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Aerosmith: l’araba fenice della musica rock

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Aerosmith logo

Il mondo dello spettacolo può essere paragonato a una grande arena gladiatoria dove vari combattenti, di ogni età e lignaggio, si affrontano senza esclusione di colpi per poter dimostrare la propria egemonia. Qualche volta si formano alleanze, anche piuttosto bizzarre, e altre volte si rimane soli, venendo sopraffatti dai più forti. Raramente può anche capitare che chi si pensava fosse morto e oramai dimenticato improvvisamente viene fuori più forte che mai. Questo è ciò che spesso è accaduto agli Aerosmith, una delle band più influenti della storia del rock, il cui percorso artistico può benissimamente paragonarsi allaraba fenice, il mitologico uccello che dopo la morte riesce a risorgere dalle sue ceneri.

Un dono di famiglia

Steven Tyler


Nel periodo delle grandi emigrazioni di massa degli italiani di fine Ottocento, il musicista Giovanni Tallarico di certo non poteva sapere che sarebbe stato il nonno di uno dei più grandi cantanti in assoluto, Steven Tyler.

Passate le emigrazioni e passate le guerre, nel 1970 il giovane Steven incontra il chitarrista Joe Perry e il bassista Tom Hamilton che formeranno il nucleo portante degli Aerosmith. Assieme ai tre, si uniranno anche Joey Kramer e Ray Tabano, dando così alla luce il primo esempio di hard rock americano.

I primi passi e i primi successi

Aerosmith anni '70

Non passerà molto tempo per la pubblicazione del primo album, l’omonimo Aerosmith del 1973, che conterrà la famosa ballata, scritta sulla falsariga di Stairway to Heaven, Dream on. Ma il successo arriverà nel 1975 con la pubblicazione di Toys in the Attic che conterrà la sempreverde Walk This Way. L’anno successivo è la volta di Rocks, uno degli album più influenti dell’hard and heavy statunitense. Grazie a ciò, la Columbia Records li metterà sotto contratto attestandoli come band più importanti di quegli anni.

I primi problemi e le crisi

 

Joe Perry e Steven TylerDenaro e vizi corrono spesso di pari passo, come ben possono attestare il duo Tyler-Perry soprannominati dalla stampa i toxic twins (“gemelli tossici“) per il loro uso smodato di stupefacenti. Anche artisticamente sembra che l’estro si sia esaurito, nonostante le 11 milioni di copie vendute del greatest hits del 1980, poiché i successivi Rock in a Hard Place e Done with Mirrors non riscuotono molto successo.

La rinascita dalle ceneri

Aerosmith e RunDMC

Cosa accade quando un talentuoso duo rap in ascesa incontra uno scatenato duo rock in caduta? Succede che nasce il primo crossover della storia della musica. Proprio come Igor, lo strampalato personaggio di Frankenstein Junior, dice al dottore “segua i miei passi” così faranno anche i Run DMC agli Aerosmith rielaborando la loro Walk This Way e riproiettandoli in auge nel 1986.

Grazie a questo slancio creativo, gli Aerosmith ritornano a tutta forza pubblicando album come Permanent Vacation del 1987 che contiene quasi più hit di un greatest hits. Adattatisi all’hair metal di quegli anni, le canzoni come Rag Doll, Dude (Looks Like a Lady) e Angel riescono a far breccia sia nel cuore dei vecchi che dei nuovi fans, i quali vengono subito accontentati col successivo Pump.

Adattarsi ai nuovi media

 

Aerosmith anni '90Ciò che più ci sorprende degli Aerosmith è il loro sapiente modo di adattarsi ai nuovi mezzi di comunicazione, che essi siano riviste specializzate, reality show, internet, videogiochi o film.

Non è un caso che Get a Grip, l’album di maggiore successo della loro carriera con oltre 20 milioni di copie vendute dal 1993, abbia raggiunto i risultati sperati grazie ai videoclip promozionali dove figuravano la giovane e talentuosa Alicia Silverstone, Liv Tyler (la figlia di Steven) e Edward Furlong (l’indimenticabile John Connor di Terminator 2).

Così come non è un caso che la linea cinematografica tracciata da James Cameron con Titanic sia stata seguita anche dal regista di Armageddon per il quale furono ingaggiati gli Aerosmith che scrissero la famosissima power ballad I Don’t Wanna to Miss a Thing.

Guitar Hero

Altro esempio eccelso del loro adattamento è la serie di videogiochi Guitar Hero con i quali hanno spesso realizzato più introiti che con alcuni loro album.

Ma la figura degli Aerosmith, in particolare quella del loro frontman Steven, è legata anche al mondo dei talent show, come American Idol, che attesta la loro grande versatilità di fronte ai media e la loro adattabilità nel corso del tempo.

E il futuro?

Nei quasi cinquanta anni di carriera e gli oltre 150 milioni di dischi venduti, gli Aerosmith rappresentano bene, sia a livello di critica che di commerciabilità, quell’idea di rock immortale e coinvolgente per il neofita o per l’estimatore del genere.

Armageddon

Dalle palestre delle scuole superiori alle grandi arene, da interi album finiti nel dimenticatoio a singoli sempreverdi, gli Aerosmith, grazie alla loro camaleontica versatilità, hanno saputo servire il rock in tutte le salse, adattandolo a seconda del periodo, ma soprattutto dei mezzi di comunicazione.

Se in futuro ci saranno nuovi media non dovremmo sorprenderci più di tanto se gli Aerosmith sapranno sfruttare anche questi, librando le loro ali dalle ceneri dell’oblio per tornare fino alla cima del successo.

Antonio Cusano

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