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Pericle e la commedia: Cratino e Eupoli

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Aspasia
"Aspasia e Pericle" di Josè Garnelo y Alda

Nonostante la storiografia attribuisca all’età di Pericle la stagione d’oro di Atene, lo strategòs rappresentò senza dubbio una figura complessa e controversa. A capo della città senza mai ricoprire una carica fuori della legge, Pericle riuscì ad assicurarsi un’influenza su Atene per ben quattordici anni, puntando sulla strategia (rinnovabile di anno in anno) anziché sulle altre magistrature (che, invece, come a Roma avevano la durata di un anno). Sebbene egli non abbia rivestito alcun ruolo nuovo o particolare nella polis ateniese, era chiaro che i cittadini più arguti (come i commediografi) lo percepissero alla stregua di un tiranno.

Cratino e Eupoli

La commedia antica, quella di stampo politicizzante, non poteva trascurare la figura di Pericle. Aristofane era troppo giovane per conoscere Pericle e metterlo sulla scena, dunque il nostro sguardo deve essere necessariamente rivolto agli altri due grandi commediografi che, con Aristofane, costituivano la “triade” della commedia antica: Eupoli e Cratino. Purtroppo nessuno dei due è giunto fino ai nostri tempi integro. La predominanza che già i critici antichi attribuivano ad Aristofane, ritenuto il migliore tra i tre, ha fatto sì che si siano conservate solo le commedie di quest’ultimo, lasciando a “brandelli” Cratino e Eupoli.

La rivalità tra i tre era nota, e suscitava l’attenzione di tutta la città. In occasione delle Grandi Dionisie (le feste “teatrali” di Atene), spesso i tre avevano la possibilità di sfidarsi, e quando Eupoli o Cratino vincevano su Aristofane, più giovane ma geniale a detta di molti, era vero e proprio clamore. Tutti e tre i commediografi, tuttavia, condividevano lo stesso approccio alla commedia: la satira politica. Mentre Aristofane attaccherà principalmente il demagogo Cleone, Eupoli e Cratino ebbero modo di parodiare Pericle prima della sua morte, avvenuta nel 429 a.C.

Cratino e I Chironi: l’attacco a Pericle

Cratino è ritenuto, a tutti gli effetti, il vero inventore della satira politica. Egli non si fece scrupoli a beffeggiare e accusare pubblicamente tutti i grandi magistrati della città. Pericle, ovviamente, nel suo ruolo ambiguo di effettivo ma non ufficiale capo di Atene, non potè essere escluso. Cratino, nella sua commedia I Chironi, ebbe il coraggio di chiamarlo per la prima volta “tiranno”:

«Discordia e il vecchio Crono, unitisi reciprocamente generarono un grandissimo tiranno, che “kephalegeretes”gli dei chiamano. E Impudicizia gli genera Era-Aspasia, concubina dal volto canino. »

Ciò che suscitava perplessità e disapprovazione nei cittadini ateniesi era anche il legame che Pericle aveva stretto con l’etera Aspasia, di origine orientale, in seguito oggetto sia della critica “letteraria” che di veri e propri attacchi politici, con l’obiettivo di indebolire in primis Pericle.

Eupoli e I Demi: la rivalutazione dello stratego

PericleEupoli, più giovane di Cratino e praticamente coetaneo di Aristofane, ebbe nei confronti di Pericle sentimenti contrastanti. In giovanissima età, a soli diciassette anni, esordì con la commedia Prospaltioi, in cui attribuiva ad Aspasia la colpa della Guerra del Peloponneso, additandola come novella Elena. Successivamente, però, Eupoli si adattò ai topoi della commedia antica: il rimpianto dei tempi passati e la critica feroce nei confronti della corruzione presente. Nella commedia Demi, così, egli immaginò una nuova possibilità per Atene, attraverso il ritorno in città di quattro grandi statisti del passato: Solone, Aristide, Milziade e Pericle.

Messa in scena forse nel 411, poco prima del disastro ateniese nella Guerra del Peloponneso, la commedia permetteva ai cittadini di evadere dal triste presente immaginando l’eventualità di un ritorno ai vecchi fastigi. Vessato da demagoghi sempre più ripugnanti, Eupoli rivalutò la figura di Pericle, giunto dall’Ade insieme agli altri vecchi politici per correggere i costumi del tempo.

Storiografia e letteratura

La letteratura, come si può notare, è dunque un grande strumento di lettura della storia. Ancor più che libri e manuali, sono gli uomini del tempo a dirci come le personalità anche più celebri fossero accolte e valutate allora. Ciò che ci insegna la commedia antica, quando parla dei personaggi del passato, è che bisogna abbandonare ogni visione univoca della storia e dei suoi protagonisti. Non esiste un Pericle giusto e uno corrotto, ma ci sono decine di modi di interpretare Pericle, a seconda delle decine di “teste” che ne davano un’opinione. Purtroppo tutte queste menti non sono sopravvissute fino ai nostri giorni, ma è un ottimo esercizio di storiografia immergerci anche solo nei frammenti di due cittadini del tempo, e vivere un po’ Atene insieme a loro.

Alessia Amante

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