Home Attualità Recensioni di libri Il Velo di Iside di Fiorella Franchini, la recensione

Il Velo di Iside di Fiorella Franchini, la recensione

437
il velo di iside

Il velo di Iside, sesto romanzo della giornalista pubblicista e scrittrice Fiorella Franchini, racconta due storie animate da sentimenti diametralmente opposti che si intersecano nei meandri delle antiche Neapolis e Puteoli. Da un lato il nascente e delicato, benché blasfemo, amore tra Valerio Pollio Isidoro, navarco della flotta romana di Miseno, e Cassia Livilla, sacerdotessa di Iside, dall’altro i rancori dei misteriosi mandanti di una congiura contro il potere di Roma.

Il romanzo, edito da Homo Scrivens, si apre infatti con il primo turbolento incontro tra i due protagonisti e con Livilla che ascolta una conversazione che non avrebbe mai dovuto udire riferendone poi il pericoloso contenuto a Valerio. Entrambi cercheranno di fermare il complotto, la cui attuazione è prevista per il giorno del Navigum Isidis, trovandosi ad affrontare, oltre ai cospiratori, anche l’ostinata incredulità dei rispettivi superiori, il gran sacerdote Mazin e il legato Marcio Filippo Rufino.

Un passato presente

Uno dei pregi dell’opera di Fiorella Franchini è la capacità dell’autrice di restituire un’immagine estremamente accurata del passato senza però farlo apparire come un qualcosa di distante e separato dalla realtà quotidiana. Si tratta infatti di un passato presente e vitale i cui abitanti non assumono una dimensione epica per il solo fatto di appartenere ad un’epoca lontana ma al contrario si districano tra problematiche concrete e attuali.

il velo di iside
Fiorella Franchini

Il contrasto tra le imposizioni derivanti dalle norme sociali e morali e gli effettivi comportamenti dei personaggi ad esempio è onnipresente sia nei protagonisti, il cui amore è di fatto sacrilego, che nei comprimari. Individui come Mazin e Marcio Filippo infatti infrangono ripetutamente quello stesso sistema di valori di cui dovrebbero rappresentare la massima espressione indulgendo in attività da loro stessi pubblicamente biasimate.

Anche i luoghi, di cui Il velo di Iside offre descrizioni estremamente immersive, sono privi di qualsiasi perfezione bucolica: Neapolis, con il suo caotico mercato e l’infinito dedalo di viuzze in cui è facile perdere l’orientamento, non appare infatti troppo diversa dalla Napoli moderna.

La scelta di impiegare termini latini per indicare determinati luoghi o oggetti estranei al mondo moderno, assieme all’uso di metafore a tema mitologico, impedisce invece uno scivolamento eccessivo verso il presente mantenendo il giusto distacco temporale tra il lettore e le vicende narrate. L’utilizzo di tali termini non pregiudica però la comprensione del testo dato che la loro traduzione (corredata da un’utile contestualizzazione) è riportata in un pratico glossario posto in chiusura di volume.

Il mondo attraverso il velo di Iside

La condizione sacerdotale di Cassia Livilla ha un ruolo centrale nel romanzo, visibile fin dal titolo: il velo a cui esso allude è infatti quello indossato dalla giovane per indicare la sua appartenenza al culto di Iside.

il velo di iside
La copertina del romanzo

Cassia Livilla è animata da una forte e autentica devozione verso la dea egiziana che emerge sia dalle sue azioni costantemente volte ad accrescerne la popolarità che dalle invocazioni rivoltele nei momenti di maggiore scoramento. L’incontro con Valerio rappresenta quindi per lei l’inizio di un forte travaglio interiore che la porterà a scoprire pulsioni totalmente nuove (come l’amore e la gelosia) e a lacerarsi tra la volontà di assecondarle e quella di non tradire i giuramenti prestati alla divinità e ai genitori che a lei l’hanno consacrata.

Il suo status però non influenza solamente il rapporto di Livilla con Valerio bensì tutte le interazioni sociali della ragazza. La sua sacra inviolabilità la rende infatti oggetto della venerazione di gran parte della popolazione, ma anche bersaglio delle critiche dei tradizionalisti più intransigenti oltre che interesse prediletto di giovani facinorosi affascinati dal proibito.

Livilla si trova quindi ad essere giudicata in base al proprio ruolo più che per le proprie qualità personali, cosa di cui, con lo scorrere delle pagine, diverrà sempre più consapevole sviluppando un crescente bisogno di normalità che apre interessanti spiragli di riflessione sulla condizione del diverso e sulla sua impossibilità di scelta.

Alessandro Ruffo

Commenti

Commenti