Home Antica Grecia Filosofia greca Enthusiasmòs poetico in Democrito e Platone

Enthusiasmòs poetico in Democrito e Platone

3227

Il termine enthusiasmòs (ἐνθυσιασμός) delinea il concetto secondo cui il poeta è ἔνθεος (riempito dal dio).  Il poeta è, dunque, letteralmente  invaso dalla divinità e la sua poesia è da ritenersi un suo dono. Secondo la definizione di Curtius:

 Alla base di questa concezione, c’è il profondo pensiero che la poesia è ispirata dagli dèi – un’idea questa che affiora ripetutamente di epoca in epoca e si presenta quasi come un sapere esoterico sulla divina origine della poesia.

Le testimonianze del Corpus Democriteum

«Il poeta è colui che ascolta, e solo sulla base di questa esperienza è colui che parla» Walter Friedrich Otto

La prima testimonianza dell’enthusiasmòs risale a Democrito di Abdera:

enthusiasmòs Democrito
Il primo teorizzatore: Democrito

è veramente bella qualsiasi opera che un poeta scriva con passione [ἐνθυσιασμός], e invasato da uno
spirito sacro (fr. 18)

e ancora:

Omero, cui toccò in sorte una natura divina, ha generato un cosmo di parole di ogni sorta (fr. 21)

Ma è nei dialoghi platonici che questo tema dell’enthusiasmòs viene affrontato organicamente ed articolatamente per la prima volta. Nella elaborazione di Platone il poeta è musólptos, ovvero “catturato/invasato dalle Muse” , così come Socrate, allorquando passeggia scortato da Fedro lungo il fiume Illisso, è nymphólptos “catturato/invasato dalle Ninfe“:

Dunque, ascoltami in silenzio. Infatti, il luogo mi sembra proprio divino, e quindi se, procedendo nel discorso, io sarò spesso invasato dalle Ninfe, non ti meravigliare: non sono lontane dai ditirambi le parole che profferisco (Fedro, 238c-d)

Calasso nel “La follia che viene dalle Ninfe” sostiene:

Nymphólptos è un anello di una catena di parole composte allo stesso modo, usando il verbo lambáno e il nome della potenza che presiede a un certo tipo di possessione. Così incontriamo il termine più vago e più vasto di theólptos, che designa la possessione divina in genere e che ancora
Giuliano l’Apostata usava come appellativo per Omero. Ma si può essere anche musólptos,
daimoniólptos, phoibólptos, dmetriólptos

Dove i termini daimoniólptos, phoibólptos, dmetriólptos stanno rispettivamente per “posseduto da un demone“, “invasato da Febo“, “invasato da Demetra“.

I riferimenti platonici all’enthusiasmòs

ἐνθυσιασμός
Platone, il vero fautore della teoria dell’ἐνθυσιασμός

1. Apologia di Socrate (22a-c). Socrate sentenzia che i poeti concepiscono le loro opere ϕύσει τινὶ καὶ ἐνθουσιάζοντες . Il poeta è, pertanto, soggetto all’ ἐνθυσιασμός:

Dunque, anche dei poeti venni in breve tempo a conoscere questo, e cioè che essi non per sapienza componevano, ma per una certa dote e perché essi erano ispirati da un dio, come i vati e gli indovini. Anche costoro infatti dicono molte cose belle, e però non sanno nulla di ciò che dicono. Un fenomeno di questo tipo è stato anche quello che riguarda i poeti. E, ad un tempo, mi accorsi che i poeti, a causa della loro poesia, ritenevano di essere i più sapienti degli uomini anche in quelle cose in cui non lo erano. Pertanto mi sono allontanato anche da questi con la persuasione di valere di più per lo stesso motivo per cui valevo più degli uomini politici.

2. Fedro (244a; 245a; 265a). Platone prende in esame e pone in discussione le quattro forme di μανία (profetica, iniziatica, poetica, erotica), che illustrano le svariate sfumature dell’enthusiasmòs. Naturalmente Platone fa un distinguo tra la follia divina da quella patologica. Secondo il filosofo la poesia è dono delle Muse in quanto il poeta elabora i suoi componimenti posseduto dalla Musa; chi invece tenta di poetare fruendo degli strumenti della tecnica (τέχνη) senza la possessione divina (κατοκωχή) non dà vita a nulla di buono:

Ἐνθυσιασμός
Le Muse con Apollo

I beni più grandi ci vengono dalla mania,  appunto in virtù di un dono divino.

In terzo luogo viene l’invasamento e la mania che proviene dalle Muse, che, impossessatasi di un’anima tenera e pura, la desta e la trae fuori di sé nella ispirazione bacchica in canti e in altre poesie, e, rendendo onore a innumerevoli opere degli antichi, istruisce i posteri. Ma colui che giunge alle porte della poesia senza la mania delle Muse, pensando che potrà essere valido poeta in conseguenza dell’arte, rimane incompleto, e la poesia di chi rimane in senno viene oscurata da coloro che sono posseduti dalla mania.

Ci sono due forme di mania: una derivante da malattie umane, l’altra, invece, derivante da un divino mutamento radicale delle consuetudini

3. Menone (99d) L’uomo compone soltanto in preda al delirio, all’enthusiasmòs. Quando ritorna in sé non sa più cosa ha detto e cosa non ha detto:

Correttamente, dunque, potremmo chiamare divini coloro che poco fa indicavamo, profeti, indovini e tutti i poeti; e potremmo sostenere che anche i politici sono divini e invasati non meno di costoro, essendo ispirati e posseduti dal dio, quando riescono a dire molte e grandi cose, senza sapere nulla di ciò che dicono.

4. Ione (533d-e) Una vera conoscenza non è possibile se si è posseduti dalla θεῖα μανία, dall’enthusiasmòs:

Infatti quello che ti fa parlare bene su Omero non è arte, cosa che or ora ti dicevo, ma una forza divina che ti muove, come avviene nella pietra che da una parte Euripide ha denominato “magnete”, dall’altra i più “Eraclea”. Infatti questa pietra non solo attira gli stessi anelli di ferro, ma anche infonde in essi una forza, così che a loro volta possano fare questa stessa cosa che fa la pietra: attirare altri anelli così che talvolta una catena lunghissima di anelli di ferro pendono l’uno dall’altro; a tutti questi la forza deriva da quella pietra. Così anche la stessa Musa rende ispirati, e attraverso questi ispirati si forma una catena di altri che sono ispirati dal dio.

5. Leggi (719c). Si tramanda un’antica leggendo, secondo la quale quando il poeta siede sul tripode delle Muse è fuori di sé, in balia dell’ ἐνθυσιασμός:

È un antico mito, legislatore, che viene sempre narrato da noi e che molti altri approvano, secondo il quale il poeta, quando siede sul tripode della musica non è più in se stesso ma come una fonte lascia scorrere subito ciò che gli affluisce…

 Anna Cioffi

Bibliografia

Platone Identikit del poeta, Antologia modulare a cura di Michela Cocurullo e Massimiliano Zembrino

Platone tutte le opere a cura di Enrico V. Maltese con un saggio di Francesco Adorno, Grandi Tascabili Economici Newton, 1997

Commenti

Commenti

CONDIVIDI