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Meditazione: la storia e l’incontro con la Filosofia

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Da Oriente a Occidente la meditazione è una pratica dell’uomo, che ha origini molto antiche e presente ancora oggi in molti ambiti. Che sia un percorso filosofico o un’esperienza spirituale, essa è ricerca di senso e di un contatto più autentico con la propria interiorità.

Da Oriente…

Il primo riferimento alla meditazione compare, in ambito letterario, nel VII secolo a. C., nella zona settentrionale dell’India, nelle Upanishad, una raccolta di trattati induisti. Essi rispondono agli interrogativi universali dell’uomo sull’esistenza e sulle verità supreme.

Il termine meditazione è così presentato:

“La riflessione (dhyāna), in verità, è superiore alla ragione. In certo modo la terra riflette, l’atmosfera riflette, il cielo riflette, in certo modo riflette l’acqua, riflettono le montagne, in certo modo riflettono gli dei e gli uomini”.


Meditazione o dhyāna è definita così da Paňtajali, famoso grammatico sanscrito vissuto probabilmente nel II sec. d.C. Essa è uno stato di coscienza che lo stesso definisce in questi termini:

“uno scorrere di pensiero unificato”.

Si verifica cioè il raggiungimento di non-distinzione fra soggetto pensante e oggetto pensato. Quest’ultimo passo, nel cammino dello yoga classico, avviene nell’illuminazione o samàdhi, chiamata anche estasi mistica. Il pervenire alle realtà ultime consente all’uomo di emanciparsi dalle illusioni o dal mondo dei fenomeni: ne consegue un risveglio spirituale, un’apertura verso un piano complessivo di autenticità.

Un secolo più tardi, nasce in India la religione buddhista, che rifiuta la tradizione vedica, e arriva a negare l’esistenza di un principio assoluto. In pochi secoli il buddhismo si diffonde in gran parte del territorio indiano e successivamente in occidente. Come l’induismo, il buddhismo parte dall’idea che l’individuo prova un profondo disagio esistenziale dinnanzi alla caducità dei fenomeni sensibili prediligendo il distacco totale dal mondo sensibile.

Buddha affermerà:

“Questa, o monaci, è la santa verità circa il sentiero che conduce alla soppressione del dolore: è l’augusto ottuplice sentiero, e cioè: retta fede, retta decisione, retta parola, retta azione, retta vita, retto sforzo, retto ricordo, retta concentrazione”.

Questo è il cammino che conduce alla liberazione (nirvāna), attraverso la pratica della meditazione (samādhi), la pratica delle virtù morali (sīla) e la pratica della sapienza (prajnā). Un’interessante forma di meditazione buddhista si sviluppa in Cina nella scuola giapponese chanista, caratterizzata dallo scontro dialettico fra il maestro e l’allievo.

… a Occidente.

La pratica meditativa era già esistente nel mondo orientale, quando i primi filosofi nelle colonie ioniche della Grecia si dedicavano alla ricerca speculativa circa l’esistenza. L’influenza della filosofia orientale sul pensiero occidentale è nata, come spiegano gli orientalisti, da alcuni flussi migratori come quello dei sacerdoti Magi, una casta appartenente alla religione zoroastriana. Dalla Babilonia e dalla Media, i sapienti hanno raggiunto le colonie dell’Asia Minore, a Mileto, Samo ed Efeso, consegnando la cultura iraniana e babilonese, ma anche dottrine e credenze della cultura indiana.

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Mappa dei territori del Mediterraneo (550 a.C.)

Ad esempio sul piano della speculazione matematica, gli occidentali hanno mutuato dal mondo orientale, l’idea di infinito. I primi Greci infatti ponevano la perfezione proprio nei concetti di limite e nel finito.

Non la meditazione, dunque, ma anche molti altri concetti filosofici sono nati in ambito religioso orientale: ciò è provato dai più antichi testi religiosi indiani. Dall’incontro con altre forme filosofiche antiche, sono perdurati in occidente.

Il cammino meditativo dell’Itinerario bonaventuriano

È con la mistica, con particolare riferimento a quella cristiana medievale, che l’uomo utilizza la meditazione come momento per un dialogo con Dio. La tecnica meditativa questa volta consiste per l’uomo cristiano nel percorrere i vari gradi dell’ascesa a Dio e la meditazione è propriamente:

“il raccogliersi dell’anima in se stessa che ha per oggetto l’immagine stessa di Dio”.

A tal proposito, Bonaventura da Bagnoregio, tra i maggiori pensatori della tradizione francescana medievale, nell’opera Itinerarium mentis in Deum (1259), ha scelto proprio la meditazione come mezzo per contemplare l’immagine di Dio. Per giungere a Lui, quindi, l’uomo deve attraversare tre gradi, accompagnati dalla preghiera. Il dottore della Chiesa, definito anche Doctor Seraphicus, sostiene:

« […]nessuno può giungere alla beatitudine se non trascende sé stesso, non con il corpo, ma con lo spirito. Ma non possiamo elevarci da noi se non attraverso una virtù superiore. Qualunque siano le disposizioni interiori, queste non hanno alcun potere senza l’aiuto della Grazia divina. Ma questa è concessa solo a coloro che la chiedono […] con fervida preghiera. È la preghiera il principio e la sorgente della nostra elevazione. […] Così pregando, siamo illuminati nel conoscere i gradi dell’ascesa a Dio. »

La meditazione cartesiana: un nuovo modello di pensiero

Da un punto di vista filosofico occidentale l’idea della meditazione perde sempre più il suo innato aspetto mistico. L’aspetto tecnico e la sua utilità nella riflessione filosofica e psicologica vengono privilegiati.

La filosofia di Cartesio in particolar modo è contraddistinta da interessi scientifici e metafisici, convogliati nel suo progetto mirabile di una riforma del sapere. Il filosofo in Meditazioni metafisiche (1641) pone l’atto meditativo e riflessivo come orientamento dell’uomo nel mondo. 

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Ritratto di René Descartes

Cartesio affermerà:

“Ora, dunque, che il mio spirito è libero da ogni cura, e che mi sono procurato un riposo sicuro in una pacifica solitudine mi applicherò seriamente e con libertà a una distruzione generale di tutte le mie antiche opinioni”.

Ciò rappresenta l’abbandono di una cultura obsoleta in virtù di nuovi riferimenti culturali, ancora l’abbandono del vecchio oggetto per il nuovo. Grazie, dunque, alla meditazione Cartesio percorre questo cammino e approda ad una verità per lui evidente: quella di esistere. Questa è la verità che il dubbio non può fermare, ma anzi avvalorare perché per poter dubitare occorre proprio esistere.

Carolina Montuori

Bibliografia

Giovanni Crapulli, Introduzione a Descartes, Bari 1988, p.197.

G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, Manuale di storia delle religioni, Laterza Bari 2008.

Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, Utet, Torino 1980, p.585.

Upanisad, classici Utet, a cura di C. della Casa, Torino 1983.

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