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Don Rosa al Comicon: l’intervista

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Don Rosa è stato indubbiamente l’ospite più atteso di questo Comicon 2016.

Una folla oceanica ha occupato il padiglione 1 della Mostra d’Oltremare mettendosi in fila per un disegno, una dedica sulla nuova edizione della Saga di Don Rosa appena uscita e approvata da lui in persona o una foto ricordo. Noi l’abbiamo incontrato in sala stampa, ed ecco cosa ci ha detto.

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Don Rosa durante l’intervista.

Quanto è attuale il personaggio di Paperon de’ Paperoni?

Il mio Paperone non lo è! Le mie storie sono ambientate tutte negli anni Cinquanta, non hanno legami con l’attualità. Le ho ambientate ai tempi in cui ero ragazzo, gli stessi in cui uscivano le storie di Barks che leggevo. A me interessa soltanto raccontare storie collocate temporalmente in quel periodo.

Barks ha legato il personaggio di Amelia, da lui creato, a Napoli. Cosa ne pensi di questo legame?

A dire il vero Barks quando creò Amelia disse che aveva una piccola capanna sul Vesuvio. Carl Barks non fece menzione di Napoli, ma solo del Vesuvio.
Comunque Napoli è bellissima da visitare, specialmente adesso con tutti i fan, e quando venni qui la prima volta 13 anni fa fui anche ospite del Parco Nazionale del Vesuvio. In quell’occasione mi dissero che c’era in progetto la costruzione della capanna di Amelia come attrazione turistica, ma per problemi vari non se ne fece più nulla, immagino per controversie sorte con la Disney.

Qual è il rapporto fra Don Rosa e Paperone?

Era il mio fumetto preferito quando crescevo.
Oggi Barks è famoso in tutto il mondo, tranne paradossalmente in America dove non è più noto come all’epoca, quando i suoi fumetti erano seguiti e apprezzati dalla maggior parte del pubblico statunitense. Ciò ha fatto sì che in Europa, Paperino sia il personaggio più famoso dei fumetti Disney, mentre in America è Zio Paperone, poiché è stato protagonista delle storie di Barks per trent’anni. Paperino negli Stati Uniti era usato principalmente per storie brevi, mentre Paperone, creato nel 1947, era protagonista di storie lunghe pubblicate dalla Dell Comics sulla rivista Uncle Scrooge, aperta nel 1952 grazie alla crescente popolarità del personaggio e che usciva quattro volte all’anno. Tra l’altro la Disney in tutto questo non c’entrava nulla, poiché la Dell era una casa editrice indipendente e Barks un artista freelance. In queste storie di circa trenta pagine, che io amavo di più, Paperino era sempre la spalla, mentre Paperone il protagonista. Per questo per gli americani è Paperone ad essere il personaggio principale.
All’inizio pensavo di fare una sola storia, ma poi ho capito di poterne farne di più, anche se non mi sarei minimamente aspettato quello che sarebbe successo dopo, quindi se non avessi amato questo personaggio non avrei mai potuto fare tutto ciò. Rispetto al personaggio originale di Barks comunque sono intervenuto solo su due cose: l’avarizia e il collezionismo. Il mio Paperone non è avaro per pura avidità, ma perché il suo denaro rappresenta i suoi ricordi. Per quanto riguarda il collezionismo sono anch’io un collezionista sfegatato, quindi ho trasmesso questa caratteristica al mio Paperone, il quale conserva i ricordi di una vita nella sua stanza dei cimeli. Ma l’avarizia non la riesco a concepire.

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Don Rosa assieme all’inteprete durante l’intervista.

Conosce qualche fumetto Disney italiano? E ha mai sentito parlare della saga di PK?

Conosco il personaggio di Paperinik ma non ho mai letto nessuna sua storia. Quando ero ragazzo non esistevano quei fumetti, e anche in America non sono stati tradotti per lungo tempo; negli ultimi anni lo stanno facendo, ma sono molto differenti dai fumetti a cui sono abituato. Esiste lo stile americano/nordeuropeo e quello italiano, che sono completamente diversi fra loro; le storie italiane sono vendute moltissimo soprattutto unite insieme nei pocket book, mentre quelle americane vengono vendute in albi grandi singoli e sono talmente diverse che metterle insieme non avrebbe senso. Con questo però non sto dicendo che siano migliori o peggiori, sono semplicemente diverse. Degli autori italiani conosco Cavazzano e Marco Rota. Rota ha uno stile vicino a quello americano, e mi piace molto. Invece Cavazzano lo rispetto, ma ha uno stile troppo diverso dal mio. I miei fumetti li vedo con lo stile di Barks, molto realistici, come quelli di Marco Rota, mentre Cavazzano ha uno stile più fantasioso. Ma vorrei sottolineare che non sto criticando nessuno, anzi.

Tanti anni fa fece notizia la sua disputa con la Disney per l’utilizzo del suo nome che si risolse da parte sua con la registrazione di esso. Cosa successe?

Innanzitutto bisogna specificare che non ho mai avuto a che fare con la Disney, ma sempre con editori licenziatari.
Detto ciò, per come stavano andando le cose con il sistema dei fumetti Disney, non importa quanto diventassi famoso e quante serie di libri o calendari vendessero col mio nome, gli editori non avrebbero condiviso neanche un centesimo con me. Però siccome i personaggi non erano miei sapevo di non dovermi aspettare nulla di diritti d’autore, quindi ho registrato dieci anni fa il mio nome come marchio per Europa e Sudamerica e poi ho lasciato quel sistema. Adesso possono utilizzare tutte le mie storie finché vogliono, però se mettono il mio nome sopra devono avere a che fare con me, e non perché voglio essere riconosciuto come grande artista, ma perché almeno il mio nome mi appartiene.

Si è ritirato ormai da dieci anni, appunto, ma molti autori, come Erickson in Scandinavia o Gervasio in Italia, di recente hanno ripreso i suoi personaggi nelle loro storie. Cosa ne pensa?

Sì, lo so che accade, molti me l’hanno detto. Addirittura qualcuno ha chiesto persino chi potesse essere un mio successore, tuttavia non sono miei personaggi, anche quelli che ho creato, ma appartengono alla Disney quindi non ho diritti su di loro.
Comunque non li ho letti. Non sono un fan dei fumetti Disney, sono un fan di Carl Barks.

Giacomo Sannino con la collaborazione di Mattia Del Core

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