Il matrimonio islamico: regole e tradizioni

Il matrimonio islamico è una delle tradizioni principali della cultura araba. Ma quali sono le sue regole? In questo articolo cercheremo di spiegare il suo funzionamento e le regole che devono seguire le donne e gli uomini musulmani.

Cos’è la sharī’ā

Il matrimonio islamico è regolato dalla sharī’ā, cioè dalla legge dettata da Dio a Maometto a cui ogni credente si deve attenere. Il termine sharī’ā designa, in arabo, un luogo irrigato, un sentiero verso l’acqua, che è fonte di vita. Quindi, i musulmani seguono questa via, la sharī’ā, che regola tutti gli aspetti della loro vita, sia quelli religiosi sia quelli sociali. La sharī’ā non è una regolamentazione creata dall’uomo, ma è la formulazione del volere di Dio. Il concetto fondamentale su cui si basa la sharī’ā è quello di libertà. L’uomo è libero di poter godere delle bellezze della vita, ma l’imperfezione dell’indole umana richiede che ci siano dei limiti a questa libertà, imposti dalla sharī’ā.

Come si stabilisce la punibilità di un’azione

La sharī’ā classifica ogni azione umana in cinque categorie di riferimento:

  1. Farḍ: questa è la categoria delle azioni obbligatorie, a cui nessuno può sfuggire (tranne qualche eccezione). Ogni omissione a queste azioni può essere punita. Fra queste azioni rientra, ad esempio, lo svolgimento della preghiera rituale o del pellegrinaggio islamico.
  2. Mandūb: queste sono le azioni raccomandate o desiderabili. Sono azioni che, se vengono svolte, sono meritorie, ma se non vengono svolte non sono punibili.
  3. Mubāh: queste sono le azioni lecite, indifferenti dal punti di vista legale. Il loro adempimento non è meritorio e la loro omissione non è punibile.
  4. Makrūh: è la categoria delle azioni riprovevoli, dalle quali si consiglia di astenersi. La loro esecuzione, però, non è punibile.
  5. Harām: sono le azioni illecite o vietate, la cui esecuzione in qualsiasi caso è punibile da parte della legge.

La differenza tra il matrimonio islamico e il matrimonio nelle altre religioni

Il matrimonio islamico, a differenza del matrimonio cristiano o del matrimonio induista, non è un sacramento. Infatti, nella religione cristiana il matrimonio è uno dei sette sacramenti, e come tale ha dei pilastri: la libertà, la fedeltà, l’indissolubilità e la fecondità. Il matrimonio islamico, invece, è un contratto in cui l’uomo e la donna esprimono la loro volontà di sposarsi. Inoltre, l’Islam ammette anche il divorzio, anche se è considerato come l’atto meno desiderabile nel matrimonio. Al contrario, la Chiesa cattolica non ammette il divorzio in nessun caso.

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Due sposi musulmani mentre recitano dei versetti del Corano

Le regole del matrimonio islamico

I requisiti del matrimonio islamico

Come abbiamo detto, il matrimonio islamico (in arabo nikāh) è un contratto stipulato tra l’uomo e la donna che hanno intenzione di sposarsi. Il contratto deve essere stipulato dall’uomo e da un rappresentante (in arabo walī) della sposa, che cura gli interessi e deve vigilare sul rispetto delle clausole. Il rappresentante della sposa deve essere il suo parente maschio più vicino, quindi generalmente il padre. Inoltre, per essere valido il contratto di matrimonio, devono essere presenti anche due testimoni. Un requisito fondamentale del matrimonio islamico è la dote (in arabo mahr) che la sposa percepisce nel momento in cui viene stipulato il contratto nuziale. La dote è una somma in denaro che acquisisce la sposa ed è un bene di cui può disporre in qualsiasi momento.

La legge islamica ammette che un musulmano sposi donne cristiane o ebree, ma non ammette il contrario. Una donna musulmana può sposare solamente un uomo musulmano.

La poligamia

La poligamia è uno dei tratti caratteristici del matrimonio islamico. Tuttavia, occorre distinguere due aspetti della poligamia: la poliginia e la poliandria. La poliginia avviene quando è l’uomo ad avere più di una moglie, mentre la poliandria avviene quando la donna ha più di un marito. Il Corano ammette la poliginia, come possiamo leggere nel versetto 3 del capitolo 4: “Se temete di non esser equi con gli orfani, sposate di fra le donne che vi piacciono, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola, o le ancelle in vostro possesso; questo sarà più un atto a non farvi deviare”. L’uomo musulmano può, dunque, sposare contemporaneamente fino a quattro mogli. Il loro trattamento, però, deve essere paritario sotto tutti gli aspetti della vita matrimoniale.

La gestione dei figli nel matrimonio islamico

I figli nati da un matrimonio islamico sono sotto la tutela del padre, il quale esercita un patria potestà su di essi. Il padre ha il dovere di mantenere i figli, di salvaguardare il loro decoro personale e di provvedere alla loro educazione. I figli devono essere trattati in maniera eguale, a prescindere dal sesso, e non devono essere maltrattati. La madre ha in affido, invece, la loro custodia, che dura per i maschi fino alla pubertà e per le femmine fino al matrimonio. Generalmente, in caso di divorzio, i figli restano con il padre, a meno che non ci siano delle condizioni particolari.

Come funziona il divorzio

La religione islamica ammette il divorzio, anche se è preferibile cercare di mantenere intatta la vita matrimoniale. Il matrimonio può essere sciolto tramite il ripudio (in arabo talāq) della moglie da parte del marito. Il ripudio avviene in maniera molto semplice: l’uomo deve pronunciare in presenza della moglie la frase “io divorzio da te“. Dopo di ciò, la donna dovrà attendere per un periodo di circa tre o quattro mesi (chiamato in arabo ‘idda) prima di poter risposare un altro uomo. L’uomo può ripudiare tre volte la stessa donna e dopo di ciò non potrà risposarla, a meno che lei non abbia avuto un matrimonio con un altro uomo.

La legge islamica prevede anche il cosiddetto “ripudio in forma triplice“, cioè la formulazione di tre ripudi distinti in un unico momento. Questa soluzione permette di escludere la possibilità di risposare di nuovo la stessa donna.

Un altro modo per sciogliere un matrimonio islamico è lo scioglimento consensuale o riscatto (in arabo khul’), con il quale la donna ottiene il divorzio pagando una somma in denaro.

Come si celebra il matrimonio islamico

Il matrimonio islamico è ricco di tradizioni e di riti da celebrare. In primo luogo, un mese prima della data fissata per le nozze, i due sposi incontrano l’imam, cioè la guida morale e spirituale della comunità islamica. Quest’ultimo ha il compito di accompagnare e guidare gli sposi nel percorso di preparazione al matrimonio. Il rito vero e proprio si svolge in una moschea oppure a casa dei genitori della sposa. Durante il rito, gli sposi si scambiano il loro consenso, cioè una dichiarazione della loro volontà di sposarsi.

I festeggiamenti del matrimonio islamico possono durare anche per più giorni, secondo le tradizioni e le famiglie. Le spose possono arrivare ad indossare fino a sette abiti nuziali nel giorno del matrimonio. Durante la vigilia del matrimonio, secondo alcune usanze, alla sposa vengono colorati mani e piedi con l’henné. Questo è un rito per invocare fortuna e fertilità nel matrimonio.

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Le mani di una sposa musulmana colorate con l’henné

La vita matrimoniale di Maometto

Le regole della religione islamica derivano, oltre che dal Corano, anche dagli ahādīth, cioè i racconti sulla vita del profeta Maometto. I racconti narrano tutti gli aspetti della vita del profeta, sia quelli religiosi sia quelli sociali. Quindi, i racconti descrivono anche la sua vita matrimoniale.

La prima moglie di Maometto, e la più importante, è Khadija. Khadija era una ricca vedova, più grande di Maometto, per la quale egli lavorava come mercante prima della rivelazione coranica. Khadija era la più importante perché ha accompagnato Maometto durante i primi periodi dell’Islam ed è stata la prima persona a convertirsi alla fede islamica. Da lei, Maometto ebbe sei figli, quattro femmine due maschi e durante il loro matrimonio (durato 24 anni) Maometto non ebbe nessun’altra moglie.

Dopo la morte di Khadija, Maometto si è risposato ed è arrivato ad avere un totale di 15 mogli in tutta la sua vita, tra cui 11 nello stesso momento. Questo apparentemente andrebbe contro il Corano, secondo cui un uomo non può avere più di quattro mogli. Tuttavia, con un versetto del Corano stesso, Dio consentì a Maometto di superare questo limite. Perché a Maometto fu concesso questo privilegio? Perché i suoi matrimoni, dopo Khadija, furono contratti in realtà per motivi politici e per stabilire alleanze. Infatti, da questi matrimoni, Maometto ebbe soltanto un figlio, dopo i sei avuti con Khadija.

Fra le mogli sposate dopo Khadija, la più importante fu Ā’isha. Durante il loro matrimonio, Maometto dovette affrontare molti momenti difficili, tra cui l’emigrazione a Medina e molti scontri con i Meccani. In questi momenti, Ā’isha fu molto vicina a Maometto e fu un grande supporto per lui. Anche dopo la morte di Maometto, Ā’isha ebbe un ruolo importante nella politica musulmana e fu di grande aiuto per redigere i futuri racconti sulla vita del profeta.

Fonti

  • Carole Hillenbrand, Islam, Einaudi, 2016
  • Khaled Fouad Allam, Claudio Lo Jacono, Alberto Ventura, Islam, Giovanni Filoramo (a cura di), Editori Laterza, 2018
  • Alessandro Bausani, L’Islam: una religione, un’etica, una prassi politica, Garzanti, 2018
  • Alessandro Bausani (a cura di), Il Corano, Rizzoli, 2019

Chiara Autore