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Risveglio dal coma: quali sono le probabilità?

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Il coma: una via con un ritorno difficile

Il coma è la condizione di mancanza di coscienza e di vigilanza. Il paziente appare incosciente, ad occhi chiusi e poco o per niente responsivo agli stimoli provenienti dall’esterno.

Può insorgere a seguito di un grave insulto cerebrale che danneggi diffusamente sia la corteccia che il tronco encefalico. Se ne distinguono in genere due tipi:

  • metabolico: provocato da alterazioni del metabolismo corporeo (es. coma diabetico, etilico, epatico, uremico, tossico ecc.);
  • strutturale: dovuto a patologie che danneggiano la struttura del sistema nervoso (es. traumi, infezioni, ictus, tumori).

Si può uscire dal coma?

La risposta è: dipende.

Come abbiamo visto il coma non è una patologia di per sé, ma è la manifestazione di una vasta gamma di patologie; alcune di queste possono essere reversibili, altre no. A volte addirittura è una condizione che viene volontariamente provocata dai medici a fini terapeutici (coma farmacologico), e questo è un esempio di coma reversibile.

Altri tipi di coma reversibile sono quelli derivanti da condizioni metaboliche, come il diabete, l’ipoglicemia, l’alcolismo, l’acidosi, l’intossicazione da droghe o disturbi elettrolitici. In questi casi la somministrazione di farmaci o nutrienti può prontamente far uscire la persona dallo stato comatoso.

Ad esempio nel coma diabetico il trattamento si basa sull’insulina, in quello ipoglicemico sulla somministrazione di glucosio, in quello alcolico sull’infusione di tiamina (vitamina B1). Per lo stato comatoso provocato da oppioidi si usa invece il naloxone, mentre per quello provocato da intossicazione da benzodiazepine il flumazenil.

Prognosi e probabilità di risveglio dal coma

Stimare la probabilità di risveglio dal coma è molto difficile. Gli studi sui fattori predittivi non sono molti, ma finora si può dire che le probabilità di risveglio dipendono essenzialmente da causa, durata e profondità del coma.

Stima della gravità

La profondità del coma si può misurare con la scala di Glasgow (Glasgow coma score) che valuta le risposte motorie, verbali e oculari agli stimoli esterni.

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Glagow Coma Score (da https://infermieripreh.wordpress.com/ )

Altri parametri importanti per valutare la gravità dello stato comatoso è l’analisi delle pupille. Valutare il diametro, la simmetria e la responsività alla luce delle pupille permette in certi casi di capire la regione cerebrale danneggiata o la causa dello stato comatoso. Ad esempio le cosiddette “pupille a capocchia di spillo” sono tipiche dell’intossicazione da oppioidi, ma anche di lesioni del Ponte; oppure pupille di diametro diverso (anisocoria) sono in genere indicative di un’ernia cerebrale, una condizione molto grave che va trattata immediatamente con la neurochirurgia (es. per evacuare di un ematoma o rimuovere di un tumore). Pupille di diametro normali e con normale risposta alla luce indicano un’origine metabolica del coma, e quindi una condizione spesso favorevole.

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In alto: anisocoria. In basso: pupille a capocchia di spillo

Le statistiche

Uno studio longitudinale compiuto da Levy et al. su 500 pazienti in coma non traumatico ha registrato globalmente un recupero completo solo nel 10% dei pazienti. Andando a vedere nelle sottocategorie si vede come tra i soggetti con coma metabolico la percentuale sale al 25%, mentre crolla al 3% per i casi cerebrovascolari (es. ictus).

Invece per i traumi cranici la prognosi dipende dalla gravità del trauma (classificato secondo la Glasgow Coma Scale). Secondo le statistiche formulate da uno studio scientifico condotto dall’università di Nottingham, entro un anno si ha un buon recupero senza disabilità nel 45% dei casi di traumi lievi, ma solo nel 14% dei traumi gravi.

Per quanto riguarda la durata dello stato comatoso, secondo lo studio di Levy le probabilità di recupero sono del 10% se la durata è di un giorno, fino al 6% se di 3 giorni, meno del 2% se la durata è maggiore a 2 settimane.

Un paziente in coma quindi può andare incontro a diversi destini: alcuni si risvegliano (con o senza una disabilità permanente); altri invece vanno incontro a morte o al passaggio allo stato vegetativo persistente. La differenza tra coma, stato vegetativo e morte cerebrale è stata trattata in quest’altro articolo.

A sua volta il risveglio dallo stato vegetativo è improbabile qualora siano passati 6 mesi nei casi non traumatici, e 12 mesi in caso di danno traumatico.

Conclusioni

Il coma è spesso una condizione seria e da inquadrare rapidamente per essere adeguatamente trattato. Come abbiamo visto non tutti i tipi di coma sono uguali, anzi ci sono casi dalla ottima prognosi e al contrario casi in cui il recupero è improbabile. Ciò che è fondamentale è un pronto intervento medico o chirurgico per massimizzare le probabilità di recupero.

Ogni persona ha una storia unica e una personale capacità di rispondere agli insulti; per questo la stima della probabilità di risvegliarsi dal coma è qualcosa di molto complesso da calcolare.

Antonio Spiezia

Bibliografia

Bates D. THE PROGNOSIS OF MEDICAL COMA. Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry 2001;71:i20-i23.

Chiò A., Durelli L., Lopiano L., Mauro A., Mutani R., Il Bergamini di Neurologia, Edizioni Libreria Cortina Torino, 2012

Moppett I.K. TRAUMATIC BRAIN INJURY: ASSESSMENT, RESUSCITATION AND EARLY MANAGEMENT. British Journal of Anaesthesia 2007,99:18-31

ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo sito hanno puramente scopo informativo e divulgativo. Questi articoli non sono sufficienti a porre diagnosi e decisioni di trattamento e non sostituiscono mai il parere del medico. Per ulteriori informazioni contattare il proprio medico generico o specialista.

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