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Antonio Genovesi, illuminista napoletano

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Genovesi

C’è un carattere dominante nel pensiero degli illuministi italiani: essi concepiscono la riflessione filosofica come un momento cruciale per l’emancipazione politica ed economica della società civile. Si attua, così, una vera e propria tendenza riformatrice, tipica di questo periodo, che accompagna un ideale di un perfezionamento morale dell’umanità ad opera della ragione; ciò diventa un vero e proprio obiettivo pragmatico e pedagogico. Quella di Antonio Genovesi (Castiglione del Genovesi, 1º novembre 1713 – Napoli, 22 settembre 1769) è una figura emblematica per quanto concerne gli ambienti illuministi napoletani

Antonio Genovesi: cenni biografici

Antonio Genovesi
Antonio Genovesi

Genovesi, in quanto sacerdote, conosce bene la tradizione della scolastica ma presto inizierà a riformarla dall’interno, anche per l’influsso di Vico, che il Genovesi frequenta personalmente a Napoli. Divenne poi professore di Metafisica presso l’università di Napoli, inserendo sempre di più, nella sua disciplina, tematiche inerenti al sapere scientifico di Bacone, Newton, Galileo.

La misura ultima del sapere sarà, per il Genovesi, l’utilità per la vita degli uomini, essendo egli sempre attento a sottolineare come la ragione umana trovi la sua sorgente più autentica ed insieme il suo fine ultimo nella vita concreta degli esseri umani; in quella prassi, dunque, senza la quale il pensiero si ridurrebbe a vuota teoria. È  curioso notare come, più avanti negli anni, la maggior parte degli scritti del Genovesi divengano di natura esclusivamente pedagogica; tra l’altro, per i suoi riferimenti ritenuti ambigui dalle autorità ecclesiastiche, egli viene sospettato di eterodossia e di conseguenza gli verrà negata la cattedra di teologia.

Contrasto tra Filosofia e Religione

Questo impedimento ecclesiastico ed accademico non farà di certo demordere il Genovesi dall’avanzare tesi ed indagini su di una metafisica aperta alle novità che giungevano dall’Europa, come si può vedere nelle Meditazioni filosofiche sulla religione e sulla morale del 1758; tuttavia contribuirà ad orientare il suo pensiero in maniera più decisiva verso una dimensione pratica della filosofia, in vista del bene sociale dell’uomo.

Partendo da questi presupposti verrà istituita, per la prima volta in Europa, per lui a Napoli, la cattedra di Economia; da questo insegnamento nasceranno le lezioni di economia civile e di commercio. La peculiarità dell’insegnamento del Genovesi sta nel fatto di coniugare alla perfezione indagine scientifica e valutazioni etiche dei sistemi economici – come ad esempio il rapporto tra la ricchezza e il tasso di popolazione. Nel discorso del 1753, Genovesi chiarisce il cuore della sua filosofia riformatrice, che poi è da intendere come una riforma della filosofia

Genovesi
Il Liceo Classico A. Genovesi sito in Piazza del Gesù a Napoli

non può dirsi che la ragione sia una nazione giunta alla sua maturità, dove ella risiede ancora più nell’astratto dell’intelletto, che nel cuore e nelle mani. Ella veramente è sempre bella: ma dove ella non è operatrice, è ancora acerba, che può, se volete, adornar gli uomini, ma non essere loro utile […] La ragione non è utile, se non quando è divenuta pratica e realtà; né ella divien tale, se non quando tutta, si è così diffusa nel costume e nelle arti, che noi l’adoperiamo come nostra sovrana regola. Quasi senza accorgercene. […] Noi amiamo ancora più disputare che operare.

La via italiana all’illuminismo è dunque segnata da una traiettoria che va dalle dottrine logico-metafisiche all’economia politica e agli ordinamenti giuridici ed è guidata dall’idea che le tematiche teoriche debbano contribuire attivamente a illuminare i problemi pratici dell’uomo e dell’organizzazione sociale; e che viceversa la capacità di affrontare e risolvere tali problemi riesca  a dare la prova più efficace per saggiare la ragione umana.

Deborah Rosiello

Fonti

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Fonte immagini media I; II

Fonte citazioni: A. Genovesi, Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze (1754)

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