Axel Honneth e la teoria del riconoscimento

Il rapporto con l’altro, che caratterizza la dimensione della soggettività e che costituisce l’individuo umano rafforzandone la sua singolarità, ricorda che l’uomo non è solo un soggetto razionale ma anche relazionale. Intorno al concetto di riconoscimento, Axel Honneth (1949) muove le sue ricerche ed analisi filosofiche e sociologiche. Assistente di Habermas dal 1983 al 1990, Honneth è oggi docente all’università di Francoforte sul Meno e direttore dell’Istituto per la Ricerca Sociale. Nei suoi testi più noti egli si sofferma sul concetto di riconoscimento e di lotta per il riconoscimento, intese come categorie indispensabili che spiegano i mutamenti sociali.

Axel Honneth: la lotta per il riconoscimento

Axel Honneth
Axel Honneth

Per Axel Honneth il riconoscimento è una  modalità esistenziale fondamentale. Si tratta di ciò che garantisce l’esistenza del soggetto ed è anche presupposto dell’integrità della persona. Considerato come un’attività intersoggettiva, il riconoscimento implica l’accettazione da parte di altri soggetti. L’aspirazione al riconoscimento è una vera e propria tensione morale che caratterizza i soggetti. Di fatto, la possibilità dell’individuo di pervenire alla propria individualità è legata a quella di essere riconosciuti da una vasta cerchia di partner.

L’esperienza del riconoscimento è necessaria: il soggetto, solo quando è riconosciuto positivamente da tutti i suoi partners, si concepisce come unico, insostituibile e realizzato. Risulta chiaro che, nel momento in cui il riconoscimento è negato, l’individuo respinto ingaggia una lotta per essere riconosciuto. Per Honneth, la lotta per il riconoscimento non è intesa come scontro per avere il controllo o potere sull’altro. È anzi un conflitto che ha come fine l’affermazione dell’individuo e della sua individualità.

La violazione dell’integrità della persona

Axel Honneth individua e analizza delle forme di offesa, di umiliazione e di riconoscimento negato che colpiscono l’individuo nella stima che ha di sé e innescano la lotta per il riconoscimento. Con i termini di spregio o misconoscimento, il filosofo indica la lesione psichica di un soggetto. Essa ha diverse forme e implica diversi gradi di violenza.

Il primo tipo di spregio è quello che riguarda l’integrità fisica di una persona. Ci riferiamo a quelle forme di maltrattamento violento che tolgono alla persona la possibilità di disporre liberamente del proprio corpo, distruggendo la fiducia di sé. Il secondo tipo di spregio riguarda, invece, le forme di umiliazione che colpiscono il soggetto, escludendolo dal possesso di determinati diritti nella società. Axel Honneth scrive:


per diritti si intendono quelle pretese individuali che una persona può legittimamente far conto di poter vedere socialmente soddisfatte in quanto, come membro a pieno titolo di una comunità, partecipa con diritto pari agli altri all’ordinamento istituzionale della stessa.

Se dunque al soggetto sono negati questi diritti, egli è colpito dal punto di vista morale. L’individuo perde, cioè, il rispetto per se stesso ed è privato dell’autostima che ha acquisito nei rapporti sociali. L’ultima forma di spregio è data dall’umiliazione e dall’offesa, che negano il valore sociale al singolo o a interi gruppi. Si tratta di  uno svilimento di modi di vita individuali e collettivi. I soggetti coinvolti, privati del proprio valore, non riescono a percepire la loro vita come un paradigma positivo per la comunità. Anche in questo caso il soggetto perde la stima, il rispetto di sé e si vede disapprovato socialmente.

La malattia del riconoscimento negato

Per Axel Honneth, le tre forme di mancato riconoscimento assumono per l’integrità del soggetto lo stesso ruolo negativo che le malattie organiche svolgono per l’integrità del corpo, quando minacciano la vita fisica. Infatti, per le esperienze di violenza fisica, come torture o stupri, egli parla di morte psichica. Quando al centro dell’attenzione c’è la privazione dei diritti e l’emarginazione sociale, si tratta di morte sociale. Infine, riguardo alle esperienze di svilimento dei modi di vita, si può parlare di malattia.

Il paragone con la malattia gli permette di sottolineare due aspetti. Da un lato, c’è la sofferenza che il soggetto prova per il riconoscimento negato. Dall’altro lato, troviamo la dipendenza dell’uomo dall’esperienza intersoggettiva e i suoi sforzi, attraverso la lotta, di ottenere un riconoscimento sociale necessario per conservare l’integrità personale.

Axel Honneth: i modelli positivi di riconoscimento

L’analisi delle tre esperienze negative induce Honneth ad evidenziare altrettante modalità positive di riconoscimento. Si tratta di vincoli intersoggettivi necessari, in quanto condizioni dei processi di socializzazione.

Il primo stadio di riconoscimento reciproco è l’amore che si esplica nei legami affettivi e nel contatto corporeo con altri soggetti. Questo tipo di riconoscimento affettivo fa acquistare al soggetto maggiore sicurezza e fiducia in se stesso. Esso non può estendersi oltre l’ambito dei rapporti in famiglia, nelle amicizie e nelle relazioni amorose perché gli atteggiamenti amorosi sfuggono al controllo razionale. Il secondo stadio di riconoscimento si identifica con i rapporti giuridici e nel riconoscimento del soggetto come portatore di diritti validi e rispettati nella comunità. In tal caso l’altro è visto come membro effettivo della comunità e riconosciuto come persona giuridica. La terza forma di riconoscimento reciproco è la stima sociale. Honneth scrive:


per poter arrivare ad un rapporto non frammentato con se stessi, i soggetti umani hanno sempre bisogno anche di una stima sociale che consente loro di riferirsi positivamente alle proprie concrete qualità e capacità.


La stima nasce solo quando i soggetti condividono gli orientamenti e i fini. Essi segnalano l’importanza delle loro qualità e permettono ai membri della società di condividere lo stesso orizzonte di valori. Grazie a questa forma di riconoscimento, il soggetto apprezza se stesso e la sua autostima sale di livello. La teoria del riconoscimento honnetthiana ci mostra chiaramente che l’individuo si costruisce nell’incontro e nell’interazione con l’altro. I soggetti, infatti, solo attraverso il riconoscimento diventano autonomi e individualizzati. I diversi modelli di riconoscimento sono condizioni intersoggettive necessarie. Permettono, infatti, agli uomini di giungere, di volta in volta, a nuove forme di relazione positiva con se stessi. In tal modo è possibile riscoprirsi come soggetti relazionali.

Nuovi modelli di riconoscimento

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Come possono le infinite connessioni e le informazioni offerte dal panottico digitale, permetterci di conservare la nostra relazionalità? Internet, gli smartphone e i social rendono gli uomini inestimabili produttori di dati personali, ma silenziosi partner nei rapporti sociali. La propria vita e le proprie abitudini sono riflesse nella rete digitale.

Nel pensare di essere completamente liberi nelle azioni quotidiane, il paradigma della relazionalità va incontro ad una terribile disfatta. Oggi comunichiamo tanto, condividiamo continuamente, esprimiamo opinioni e desideri, raccontiamo la nostra vita, ma talvolta risulta trascurata la relazione diretta con le altre persone. Se dunque il soggetto si sviluppa nell’incontro con l’altro, quanto stiamo perdendo della nostra individualità ed identità? Risulta difficile riscoprirci soggetti relazionali quando il riconoscimento non solo è negato ma, in molti casi, non è ricercato né voluto.

Pina Barone

Bibliografia

Axel Honneth, Lotta per il Riconoscimento. Proposte per un’etica del conflitto, Milano, il Saggiatore, 2002, trad. it. a cura di Carlo Sandrelli.

Axel Honneth, Riconoscimento e disprezzo. Sui fondamenti di un’etica post-tradizionale, Messina, Rubbettino, 1993, trad. it. a cura di Alessandro Ferrara.

Fonte media:
http://www.psdm.org/difficolta-a-relazionarsi-con-gli-altri/.