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Spawn: una (non troppo) diversa idea di supereroe

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Spawn

Spawn è ad oggi uno dei volti più noti del fumetto americano, al pari di quelli appartenenti alla Marvel e alla DC Comics. La sua storia è legata a quella della sua etichetta, la Image Comics, e si inserisce in un punto cruciale del panorama fumettistico americano. Agli  inizi degli anni ‘90 Todd McFarlane e altri autori di punta della Marvel (Rob Liefield, Erik Larsen, Jim Lee) erano ormai in rapporti astiosi con la casa editrice.  Il nodo principale era la scarsa considerazione della major nei confronti dei propri autori, trattati come semplici dipendenti. I supereroi, ormai all’apice del loro successo, erano considerati una fonte di guadagno in sé, a prescindere da sceneggiatori e disegnatori che davano loro vita.

Spawn
Todd McFarlane, creatore di Spawn

Tale situazione di “malcontento interno” portò nel ‘91 alla fondazione della Image Comics, con l’ambizione di rappresentare un’alternativa al monopolio Marvel-DC. Ambizione avallata dall’esistenza, da diversi anni, di un’altra casa editrice indipendente, la Dark Horse. La linea editoriale si ripromise fin dal primo momento di lasciar spazio alla creatività individuale e soprattutto di lasciare agli autori i diritti sui propri personaggi.  Il tentativo di fondare un universo supereroistico alternativo andò tuttavia scemando. Una generale crisi del fumetto americano verso la fine degli anni ’90 e una scarsa coesione della direzione editoriale ed artistica costituirono le cause principali. Eppure serie come Spawn e The Walking Dead restano ad oggi prodotti di punta del settore.  La Image Comics si conferma dunque un terzo polo dell’editoria americana del fumetto.

Spawn, anti-eroe del fumetto americano

SpawnSpawn è il discendente diretto di questo clima di emancipazione interna. Ne esamineremo qui i primi cento capitoli. Il protagonista Al Simmons, frutto di un’idea liceale di Todd McFarlane, è un ex-militare morto e rinato sulla Terra come un Hellspawn. Un patto con il demone Malebolgia gli ha concesso poteri di cui disporre a piacimento fino al loro esaurimento. Dopodiché egli sarà costretto a combattere al servizio del suo padrone nello scontro finale tra Paradiso e Inferno. Una versione fumettistica del classico patto col diavolo, su uno sfondo manicheo tipicamente americano.


L’ambientazione è marcatamente noir, i personaggi si muovono in una New York tetra e inospitale, sottolineando il degrado sociale e la corruzione diffusi. La violenza frequente fa da sfondo a storie crude. Lo stesso protagonista, accompagnato da pipistrelli, ratti, scarafaggi, vermi, è una rappresentazione del degrado e dell’oscurità. Tutti segnali evidenti della distanza presa dal panorama, tutto sommato positivo, dei supereroi. L’intenzione è quella di sottolineare le differenze e raccogliere con maggior vigore la lezione del revisionismo supereroistico degli anni ’80.

SpawnNelle parole dell’autore, Spawn non è un eroe senza macchia, è qualcuno capace di uccidere se messo alle strette. Tradito dalla vita e perfino dalla morte, Al Simmons vorrebbe solo riconquistare il suo posto nel mondo e riabbracciare la moglie che purtroppo si è ormai lasciata il passato alle spalle. Tuttavia si scontrerà continuamente con la realtà della sua morte che non riesce ad accettare nemmeno di fronte alla propria lapide. È Spawn ad essere tornato in vita e forze al di là della sua comprensione si contendono il suo potere.

Non solo storie

Spawn non si è fatto però riconoscere solo per la trama originale. Buona parte del merito va all’aspetto visivo, legato, nell’arco narrativo considerato, ai nomi dello stesso McFarlane e di un non meno valido Greg Capullo. Anzi, è proprio lo Spawn di quest’ultimo probabilmente il più noto nell’immaginario collettivo.

McFarlane si distingue per inquadrature efficaci, storyboard audaci e originali, spesso arricchiti anche nei contorni o a volte disintegrati per non rimanere vincolati alla geometria delle vignette. Anche il tratto, in cui riconosciamo l’autore che ha portato Spiderman a una dei suoi picchi più elevati, ben si adatta a molteplici rappresentazioni. I disegni di Capullo, sicuramente più moderni, sono la degna maturazione grafica dei personaggi, per quanto lascino in secondo piano la cura ricercata e originale degli storyboard dei numeri precedenti. I colori seguono ugualmente un’evoluzione, da toni più nitidi a effetti meno sgargianti e più cupi.

Spawn

Storia e disegni sono sempre accompagnati da una voce narrante. Espediente narrativo efficace, che raggiunge punte di lirismo notevole, senza però riuscire ad essere costante. Il tentativo di accostare una narrazione da romanzo al fumetto risulta a volte stucchevole e non raggiunge le vette di un Gaiman o di un Moore.

Altra caratteristica curiosa di Spawn sono le rassegne tv, quasi un marchio della serie. Spesso McFarlane fa il punto della situazione attraverso la voce di tre emittenti televisive (cronachistica, scandalistica e polemica), offrendo varie prospettive da cui osservare la storia. Infatti, anche se è un risultato non sempre raggiunto a pieno, non c’è sempre e solo un modo di leggere gli eventi.

Diversi, ma non troppo

SpawnMcFarlane mostra subito di avere un progetto ambizioso ed ampio in mente e riesce ad intrecciare un numero notevole di storie. Il ricco ventaglio di personaggi (Sam & Twitch, Violator, Cagliostro e altri) sostiene, almeno nei primi 100 episodi, una trama solida. Nonostante le ramificazioni continue, mantiene una direzione, differentemente dalle classiche e interminabili pubblicazioni americane. Una caratteristica quasi troppo bella per essere vera e infatti giungiamo al proverbiale “ma”. Fin dai primi capitoli non era mancata occasione di divagare, perdersi in storie autoconclusive, spesso caratterizzate da un taglio narrativo originale. Come anche non sorprendono né guastano le sotto-trame frequenti, di seguito ricondotte al filone principale. Tuttavia, spesso si rischia di perdere l’orientamento, come accade verso il capitolo 50 o dal 75 in poi. L’evento capitale che sancisce la conclusione di questa prima saga è raccontato sbrigativamente nell’arco del capitolo 100. L’impalcatura narrativa che aveva contraddistinto capitoli ed eventi precedenti si perde proprio nel punto cruciale.

Sebbene il tentativo di distanziarsi dalle major per quanto riguarda i contenuti, Spawn non riesce comunque a svincolarsi dalle leggi del mercato USA. Volendo andare oltre i cento capitoli qui considerati, se ne ha ulteriore conferma. Basti pensare ai numeri 95-100 dell’edizione italiana, dove assistiamo al tanto atteso Armageddon o agli sviluppi più recenti. McFarlane avrebbe potuto concludere un’opera suggestiva e di ampio respiro, ma ha preferito seguire l’esempio dei propri rivali. Seppur le vendite sostengano ancora la serie, si fatica a riconoscerle il valore artistico che meritano indubbiamente i capitoli più vecchi.Spawn

 Giovanni Di Rienzo

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