.

erotismo batailleEcco, un sacrificio inaspettato all’altare dell’erotismo. Allo stesso modo, la prigionia di Marcella, reificata a feticcio, al proverbiale “terzo” dei litiganti. “Il significato ultimo dell’erotismo è la morte”, si legge ancora ne “L’erotismo”, così ella, mutata in homo sacer, “la vita assolutamente uccidibile, oggetto di una violenza che eccede tanto la sfera del diritto che quella del sacrificio”(1), non può che onorare quel “significato ultimo”, combinandosi alla propria morte secondo un progetto cui era stata dal principio preparata.

L’occhio, allora, vive d’una esistenza verificatrice, benché inane, la verità l’abbaglia e lo priva dello sguardo. “Appare così evidente”, descrive un brano del saggio, “che tra la sensualità e il misticismo, i quali obbediscono a principi simili, la comunicazione è sempre possibile”. L’occhio dell’erotismo, la cui forma è pur “la stessa dell’uomo”, sa guardare la verità. E cos’è un “fine ultimo”, se non la più solida delle verità? Promana, allora, dal corpo d’un morto la tranquillità stanca della refrazione che segue il piacere. Osservando Marcella, distesa sul tappeto, il giovane non può che annotare: “Eravamo calmi tutti e tre”.

Antonio Iannone

(1) La citazione appartiene al saggio “Homo Sacer. Il potere sovrano e la nuda vita”, per opera del filosofo Giorgio Agamben. Può esser letta a pag. 95 dell’edizione Einaudi.

Bibliografia
G. Bataille, Storia dell’Occhio, trad. it. D. Bellezza, Gremese.
G. Bataille, L’erotismo, trad. it A. dell’Orto, ES.

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