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Il grande squalo bianco: quando attacca e perché?

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Tra tutti gli squali, sicuramente il grande squalo bianco è il più noto e temuto, ma per l’uomo è davvero così pericoloso? Quali sono le caratteristiche che lo rendono così intimidatorio? In quali mari possiamo incontrarlo? Cerchiamo di fare chiarezza sulla natura e sulle abitudini di questo famoso ed indubbiamente affascinante predatore dei mari.

Un’anatomia da perfetto predatore

Tra gli aspetti che contribuiscono alla sua malfamata reputazione, molto probabilmente, gioca un ruolo fondamentale l’anatomia del grande squalo bianco. Questo antichissimo animale, i cui primi esemplari risalgono al Miocene, appartiene infatti al superordine dei selaci, pesci cartilaginei predatori dalle forti mascelle.

Più nel dettaglio, lo squalo bianco appartiene alla famiglia dei lamnidi  che comprende i pesci predatori viventi più grandi del pianeta. La stazza dello squalo bianco infatti, conosciuto anche come carcarodonte, può superare persino i 5 metri di lunghezza e i 1.100 kg di peso.

Un morso potente

Nonostante la presa mascellare di questi animali non sia tra le più potenti del regno animale (come spesso invece erroneamente si crede), ciò non toglie che questa sia caratterizzata da una forza alquanto notevole. La forza del morso di uno squalo bianco può difatti arrivare fino a 3000 N, il che lo rende uno dei predatori più temibili in mare.

Tuttavia, a rendere il suo morso così efficace non è soltanto la forza che lo caratterizza ma anche l’anatomia della sua mascella. Lo squalo bianco presenta infatti molteplici file di denti aguzzi, triangolari e seghettati che, avendo disposizione obliqua e non perpendicolare, non lasciano scappare la preda.

mascella di squalo bianco
mascella di squalo bianco

Inoltre, gli squali in generale ricambiano i propri denti circa ogni due settimane, questo fa sì che siano sempre ben equipaggiati anche dopo eventuali scontri traumatici. In particolare alcune specie, tra cui lo squalo bianco, possono perdere e dunque rimpiazzare, addirittura circa sessantamila denti durante la loro vita.

Dei sensi altamente sviluppati

A rendere lo squalo bianco un predatore d’eccellenza però, non è solo la sua possente mascella. Questo animale ha infatti finemente sviluppato i sensi della vista, dell’olfatto e dell’udito, fondamentali per cacciare le prede con successo. Per quanto riguarda l’udito, gli squali possono infatti percepire vibrazioni sonore anche ad elevate distanze.

Anche l’olfatto risulta essere notevolmente sviluppato in questi animali, capaci persino di captare l’odore del sangue in acqua. Anche se, va specificato, gli squali non sono capaci di captare tale odore a lunga distanza ma, una volta captato, sono immediatamente capaci di individuarne la direzione di provenienza.

Tuttavia, quello che rende questi squali davvero degli infallibili cacciatori è la capacità di percepire campi bio-elettrici e onde di pressione generati dal movimento delle sue potenziali prede. Questo fenomeno è possibile grazie alla linea laterale e alle ampolle di Lorenzini, dei particolari organi di senso che gli squali possiedono.

La linea laterale e le ampolle di Lorenzini

Nel dettaglio, la linea laterale è un sistema sensoriale caratteristico dei pesci, costituito da organi ricettori che formano una linea visibile anche ad occhio nudo. La linea laterale ha un ruolo particolarmente importante per la localizzazione di ostacoli fissi, elementi mobili e dunque anche delle prede.

Le ampolle di Lorenzini invece, sono speciali organi di senso situati nella parte anteriore della testa degli squali. Tali organi sono costituiti da piccole sacche, contenenti gel elettro-conduttivo, da cui si dipartono dei tubuli che, anastomizzandosi, formano una vera e propria rete. La percezione dei campi bio-magnetici di eventuali prede avviene proprio grazie a questa ampolle, ma non solo. Gli squali infatti, grazie a questi speciali organi di senso, sono capaci anche di percepire il campo magnetico terrestre, sfruttando questa informazione ai fini dell’orientamento.

In aggiunta, anche la vista risulta molto sviluppata nello squalo bianco, al punto tale da poter intaccare la sopravvivenza dell’animale, se compromessa. Per tale ragione lo squalo bianco, non essendo dotato di palpebra nittante, quando attacca una preda durante il morso rotea gli occhi a scopo protettivo. Così facendo, libera le cavità oculari e protegge gli occhi da possibili reazioni pericolose dell’animale predato.

Dove vive lo squalo bianco? Habitat e abitudini

Anche se particolarmente diffuso nelle acque dell’Australia, della California e del Sudamerica lo squalo bianco può definirsi sostanzialmente cosmopolita. Di fatto, è presente persino nel mediterraneo vantando un sito di riproduzione tra  Sicilia, Tunisia e Malta. Generalmente, è particolarmente diffuso in acque fredde o temperate ma la sua presenza è ormai nota anche in acque più calde come quelle caraibiche.

Di solito gli squali nuotano a profondità comprese tra la superficie e i 250 metri ma all’occorrenza possono scendere anche molto più in profondità. Anche se sono più frequenti in mare aperto non è raro che si avvicinino alla costa se questa presenta un’abbondanza di prede. In particolare ci sono alcune zone, come lo Shark white cafè in Australia e la Seal Island in Sudafrica che vantano la presenza di moltissimi esemplari.  

Quest’ultima zona deve il suo elevato tasso di squali alla presenza di numerose otarie, prede ambite per i carcarodonti. La Seal Island, infatti, è divenuta celebre proprio per i numerosi avvistamenti di squali bianchi intenti a predare otarie, con un’affinata tecnica di caccia.

Tecniche di caccia

Lo squalo bianco in particolare, presentando una netta divisione di colorazioni, bianco sul ventre e grigio-bluastro sul dorso, sfrutta questa sua caratteristica per mimetizzarsi. Esso si pone in profondità, al di sotto del livello di nuoto dell’otarie che, non riuscendo a scorgerlo, divengono dunque una facile preda.

Squalo bianco durante la caccia
squalo bianco durante la caccia

Un’altra tecnica, che lo squalo utilizza con prede più grosse o potenzialmente pericolose, è quella di attaccare da dietro, immobilizzando e rendendo inoffensiva la preda. Dopo averla afferrata la trascina insistentemente al fine di ridurla in più brandelli possibili, aspettando così che muoia dissanguata.

Considerato che ogni attacco comporta un gravoso dispendio d’energia per lo squalo, ogni sua mossa è strategicamente calcolata. Inoltre, lo squalo bianco tende ad ottimizzare e affinare la sua tattica attacco dopo attacco, mostrando dunque la capacità di trarre esperienza. Questa abilità risulta fondamentale ai fini di un miglioramento della percentuale di successo dei suoi attacchi.

Lo squalo bianco è davvero così pericoloso per l’uomo?

Nonostante la cinematografia di Spielberg ci abbia terrorizzato a dovere, è necessario chiarire che sì, lo squalo bianco è di sicuro un temibile predatore, tuttavia gli umani non sono sul suo menù. Tendenzialmente gli squali non attaccano l’uomo, almeno non senza una valida ragione e quando lo fanno, raramente l’attacco si rivela mortale.

Sebbene statisticamente un terzo degli attacchi da squalo siano causati dallo squalo bianco, solo una piccola parte di questi si sono rivelati mortali. Non è capitato di rado, infatti, che alcuni sub o surfisti abbiano subito attacchi da uno squalo bianco che tuttavia dopo il primo morso ha desistito, defilandosi.

Probabilmente all’origine di un comportamento simile c’è un errore d’identificazione da parte dello squalo che scambia l’uomo per una delle sue prede abituali. Quando poi lo morde, riconoscendolo come estraneo, lo lascia andare.

Un altro dei motivi per il quale uno squalo bianco può attaccare un essere umano è per motivi di difesa territoriale. La noncuranza con cui l’uomo ha sovraffollato determinate zone marine, invadendole, ha infatti causato non pochi problemi alla fauna marina, squali bianchi compresi.

Un resoconto sugli attacchi di squalo bianco

In linea di massima, gli attacchi da squalo bianco annuali non sono poi così numerosi e solo una piccola parte di questi è mortale. Tuttavia, un incontro un po’ troppo ravvicinato con questi animali, anche se non letale, può causare danni gravi e permanenti.

Ma allora come ci si deve comportare, in caso ci si imbattesse in uno di loro? Di sicuro il miglior rimedio è la prevenzione, ragion per cui evitare di avventurarsi lontano dalla costa in mari particolarmente pericolosi rende il tutto sicuramente più semplice. Ciononostante, esistono una serie di comportamenti da adottare in presenza di un squalo che, in caso di pericolo, possono aiutare a tirarsi fuori dai guai.

Una delle tante soluzioni ad esempio, se ci si trova su una piccola imbarcazione, è quella di colpire in modo deciso sul naso dell’animale. Un comportamento del genere potrebbe contribuire ad allontanare lo squalo e come questo alcuni altri su cui è bene documentarsi, prima di una qualunque esperienza.

Uno scambio di ruoli: la caccia allo squalo bianco

A quanto pare, anche se l’uomo non è sul menù del grande squalo bianco, lo squalo bianco è invece sul menù dell’uomo. Da anni, infatti, si cercano di combattere la pesca e la vendita clandestina di pinne di squalo bianco a quanto pare considerate una prelibatezza, soprattutto nei paesi orientali.

Tra l’altro tale pesca viene praticata mediante la spietata tecnica del finning, che prevede la mutilazione delle pinne. Gli squali vengono successivamente rilasciati in mare mutilati e agonizzanti. A causa della scarsa attenzione mediatica di cui gode il problema, in parte dovuta alla poca simpatia che gli squali bianchi suscitano nelle persone, differentemente da altri animali, la situazione sta diventando man mano sempre più critica.

La caccia illegale allo squalo bianco ha infatti notevolmente contribuito a renderlo un animale a rischio, uno dei tanti minacciato dalla prepotenza dell’uomo. Nonostante si stia cercando attraverso politiche di sensibilizzazione di portare alla luce il problema, la strada è ancora lunga.

Di sicuro tutto questo, se non verrà fermato, comporterà una grave compromissione di tutto l’ecosistema marino. Siamo davvero sicuri che siano i grandi, temibili squali bianchi i veri carnefici?

Carla Aversano

Webgrafia

https://www.rd.com/culture/do-sharks-really-smell-blood/

https://en.wikipedia.org/wiki/Great_white_shark

https://www.bbc.com/future/article/20190808-why-do-sharks-attack-humans

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