I coralli: cosa sono e perché sbiancano?

I coralli sono uno tra i tanti patrimoni naturali di questo pianeta fortemente compromessi dai cambiamenti climatici degli ultimi anni. Nonostante queste suggestive creature possano sembrare una semplice cornice, il  loro ruolo risulta essere invece fondamentale per l’ecosistema marino e devono dunque essere assolutamente preservati.

Affinché tali abitanti marini vengano tutelati è necessario però saperne di più. Sono piante o animali? Qual è la loro struttura? Quale ruolo svolgono? Perché stanno morendo?

Caratteristiche e tipologie di coralli

I coralli sono animali appartenenti al phylum degli Cnidaria di cui rappresentano l’unità tassonomica (insieme di organismi accomunati da una o più caratteristiche condivise) più grande.

Nonostante ne esistano oltre 6000 specie diverse dalle morfologie più disparate, una prima distinzione, quando si parla di struttura, è sicuramente quella tra coralli ermatipici e anermatipici.

I coralli ermatipici

I coralli ermatipici sono formazioni marine caratterizzate da un interessante quanto vantaggioso mutualismo tra più organismi. Per mutualismo s’intende un rapporto vantaggioso tra organismi che traggono reciprocamente beneficio l’uno dall’altro. I coralli ermatipici, infatti, sono costituiti da polipi (organismi animali eterotrofi che spesso formano vere e proprie colonie), zooxantelle (microrganismi fotosintetici unicellulari) oltre che da uno scheletro carbonatico.

Le zoxantelle sono conosciute anche come alghe simbionti, proprio perché possono vivere solo in simbiosi con altri organismi marini (in questo caso con i polipi corallini). In particolare, le zooxantelle riutilizzano i metaboliti di scarto dei coralli nella fotosintesi convertendoli in nuova materia organica, mentre i polipi usufruiscono delle sostanze nutritive prodotte dalle alghe simbionti grazie alla fotosintesi.

Inoltre, si è scoperto che le alghe simbionti sostengono un processo di riutilizzo dell’anidride carbonica prodotta dai polipi. L’anidride carbonica viene infatti riutilizzata andando a costituire parte dello scheletro carbonioso del corallo, contribuendo al suo accrescimento che, in assenza di tale riutilizzo, diminuisce sensibilmente.

Essendo quindi dipendenti dalle alghe simbionti soggette a fotosintesi, i coralli ermatipici non possono dunque prescindere dalla presenza della luce.

I coralli anermatipici

I coralli anermatipici, invece, sono sprovvisti di zooxantelle e proprio per questa ragione non necessitano della luce per sopravvivere. Come diretta conseguenza essi si trovano più in profondità e si nutrono catturando plancton.

Ruolo e distribuzione dei coralli

Nonostante l’aspetto variopinto dei coralli possa trarre in inganno, essi sono tutt’altro che un semplice abbellimento dei fondali marini. Questi abitanti marini rivestono infatti un ruolo fondamentale per l’ecosistema di cui fanno parte, in particolare modo i coralli edificatori.

Con coralli edificatori s’intendono tutti quei coralli ermatipici le cui alghe alloggiano nel corallo in modo tale da favorire la crescita dello scheletro carbonioso. Tali coralli, infatti, hanno questo nome perché vanno a costituire vere e proprie barriere coralline, i cosiddetti reef, talvolta di forma circolare ad anello (atolli).

Reef in cui i coralli formano un habitat ideale per numerose specie marine
Reef in cui i coralli formano un habitat ideale per numerose specie marine

L’importanza delle barriere coralline è data dal fatto che esse costituiscono un habitat ideale nonché un rifugio sicuro per circa un quarto degli abitanti dei fondali marini. La scomparsa di tali barriere comporterebbe perciò una grave compromissione di tutto l’ecosistema.

La presenza di barriere coralline si verifica soprattutto nelle fasce tropicali degli oceani. Testimonianza ne sono le bio-costruzioni antichissime, di centinaia di anni, che risiedono nelle acque dell’oceano Atlantico e dell’Indo-pacifico. Tuttavia, anche nei mari freddi come quello scandinavo e della penisola iberica sono presenti formazioni coralline.

Morte e sbiancamento dei coralli

I coralli stanno risentendo fortemente del recente innalzamento della temperatura degli oceani e del loro inquinamento, dando luogo al fenomeno dello sbiancamento. Alla base di questo fenomeno, vi è l’espulsione delle zooxantelle da parte dei coralli, stimolata dall’innalzamento della temperatura.

L’espulsione delle alghe simbionti comporta, oltre a danni metabolici, la perdita di colore nei coralli. Le strutture calcaree dei coralli, infatti, non sono di per sé colorate ma assumono vivaci colorazioni grazie alla presenza delle zooxantelle. I coralli soggetti a sbiancamento si presentano dunque di un bianco brillante, sintomo di forte stress e debilitazione.

corallo soggetto a sbiancamento
corallo soggetto a sbiancamento

Se la condizione di sbiancamento persiste più di 6-8 settimane il corallo muore definitivamente. In alternativa, se la temperatura oceanica si ripristina entro tali termini, è possibile che il corallo si riprenda, pur avendo subito un notevole stress.

Negli ultimi anni il fenomeno dello sbiancamento ha coinvolto circa un terzo delle strutture coralline esistenti, arrecando gravissimi danni all’ecosistema. Considerando inoltre che la formazione di strutture coralline è un fenomeno molto lento, la loro veloce distruzione risulta essere un danno irreparabile.

Il caso australiano e i tentativi di recupero

Un dei casi più eclatanti di sbiancamento dei coralli è stato sicuramente quello che nel 2016 ha colpito la barriera corallina australiana, la più estesa del pianeta. Si è infatti registrato lo sbiancamento del 90% dei coralli della grande barriera corallina, e la morte di più del 20%.

Tale catastrofe potrebbe addirittura costare alla barriera il titolo di patrimonio dell’ Unesco conquistato nel 1981. A tal proposito, numerose iniziative sono state intraprese nel tentativo di salvaguardare quel che resta della grande barriera corallina.

Alcune delle iniziative proposte sono state quelle di limitare la pesca a strascico di fondo (altra causa della distruzione corallina), istituire aree protette in zone con porzioni di reef ancora sane e limitare l’inquinamento attraverso regolamentazioni più stringenti.

Un’altra interessante ipotesi riguarderebbe la possibilità di adoperare una selezione artificiale degli esemplari di corallo più resistenti alle alte temperature e di immetterli nell’ ecosistema. Tuttavia, quest’ultima opzione presenta non poche controversie, ragion per cui è ancora una possibilità remota.

Le campagne di sensibilizzazione sull’argomento sono notevolmente aumentate negli ultimi anni, con l’intento di sottolineare la problematica, prima che sia troppo tardi. Anche se la strada da percorrere è ancora lunga e piena d’insidie, cercare di recuperare questo immenso patrimonio prima che venga perduto è un nostro dovere. Un dovere dal quale non possiamo sottrarci, per noi e per il pianeta di cui siamo solo ospiti.

Carla Aversano

Webgrafia

https://it.wikipedia.org/wiki/Anthozoa

https://www.wwf.ch/it/specie/coralli-un-mondo-subacqueo-che-toglie-il-fiato