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La luna e i falò di Cesare Pavese: trama, contenuti e stile

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La luna e i falò, l’ultimo romanzo di Cesare Pavese, ha come tema portante la ciclicità e si pone a termine proprio di un ciclo narrativo. Dal suo diario si evince che è stato scritto tutto d’un fiato, in pochi giorni. L’autore non riconosce nessun valore sul quale incentrare la propria esistenza, nessun destino generale, nessuna meta ultima.

la luna e i falò
Cesare Pavese

I conflitti psichici non sono risolti dal recupero dell’infanzia, del primigenio che si rivela essere anche esso un elemento vuoto, il non riconoscere precise modalità d’impegno civile, il non riconoscersi perfettamente in qualcosa.

Ha detto uno studioso che il conflitto città-campagna è per Pavese fondamentale a capire il suo disagio, poiché si è sempre sentito un campagnolo in città e un cittadino in campagna. Questo è solo uno dei tanti dilemmi alla base del suo malessere che culminò nel suicidio avvenuto in una camera d’albergo a Torino in una notte d’Agosto nel 1950.

Trama del romanzo La luna e i falò e focus sul personaggio Anguilla

la luna e i falò

Anguilla torna dopo tanti anni nel suo paese d’origine, nelle Langhe. Qui incontra il suo vecchio amico Nuto, che gli fa da guida e l’aggiorna su tutte le vicende del paese, anche se, ad Anguilla, non sembra cambiato niente: stessi volti, stessi odori, stessi colori. Anguilla era stato adottato da Padrino, un povero contadino che l’aveva adottato per il solo scopo di avere un finanziamento per quell’adozione e conosce ben presto la difficoltà della vita nei campi.

Dopo la morte della moglie e una grandinata che distrugge il vigneto, Padrino vende il podere ed Anguilla si trasferisce alla fattoria della Mora, retta da Sor Matteo, dove si affeziona alle sue tre figlie.

Giunto alla maturità parte per l’America, gira il mondo e ritorna nelle Langhe all’indomani della Liberazione (ed in questo momento comincia la narrazione). Anguilla si affeziona a Cinto, il figlio del nuovo proprietario del vigneto, Valino. Quest’ultimo è un personaggio oscuro e becero che si impicca dopo aver ucciso sua cognata ed amante e la madre di lei, dando fuoco alla fattoria.

Dopo un susseguirsi di racconti in compagnia di Nuto in cui raffiorano i rituali ciclici del mondo contadino scanditi dalla luna e dai falò propiziatori, arriva il racconto finale di Nuto sulla morte di Santa, una delle figlie di Sor Matteo a cui Anguilla era affezionato, ammazzata dai partigiani perché spia dei nazifascisti. Il cadavere di Santa viene bruciato, nell’ultimo dei falò menzionati ne La luna e i falò. In esso davvero non è riscontrabile nulla di giusto, tantomeno un che di sano e genuino.

Anguilla, il protagonista de La luna e i falò, di cui si sa solo il soprannome è con certezza alter-ego dello scrittore. Il paese non viene mai menzionato ma è con certezza il paese di Pavese, Santo Stefano Belbo. Nuto, personaggio costruito con precisione, corrisponde ad un vero falegname, amico di Pavese. L’America, in cui Anguilla non ha trovato nessuna stabile dimora, è individuabile nei soggiorni di Pavese a Torino, o meglio nel Cesare Pavese personaggio pubblico.

Temi, contenuti, stile de La luna e i falò

Il contenuto di fondo è l’esperienza dell’io che opera il collegamento tra infanzia e maturità, tra città e campagna, tra partenza e ritorno. Questo collegamento si risolve alla fine in una tragica perdita del tutto, nell’assenza di conoscibilità di valori fondanti il mondo, nel non-riscontro di una precisa chiave di comprensione della realtà.

Non c’è nemmeno alcuna modalità di conoscere la ciclicità della natura, i rituali del mondo contadino. L’io-narrante è il collante tra il recupero dell’infanzia e il presente, insignificante, più che ostile, al protagonista. Esso è il garante della correlazione tra i due tempi.

luna falò
Kirchner – Stafelalp bei Mondschein

La correlazione che descrive andamenti ciclici è l’asse portante della narrazione: ai falò dei riti propiziatori e all’ osservanza della luna, nelle macrosequenze narrative dei flashback, corrisponde il falò di irrazionale violenza del presente che rende agli occhi del narratore l’assenza di qualsiasi valore positivo e di qualsiasi razionalità conoscibile.

È forse significativo che l’ultimo falò sia stato appiccato dai partigiani. Il partigiano dunque, l’elemento fondamentalmente positivo per eccellenza, il padre della nuova Italia (da costruire anche attraverso la letteratura impegnata) è colui che ha appiccato il più “irrazionale” dei falò. Ne deriva la totale incomprensibilità della realtà di Pavese.

Non a caso Pavese aveva parlato di impossibilità di derivare un naturalismo dalla sua nuova poetica. Il falò del Valino ha forse bruciato i sogni di un passato felice e sano di Anguilla, quello dei partigiani ha bruciato forse l’impegno civile nell’Italia da ricostruire da protagonisti.

Lo stile del romanzo solleva notevole interesse perché sa alternare (non casualmente) la prosa d’arte e un tono veristico. La prima prevale negli incipit, nei ricordi; la seconda nel discorso, nel presente. È sempre l’io-narrante il garante di questa correlazione.

Alcuni critici hanno notato che sul diario Pavese, nei giorni della stesura de La luna e i falò, parlava di “mirabile visione” e di una particolare “Divina Commedia”. I collegamenti che ne vengono fuori sono veramente tanti (Anguilla e il suo viaggio; Nuto come personaggio-guida; il ritmo della luna; il romanzo è composto di 32 brevi capitoli, etc..).

La certezza dell’insolubilità delle pieghe più recondite dell’io, il suo rapporto conflittuale con il mondo, la sua impossibilità a conoscerlo e ad individuare valori positivi fanno de La luna e i falò l’ultima tappa dell’iter del “Pavese scrittore civile”: Il compagno (antifascismo clandestino), Il carcere (antifascismo “collettivo”), La casa in collina (Resistenza) e La luna e i falò (dopoguerra) sono quattro momenti dell’ iter intellettuale e biografico di Pavese scrittore impegnato.

Parliamo a buon diritto di iter biografico ed intellettuale perché in Cesare Pavese questi due elementi sono sempre intrecciati tra loro ed insolvibili. Essi hanno come esito un giudizio negativo: l’inconoscibilità del reale, dell’io e del suo rapporto col mondo.

Luca Di Lello

Bibliografia:

Cesare Pavese, La luna e i falò, Torino, Einaudi. 1993.

Elio Gioanola, Cesare Pavese la realtà, l’altrove, il silenzio, Milano, Jaka book, 2003.

Stefano Giovanardi in Letteratura italiana, le opere, Torino, Einaudi.

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