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Candeggina: proprietà e rischi nell’uso domestico

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In questo periodo di emergenza sanitaria che ci richiede di imparare a convivere con il nuovo Coronavirus, il Ministero della Salute, in un comunicato del 9 aprile 2020, ha voluto offrire ai cittadini alcune indicazioni pratiche per il corretto utilizzo di prodotti per la detersione e disinfezione degli ambienti domestici. La candeggina appare in cima a questa lista di prodotti, in quanto pare aver dimostrato in diversi test di laboratorio proprietà antivirali utili in caso di forte contaminazione.

Ma come funziona la candeggina? E in che percentuali è preferibile utilizzarla?

Candeggina e varechina: l’ipoclorito di sodio nasce dalle “ceneri”

La materia prima della candeggina è il sale di sodio dell’acido ipocloroso, o più brevemente ipoclorito di sodio (formula chimica: NaClO). E della varechina (o varecchina, a seconda del dialetto)? Sempre ipoclorito di sodio. Varecchina e candeggina sono in realtà sinonimi.

Candeggina, dal verbo candeggiare (lett. “rendere candido, bianco”). Varechina deriva invece dall’inglese antico di origine scandinava wraec, che in francese diventa varech: “relitto”, “avanzo di naufragio”, e poi un tipo di cenere ottenuto bruciando le alghe marine raccolte sulla battigia. In passato i «varècchi» venivano messi nell’acqua dove si bolliva il bucato.

Candeggina bucato antichità

Oggi si sa che le ceneri dei vegetali sono ricche di ossidi di metalli alcalini: di sodio se si tratta di alghe marine, di potassio se le piante sono terrestri. Derivano dalla distruzione termica di sali organici (ad esempio il cloruro di sodio, NaCl, o il cloruro di potassio, KCl); a contatto con l’anidride carbonica (CO2) presente nell’aria si trasformano in carbonati, composti basici che in soluzione calda “saponificano” i grassi, cioè li staccano dai tessuti, e rendono l’acqua più capace di bagnare le superfici e quindi di lavare bene.

Alla fine del ‘700 ci si accorse che, facendo reagire le ceneri con cloro in forma gassosa, si ottenevano soluzioni sbiancanti. Le ceneri sciolte in acqua calda danno infatti soda caustica (idrossido di sodio, NaOH), una delle materie prime per la produzione di ipoclorito di sodio.

Il cloro: da arma chimica a disinfettante

Il cloro (Cl) come elemento chimico fu scoperto nel 1774 dallo svedese Karl W. Scheele. Il perché di questo nome ha una storia interessante. Primo, per via del suo colore (χλωρός in greco significa appunto “verde”), e secondo, per il suo potere sbiancante: Costanzo, l’imperatore padre di Costantino, era soprannominato Cloro per il suo caratteristico pallore in volto.

Ma non è tutto. Per via del suo potere asfissiante, il cloro gassoso è passato sfortunatamente alla storia come il primo gas tossico sperimentato in un conflitto, sui campi della Grande Guerra. Questa sostanza infatti aggredisce le prime vie respiratorie, causando irritazione e sensazione di soffocamento. Su queste basi, furono successivamente utilizzati altri due gas a scopi bellici: il fosgene, a base di cloro e fosforo, e l’iprite (o “gas mostarda”) a base di cloro e zolfo, che colpisce direttamente la cute generando vesciche su tutto il corpo.

gas asfissiante cloro candeggina
Un esempio di attacco con gas chimico utilizzato durante la Grande Guerra.

Il cloro venne prodotto in forma liquida nel 1805, ma solo alla fine del XIX secolo scienziati come Sommelweiss e Koch si resero conto del suo potere disinfettante. Una volta riconosciuta la sua efficacia in tal senso, ne furono preparate combinazioni liquide maneggevoli, alcune delle quali in uso ancora oggi; la più nota e più comune è l’ipoclorito di sodio. Infatti, il primo uso documentato della candeggina risale al 1897, quando a Maidstone, in Inghilterra, fu impiegata per disinfettare l’acqua potabile durante un’epidemia di tifo.

Con l’ipoclorito di sodio inizia la cosiddetta rivoluzione disinfettante: negli ospedali si ridusse drasticamente la mortalità associata alle infezioni, grazie al suo utilizzo. Dagli ospedali, iniziò poi a essere adoperato come disinfettante un po’ dappertutto, proprio durante la pandemia di influenza spagnola.

La candeggina è dotata di elevato potere ossidante

La candeggina oggi è prodotta, su scala industriale, facendo gorgogliare il cloro in una colonna lungo la quale cola una soluzione di idrossido di sodio. Le due sostanze reagiscono formando ipoclorito di sodio.

Diluito variabilmente dallo 0,1 al 25% circa in soluzione acquosa, di colore giallo-paglierino e dal caratteristico odore acre e penetrante, l’ipoclorito di sodio è noto nell’uso comune come sbiancante e disinfettante. Ha un ampio spettro di attività antimicrobica e antivirale, è poco costoso e agisce rapidamente anche se l’alta corrosività, l’inattivazione da parte di materiale organico e la relativa instabilità ne limitano l’uso in ospedale.

La candeggina appartiene alla classe dei cloro-derivati e deve il suo effetto alle concentrazioni di acido ipocloroso indissociato. In acqua, l’ipoclorito di sodio infatti si dissocia in sodio idrossido e acido ipocloroso: l’attività disinfettante è dovuta proprio a quest’ultimo composto, dotato di elevato potere ossidante, e in grado di inibire alcune reazioni enzimatiche della cellula, denaturare le proteine e inattivare gli acidi nucleici.

La candeggina non è un detergente

Secondo una ricerca di Nielsen le vendite di candeggina hanno avuto un’impennata già a partire dalla terza settimana di febbraio, soprattutto nei supermercati (+99,9%). Ma a discapito di questo trend, senz’altro positivo per le industrie, accanto ai litri di prodotto versati in maniera impropria ogni giorno nelle cose, si profila l’impatto della candeggina sull’ambiente e sulla salute.

L’ipoclorito di sodio non è un detergente: agisce infatti in assenza di materiale organico e di sporco, in pochi secondi e a bassissime concentrazioni. Inoltre, è attivo sui micoplasmi (25 ppm) e sui batteri vegetativi (< 1 ppm), mentre contro il Micobatterio (agente eziologico della tubercolosi) occorrono concentrazioni più elevate (1000 ppm). Per ppm si intende “parti per milione” e indicano, essenzialmente, i grammi di una sostanza in esame presenti in un milione di grammi di soluzione.

La candeggina domestica contiene il 5,25% di ipoclorito di sodio (5,25 g di sostanza sciolti in 100 ml di soluzione) e 52.000 ppm di cloro attivo; al suo interno, oltre ad esso, ci sono altre sostanze stabilizzanti come il carbonato di sodio o il solfato di sodio. Una diluizione di 1:1000 di candeggina domestica dà, ad esempio, una concentrazione di 50 ppm di cloro; una di 1:10 fornisce 5.000 ppm di cloro disponibile.

candeggina mani lavare

Una concentrazione di 100 ppm d’altra parte uccide il 99,9% delle spore di Bacillus subtilis in 5 minuti e i miceti in meno di un’ora. Concentrazioni di 0,02-0,05% (200-500 ppm di cloro) inattivano svariati virus in meno di 10 minuti, mentre 5.000 ppm di cloro attivo sono necessari per inattivare le spore. Va da sé che il modo più appropriato per utilizzare al meglio la candeggina, senza sprecarla, è quello di diluirla.

La percentuale di cloro attivo sul nuovo Coronavirus è pari allo 0,1%

Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Salute, “la percentuale di cloro attivo in grado di eliminare il nuovo Coronavirus senza provocare irritazioni dell’apparato respiratorio è dello 0,1%” per la maggior parte delle superfici: pari a circa 1.000 ppm. Se si utilizza un prodotto con cloro al 5% (la comune candeggina), per ottenere la giusta percentuale di 0,1% di cloro attivo bisogna diluirlo cosi:

  • 100 ml di prodotto (al 5%)  in 4900 ml di acqua;
  • 50 ml di prodotto (al 5%) in 2450 ml di acqua

Per i servizi igienici (gabinetto, doccia, lavandini) la percentuale di cloro attivo che si può utilizzare è più alta, e sale allo 0,5%: pari a circa 5.000 ppm. Se si utilizza un prodotto con cloro al 5%, per ottenere la giusta percentuale dello 0,5% di cloro attivo bisogna diluirlo così:

  • 1 litro di prodotto in 9 litri di acqua;
  • 1/2 litro di prodotto in 4,5 litri di acqua;
  • 100 ml di prodotto in 900 millilitri di acqua.

Ipoclorito di sodio come antisettico e disinfettante

L’ipoclorito di sodio può anche trovarsi in concentrazioni molto basse e più diluite, generalmente dello 0,05%. In tal caso rientra tra i farmaci da banco (o OTC) per uso esclusivamente topico (detti antisettici), destinati alla disinfezione della cute lesa, e che non richiedono alcun tipo di ricetta medica: un esempio è Amukine Med® Soluzione Cutanea.

Quanto all’Amuchina (nome commerciale dell’azienda italiana Angelini) soluzione diluita di ipoclorito di sodio, in Italia divenne onnipresente in particolare dopo l’epidemia di colera del 1973.

antisettico candeggina

In aggiunta, esistono soluzioni di questa sostanza più concentrate (pronte all’uso o che necessitano di una preventiva diluizione prima di poter essere utilizzate), che possono essere impiegate come antisettici (per la disinfezione di cute integra), e come comuni disinfettanti (applicati su oggetti inanimati) per la disinfezione di frutta e verdura o per la disinfezione di oggetti utilizzati da neonati e bambini (tettarelle, succhiotti, stoviglie, ecc.). Queste soluzioni, tuttavia, non sono farmaci, bensì presidi medico-chirurgici.

La candeggina domestica ha meno acqua perché non ha un uso alimentare e tantomeno antisettico. Soluzioni di ipoclorito di sodio al 5% vengono utilizzate per il potere sbiancante e disinfettante, e sono infatti irritanti e caustiche: devono essere maneggiate esclusivamente con i guanti affinché non vengano a contatto diretto con l’epidermide.

L’uso improprio: quando le pulizie diventano “tossiche”

Candeggina e soluzioni varie di ipoclorito di sodio non devono inoltre essere mescolate né all’acido cloridrico (acido muriatico per gli usi domestici) con cui sviluppano cloro gassoso, tossico, né all’ammoniaca presente in diversi prodotti per la casa, tra cui lo spray lavavetri con cui sviluppano clorammine, né all’acido acetico o all’etanolo, con cui sviluppano cloroformio o altri alogenuri alchilici. Anche se sono diluiti, insieme sono pericolosi.

I sintomi da intossicazione da clorammine sono: tosse, mancanza di respiro, nausea, irritazione al naso, alla gola e agli occhi. A livelli più alti di esposizione possono causare dolore al petto, difficoltà respiratorie più gravi, vomito, polmonite e versamento di liquido nei polmoni. Il cloro, si legge poi nelle schede specifiche, può essere assorbito attraverso la pelle, con conseguente dolore, infiammazione, gonfiore e vesciche.

Le composizioni fornite dalle aziende produttrici non sempre rispettano la nomenclatura internazionale (INCI – International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) per cui risulta difficile, per chi non è esperto, orientarsi fra tanti nomi commerciali.

Le soluzioni di ipoclorito di sodio sono inoltre sensibili alla luce e al calore e hanno una durata limitata nel tempo. Sono tossiche per gli organismi acquatici, se gettate nell’ambiente, e soprattutto per i bambini, con cui si sono dimostrate in grado di indebolire il sistema immunitario e spianare la strada alle infezioni.

Precauzioni d’utilizzo

Come in ogni cosa, alla base di una corretta disinfezione della casa vi è un utilizzo parsimonioso e razionale della candeggina. È fondamentale innanzitutto diluire il prodotto e, prima di utilizzarlo, arieggiare le stanze/ambienti per la pulizia, soprattutto se si utilizza intensamente tale prodotto.

Fabio Capone

Bibliografia

  • Cappellano, Filippo, and Basilio Di Martino. La guerra dei gas: le armi chimiche sui fronti italiano e occidentale nella grande guerra. Rossato, 2006.
  • Giardino, Luciano, et al. “Analisi comparativa della bagnabilità di diverse soluzioni di ipoclorito di sodio.” EDITORIAL BOARD 26 (2012): 63-66.
  • Chiagano, Simone. “Studio tecnico economico di dispositivi per autoproduzione di acqua calda sanitaria e ipoclorito di sodio.” (2010).

Sitografia

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4427

https://www.nielsen.com/it/it/insights/article/2020/coronavirus-la-spesa-nella-gdo-rispecchia-le-nuove-abitudini-domestiche/

http://nursingupcatania.blogspot.com/2010/02/disinfettanti-cloro-ed-i-suoi-composti.html

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