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Il sesso degli angeli: perché non discuterne?

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Sembra che l’origine di questa espressione risalga all’epoca dell’assedio di Costantinopoli da parte dei Turchi. Si narra che i teologi del tempo fossero così presi dalle loro discussioni sulla presenza o meno di caratteri sessuali negli angeli, da non curarsi dell’imminente pericolo che la città e l’impero stavano correndo.

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Il sesso degli angeli nella Bibbia

Al di là della veridicità storica del curioso aneddoto che spiega l’etimologia dell’espressione, essa viene oggi utilizzata per indicare qualcosa di irresolubile, immaginario e quindi irrilevante.
Infatti, la testimonianza biblica presenta dei dati contrastanti riguardo alla natura sessuata degli angeli. Non è quindi difficile immaginare che nel tentativo di giungere ad una loro armonizzazione e ad un verdetto conclusivo, i teologi di corte si intrattenessero in discussioni interminabili ed inconcludenti.

L’evoluzione della metodologia esegetica e delle scienze bibliche, permette oggi di svelare questi interrogativi un tempo enigmatici e di giungere alla spiegazione tanto agognata dai leggendari pensatori di corte.

Isaia 6,1-2. Il pudore dei serafini

La Sacra Scrittura offre dati discordi riguardo alla descrizione degli angeli, semplicemente perché essa non è uno scritto pensato e redatto da un singolo autore. È noto come la Bibbia sia invece una collezione di libri fortemente eterogenea, perché caratterizzata da concezioni diverse del divino e dell’umano. Infatti, quello che oggi appare come un singolo libro, è in realtà il frutto di tradizioni secolari e quindi di contesti storici e culturali differenti fra loro. Per questo è possibile trovare in essa affermazioni antitetiche e prospettive contrastanti. Analizziamo perciò dei brani per capire come l’Agiografo immaginasse gli esseri celesti, se in modo antropomorfico e quindi sessuati oppure in modo spirituale e perciò asessuati. Consideriamo inizialmente il libro di Isaia 6,1-2:

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Un esempio di incomprensione del testo

Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava.

Apparentemente questo brano non sembra dire nulla riguardo alla sessualità degli angeli, mentre in realtà è molto esplicito. Infatti, il termine ebraico piedi, nella forma plurale duale (raglāyìm), non indica solamente le estremità degli arti inferiori del corpo ma è utilizzato come eufemismo per alludere alla zona pubica.

Questo brano sembra proprio essere il riferimento opportuno per questa variante di significato. Mentre nella Bibbia è trasversalmente attestatissimo il motivo del coprirsi il volto davanti alla presenza di Dio, è assente qualsiasi tipo di velatura dei piedi nei suoi riguardi. Perciò è ovvio che l’Autore del testo immagini che con l’ultimo paio di ali rimaste libere, i serafini si coprissero gli organi sessuali.

Genesi 6, 1-2.4. Sesso tra angeli e donne

Un altro testo, in cui apparentemente la sessualità degli angeli o addirittura la loro stessa presenza, sembra fuori luogo, è il seguente: angeli

Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. (…) C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo –, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

Questo testo, fin dall’antichità, ha da sempre scandalizzato gli interpreti cristiani ed ebrei che lo hanno considerato come un corpo estraneo al libro della Genesi. Infatti, l’espressione ebraica figli di Dio (benê-hā’ĕlōhîm) può indicare o semplicemente degli uomini oppure degli angeli, delle creature celesti.

Sono stati quindi molteplici, nella storia dell’interpretazione di questo brano, i tentativi di ripudiare il suo linguaggio fortemente mitico, leggendo figli di Dio come uomini. Ma in realtà l’episodio narrato è inequivocabile: gli angeli ribelli sconvolgono l’ordine creaturale avendo dei rapporti con le donne.

Una delle numerose conferme a questa lettura, che qui non possono essere elencate per intero, è il Libro dei Vigilanti, un testo extrabiblico datato attorno alla metà del III secolo a. C. Questo scritto colma il silenzio di Genesi offrendo la vicenda in tutti i suoi particolari. Esso si dimostra un testimone autorevole, perché seppur nella sua forma definitiva segue Genesi di circa due secoli, le tradizioni che lo hanno elaborato son ben più antiche, tanto che è impossibile dire con certezza se il Libro dei Vigilanti nasca per spiegare questi versetti di Genesi o è il libro della Genesi ad essersi ispirato ad esso.

Il messaggio che l’Autore della bizzarra pericope di Genesi voleva trasmettere è in realtà conforme al senso dell’intero libro. I tentativi di evitare una lettura del testo che comportasse lo scandaloso comportamento di angeli incontinenti, sono sorti proprio perché esso non è stato compreso.

L’Agiografo utilizza temi già noti da secoli al suo tempo, attraverso la letteratura accadica e sumera, come la ribellione degli esseri semi-divini o i rapporti sessuali tra essi e la stirpe umana, per ribadire il messaggio che mediante varie immagini permea l’intero libro della Genesi. La libertà donata da Dio per la relazione armoniosa con lui e con il creato viene utilizzata per la ribellione e le conseguenze sono deleterie. Nel Libro dei Vigilanti, i giganti partoriti dalle donne devastano inarrestabili ogni cosa e Dio è costretto ad una nuova creazione, distruggendo ciò che rimaneva della vecchia con il diluvio.

Il trascendente si impone

Questi due brani appena analizzati sono evidentemente inconciliabili con Marco 12,25 mediante cui Gesù confuta la visione materialistica della resurrezione che avevano i sadducei:

Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.

È evidente come questa affermazione neotestamentaria testimoni un’evoluzione nel modo di pensare e veicolare la trascendenza rispetto ai brani dell’antico testamento. La concretezza della mentalità semitica si rivela in tutta la sua plasticità. Pur nello slancio di immaginare creature celesti, gli Autori di Isaia o di Genesi non riescono a librarsi molto in alto, così gli angeli sono descritti in modo antropomorfico con caratteri sessuali.

Ma tre secoli di forte influenza ellenista faranno sentire tutto il loro peso e così nel contesto dell’Evangelista queste creature sono già marcatamente spirituali.

L’evoluzione si compirà definitivamente con lo sviluppo del pensiero cristiano e l’assorbimento delle categorie neoplatoniche: ecco che gli angeli risplendono nella loro trascendenza essendo pensati come “…spiriti puri, incorporali o persino ‘sottilissimi’[1]”.

Christian Sabbatini

Fonti

Immagine in evidenza:  reisdorf.org

Immagini media:  reisdorf.org, www.think-aboutit.com, www.veniteadme.org

Bibliografia:

Bibbia CEI 2008

J. Blenkinsopp, Creation, Un-creation, Re-creation. A Discursive Commentary on Genesis 1-11, T&T Clark International, London 2011, 121-127.

 (Disponibile in italiano come: J. Blenkinsopp, Creazione, de-creazione, nuova creazione. Introduzione e commento a Genesi 1-11, EDB, Bologna 2013.)

R. M. Davidson, Flame of Yahweh: Sexuality in the Old Testament, Hendrickson Publishers, Peabody Massachusetts 2007, 181-184. 315s.

L. Koehler-W. Baumgartner, The Hebrew and Aramaic Lexicon of the Old Testament, Brill, Boston 2001, 1185.

[1] M. Kehl, “E Dio vide che era cosa buona”. Una teologia della creazione, Queriniana, Brescia 2009 (Biblioteca di teologia contemporanea, 146), 100.

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