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Spider-Man – Un Nuovo Universo, l’analisi del film

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Spider-Man - Un Nuovo Universo

Spider-Man – Un Nuovo Universo potrebbe essere definito con una sola parola: geniale. Il film, prodotto da Sony Pictures Animation e da Pascal Pictures, è, infatti, una bella ventata d’aria fresca per il cinema d’animazione contemporaneo.

La pellicola, diretta da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, risulta essere un ottimo prodotto di intrattenimento, sebbene magari non al livello di produzioni a più alto budget come quelle Pixar o DreamWorks Animation.

Ciò nonostante, si tratta comunque di una pellicola che funziona bene nonostante l’argomento di base già trattato in passato. Si tratta infatti della settima iterazione cinematografica dell’arrampicamuri fumettistico più famoso di sempre, creato dalla penna di Stan Lee e dalla matita di Steve Ditko.


Spider-Man - Un Nuovo Universo

La sceneggiatura di Spider-Man – Un Nuovo Universo è stata curata da Phil Lord e Chris Miller, già apprezzati con The Lego Movie e Piovono Polpette.

Spider-Man – Un Nuovo Universo: la trama

Il film, costato 90 milioni di dollari, vede protagonista il timido Miles Morales, quindicenne di Brooklyn di origini ispanico-portoricane.

Quando questi entra in contatto con Spider-Man (il redivivo Peter Parker) e con una delle nemesi più famose del Ragno, Kingpin (il cui concept è qui realizzato in maniera volutamente macchiettistica, esagerata e caricaturale), si attiva un portale dimensionale che trasporterà nel mondo di Miles altri Spider-Men e Spider-Women, provenienti da dimensioni parallele.

Spider-Man - Un Nuovo Universo

Tra questi personaggi, provenienti da altrettanti albi fumettistici, sono presenti Spider-Gwen, fondamentale per l’evoluzione della trama, e Spider-Man Noir. Questi è un Peter Parker hard boiled molto cupo e cinico, le cui storie si ispirano ai romanzi gialli degli anni ’30.

Ogni personaggio, caratterizzato da uno stile grafico differente, è preso amichevolmente in giro nel corso del film. Ciò contribuisce alla riuscita della pellicola che pare non prendersi mai troppo sul serio.

Un Rendering Cel Shading ragnesco

Il film è stato realizzato con la tecnica del Rendering Cel Shading, mediante la quale vengono mescolati disegni animati in 2D con sequenze in 3D. Tramite tale tecnica si realizza una sorta di stop-motion ma con marionette digitali anziché reali. Si arriva quindi a creare una sorta di animazione 2.5D a cui è stata poi aggiunta una filigrana per ricreare le atmosfere e le sensazioni provate mentre si legge un autentico fumetto cartaceo.

Una tecnica molto sperimentale, che in effetti potrebbe portare alcune persone a storcere il naso per via dell’animazione dei personaggi non proprio fluidissima.

Questo è forse uno dei (pochi) difetti del film, che comunque mantiene un ritmo alto e non annoia anche grazie alle gradevoli gag comiche e alle numerose citazioni di fumetti e film sul tessiragnatele.

Come in altri film Marvel, argomenti come la diversità, l’integrazione, l’amicizia e il valore della famiglia sono centrali.

Anche se non si tratta di un prodotto dei Marvel Studios, sono presenti le immancabili scene post credits, che danno un piccolo assaggio di ciò che verrà dopo.

Antonio Destino

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