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Jacopo Robusti, detto il Tintoretto: maestro del Rinascimento

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Il miracolo di san Marco che libera lo schiavo, 1548 circa, Gallerie dell'Accademia, Venezia.
Il miracolo di san Marco che libera lo schiavo, 1548 circa, Gallerie dell'Accademia, Venezia.

Jacopo Robusti, noto come il Tintoretto per il lavoro di tintore di stoffe del padre, è considerato uno degli ultimi maestri del Rinascimento. Sugli anni della formazione del Tintoretto ci sono molte incertezze. Neanche la data di nascita è certa dato che si è perso l’atto di battesimo in un incendio, sebbene si creda che sia da far cadere tra il 1518 ed il 1519.

Gli inizi

Le principali fonti di informazione sulla vita del Tintoretto sono Giorgio Vasari e Carlo Ridolfi. In particolare il Ridolfi riporta una leggenda che dice appresa dal figlio del Tintoretto, Domenico, secondo la quale il padre fu avviato alla carriera di pittore perché da piccolo usava i colori da stoffa paterni per dipingere le pareti di casa.

Sempre secondo il Ridolfi fu messo a bottega da Tiziano che, visto il grande talento di Jacopo, lo cacciò dopo pochi giorni. Sebbene ci siano dubbi sulla veridicità di questa informazione, i due grandi artisti veneziani furono sempre rivali.

Tintoretto, San Rocco in gloria, Sala dell'albergo, Scuola Grande di San Rocco
Tintoretto, San Rocco in gloria, Sala dell’albergo, Scuola Grande di San Rocco

Per la Scuola Grande di San Rocco


Il carattere del Tintoretto è bene espresso dai suoi biografi; Vasari lo definí “il terribile”, mentre Ridolfi scrisse che aveva il desiderio di “farsi conoscere come il pittore più audace del mondo”.

A testimonianza di questa ambizione, Vasari ci racconta che nel 1584 fu coinvolto nel concorso per la commissione del tondo raffigurante San Rocco in Gloria per il soffitto della Sal dell’Albergo per la Scuola Grande di San Rocco. Mentre gli altri artisti in gara erano intenti alla preparazione di bozzetti e disegni, il Tintoretto presentò l’opera completa e già posta nel soffitto, donandola alla Scuola e aggiudicandosi così tutti i successivi lavori.

Lo stile del Tintoretto

Lo stile del Tintoretto è molto energico. Il pittore riesce a coniugare la passione per la luce ed i colori veneziana ad una solida base disegnativa michelangiolesca. È tra i primi veneziani, infatti, ad aprirsi alle novità manieristiche. La velocità e la forza con cui le pennellate dell’artista creano giochi di luce e coloristici lo hanno fatto considerare tra i precursori del Barocco.

La costruzione dei corpi

Il ritrovamento del Corpo di San Marco, 1562-66, Pinacoteca di Brera, Milano
Il ritrovamento del Corpo di San Marco, 1562-66, Pinacoteca di Brera, Milano

Ciò che più colpisce nelle sue opere sono le pose ardimentose dei personaggi. Nel ciclo fatto per la Scuola di San Marco e dedicato al santo omonimo due opere testimoniano questo gusto per le pose inusuali.

Il primo è Il miracolo di San Marco. Al dinamismo della parte inferiore del quadro corrisponde una calma totale in quella superiore, rotta solo dal Santo che irrompe sulla scena dall’alto, mostrandosi a noi a testa in giù e in uno scorcio audace.

La seconda opera che mostra la capacità dell’artista veneziano di creare personaggi in posizioni insolite è Il ritrovamento del corpo, in cui alla scena principale raffigurante il santo che mostra ai fedeli dove è conservata la propria salma, il Tintoretto aggiunge la presenza di un ossesso avvinghiato alla donna che lo accompagna. In secondo piano il momento in cui il corpo viene calato dalla tomba. Ed è proprio qui che il genio del Tintoretto crea una cosa mai vista prima: un corpo che pende dalla tomba, per metà tirato giù dai fedeli, e per l’altra metà legato da una benda che lo tiene fermo.

L’uso della luce

L'Ultima Cena, 1592-4, Basilica di San Giorgio Maggiore, Venezia
L’Ultima Cena, 1592-4, Basilica di San Giorgio Maggiore, Venezia

Per comporre le sue opere il Tintoretto era solito porre dei modellini in cera in una scatola, come interagivano tra di loro, il modo in cui la luce li colpiva e le ombre che si formavano. La capacità di dominare la luce è l’altra cifra stilistica dell’artista.

Il Tintoretto ha la capacità di utilizzare più fonti luminose, non solo dominando le ombre e le lumeggiature che ne derivano, ma usandole per dare complessità e toni quasi visionari alle opere. Come accade nell’Ultima cena, dipinto in cui alla luce della lampada si associa quella del nimbo di Cristo e l’aura spirituale e luminosa degli apostoli.

Eredità

Il Tintoretto morì nel 1594. Più di uno dei suoi figli seguì le orme paterne. Molto apprezzata come ritrattista fu la figlia Marietta, morta a soli trent’anni. La sua bottega fu portata avanti dal figlio maggiore, Domenico.

Gaia Anna Mangone

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