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Braveheart – Cuore impavido, analisi del film

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Braveheart

Il cinema, soprattutto di matrice hollywoodiana, ama prendere ispirazione dalle vicende storiche per poi romanzarle ad hoc facendone dei kolossal. Braveheart – Cuore impavido, diretto ed interpretato da Mel Gibson, racconta l’importanza degli ideali per guidare gli uomini in battaglia. La pellicola narra di un popolo disposto a battersi e morire pur di ottenere l’insperata indipendenza dalla tirannia inglese. Il film, ampiamente pubblicizzato prima della sua uscita, compare nelle sale statunitensi il 18 maggio 1995 facendo incassi da record. L’oneroso budget di circa 72 milioni di dollari ne frutta infatti 210 milioni. Un successo che deve molto anche all’appeal riscosso dall’attore-regista.

Braveheart è la seconda opera firmata da Gibson e rappresentando uno degli ultimi kolossal girati in modo tradizionale. Ad arricchire il cast l’attrice francese Sophie Marceau e e l’irlandese Patrick McGoohan. Quest’ultimo interpreta magistralmente il “malvagio” re Edoardo I d’Inghilterra. Il film ha ottenuto 10 nomination agli oscar del 1995, arrivando a vincere 5 statuette (miglior film, migliore regia, fotografia, trucco e montaggio sonoro)

L’orfano divenuto condottiero

Braveheart


Braveheart verte sulla figura del leggendario guerriero scozzese William Wallace. Musiche coinvolgenti e toccanti e dialoghi ben costruiti arricchiscono il tumultuoso e imprevedibile susseguirsi degli eventi. Il protagonista, restato orfano di genitori (entrambi barbaramente assassinati),  deve abbandonare giovanissimo il villaggio di nascita. Iniziato dallo zio da cui andrà a vivere all’arte del combattimento, imparerà ben presto a leggere e scrivere, nonché a conoscere la lingua latina.

Dopo vent’anni dalla partenza Wallace rientra finalmente nell’amato villaggio di infanzia. Qui stringe un legame sentimentale con la bella Hamish Campbell (Brendan Gleeson). I due convogliano a nozze in gran segreto per evitare che la sposa sia obbligata a trascorrere la sua prima notte con il nobile signore inglese del luogo (secondo la fantasiosa tradizione dello ius primae noctis). La loro unione viene però scoperta e la donna ne paga le conseguenze morendo giustiziata.

La vendetta dello sposo è immediata: il nobile, rappresentante del re Edoardo Plantageneto, viene ucciso insieme ai suoi soldati. William Wallace raduna dunque un esercito dando vita a una rivolta contro l’opprimente governo britannico, lo strapotere dei cui rappresentanti è divenuto insostenibile per gli scozzesi. In seguito incontrerà la principessa Isabella di Francia, moglie del principe Edoardo di Galles, di cui si innamorerà, venendo ricambiato. Wallace verrà poi tradito dai suoi alleati cadendo preda dell’esercito guidato da re Edoardo Plantageneto per poi venire condannato alla pena capitale.

Braveheart, un cuore rimasto impavido fino alla fine

Braveheart

«Potranno toglierci tutto, ma non ci toglieranno mai la nostra libertà»

Arrivato il momento dell’esecuzione William Wallace subisce ripetute torture senza tuttavia arrivare mai a rinnegare il proprio operato e i propri ideali. Con l’ultimo respiro continua, infatti, ad inneggiare all’agognata libertà. L’eroica morte farà di Wallace un martire spingendo l’intera Scozia a seguirne l’esempio e a ribellarsi contro l’occupazione inglese. Uomini provenienti da ogni villaggio si raduneranno riuscendo a conquistare la tanto invocata indipendenza.

Davide Gallo

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