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Portogallo: Ascesa e Caduta di Salazar e dell’Estado Novo

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Uniao Nacional
Propaganda della "Uniao Nacional" portoghese per le elezioni del 1934

Il Portogallo conobbe uno dei regimi autoritari più longevi d’Europa, della durata di ben quarantanove anni, dal 1926 al 1975. Questo regime, detto Estado Novo, che fu guidato per la gran parte della sua esistenza dalla personalità del professore ed economista António de Oliveira Salazar, attraversò indenne la Seconda Guerra Mondiale, fu membro fondatore della NATO, ed ebbe termine esclusivamente con la Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1975.

Come si forma questa dittatura? Com’è possibile che questo governo dalle posizioni esplicitamente vicine al Fascismo attraversasse indenne il secondo dopoguerra del XX secolo? E cosa portò, infine, alla Rivoluzione dei Garofani?

Una situazione caotica

La nazione portoghese entra nel secolo ventesimo in una situazione di grande confusione e con un’economia gravemente dissestata. La giovane repubblica, nata nel 1910 dalla cacciata del sovrano Manuel II del Portogallo, non era riuscita a risolvere i gravi problemi del paese.

La politica anticlericale del partito liberale al governo aveva alienato le simpatie di larghi strati della popolazione, ed aveva rinforzato l’ostilità delle correnti monarchiche e dell’integralismo lusitano presenti negli strati più conservatori della società. L’instabilità estrema della giovane democrazia portava a rapidi cambiamenti di governo, e ciò rendeva sempre più instabile la situazione.

La dittatura militare e l’avvento di Salazar

A spezzare questa situazione doveva intervenire il colpo di stato del 28 maggio 1926, portato avanti dal Generale A.Ó. de Fragoso Carmona, che istituì una dittatura militare. Il neonato regime iniziò ad epurare l’amministrazione statale dalla presenza di civili, ed a perseguitare sia la vecchia élite liberale, che partiti e movimenti delle sinistre (Comunisti, Socialisti, sindacati), che pure erano stati favorevoli ad una “rivoluzione” che avesse rovesciato una repubblica considerata ferocemente borghese.

La nuova dittatura militare non doveva conoscere una maggiore

Antonio de Oliveira Salazar
Antonio de Oliveira Salazar 

pace, tanto che contro di essa si scatenarono sollevazioni (In Portogallo e nelle isole di Capo Verde) nel 1927, 1928 e 1931. Inoltre la gestione “militare” dell’amministrazione statale doveva

ulteriormente aggravare la situazione economica portoghese, elemento che costrinse a convocare nella compagine di governo, inizialmente con il ruolo di consulente, il dottor Antonio Salazar, professore di Economia e esponente di primo piano del movimento anti-borghese, cattolico e monarchico dell’Integralismo Lusitano.

Il consolidamento del potere

Convocato alla consulenza nel 1928, Salazar riuscì entro il 1930 a stabilizzare l’economia e la moneta portoghese imponendo i dogmi del pareggio di bilancio, imponendo nuove tasse (col sostegno delle Forze armate) e liquidando buona parte del debito pubblico.

Durante questo processo riuscì ad aumentare il proprio potere politico pur dalla posizione di Ministro delle Finanze, divenendo più potente di chiunque altro e raggiungendo nel 1932 il ruolo di Primo Ministro (Mentre la presidenza della Repubblica sarebbe stata sempre occupata da un militare). Dalla sua nuova posizione, Salazar tentò di chiarire la forma istituzionale della dittatura, che nelle intenzioni sarebbe dovuta diventare uno Stato Totalitario Corporativo.

Estado Novo, Salazar
Manifesto di propaganda dell’Estado Novo. Sono evidenti i riferimenti religiosi e politici al cattolicesimo nazionale (La Croce Scudata dello stemma nazionale portoghese) ed al Fascismo (Il Saluto romano teso verso il vessillo patrio). In alto a destra, la bandiera della Legione Portoghese, uno dei corpi paramilitari del regime Integralista.

A questo scopo formò l’União Nacional, che assunse presto il ruolo di partito unico, e, tra il 1932 ed il 1934, delineò tutta una serie di leggi fondamentali che dovevano dar vita all’Estado Novo. Fra queste misure la più importante fu la Costituzione del 1933, che nelle intenzioni doveva configurare il Portogallo come un vero e proprio stato <<antiliberale, antiparlamentare e antidemocratico>>.

Si prevedeva la creazione di una Camera “Corporativa”, espressione dei ceti, accanto ad una Camera “Politica” ed elettiva secondo criteri di censo e di educazione estremamente restrittivi, che nel tempo divennero sempre più autoritari, senza considerare le limitazioni della censura ed i condizionamenti di esercito e polizia sul processo elettorale, tanto da rendere di fatto impossibile una seria contesa da parte delle opposizioni al regime di Salazar.

La politica estera

Il Regime “Integralista” di Salazar sostenne attivamente ed apertamente i Franchisti durante la Guerra Civile Spagnola, a fianco dei rinforzi mandati dall’Italia fascista e dalla Germania Nazista. Non ci si preoccupò di nascondere quest’appoggio alle forze spagnole repubblicane, poiché secondo l’opinione di Salazar, dalla vittoria dei ribelli franchisti dipendeva la stessa possibilità che l’Estado Novo continuasse ad esistere.

Rimase invece neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale, in ottemperanza alla tradizionale alleanza del Portogallo con la Gran Bretagna. Questa neutralità ed il fortissimo anticomunismo del regime portoghese consentirono al Portogallo di divenire uno dei membri fondatori dell’Alleanza Atlantica.

La caduta del regime

Tuttavia, il mutato clima del dopoguerra e la progressiva smobilitazione delle colonie europee nel mondo, posero ben presto il regime di Salazar nella condizione di doversi aprire al commercio internazionale (abbandonando il modello di economia

Impero Portoghese
L’Impero Portoghese nel XX Secolo

autarchica) e d’iniziare a combattere una guerra militare e

culturale per difendere il proprio impero coloniale.

Il lungo e costoso conflitto d’oltremare contro le rivoluzioni anti-coloniali di Angola, Mozambico e Guinea non solo aggravò moltissimo la situazione economica del regime, ma anche quella politica. Le cose non dovevano migliorare dopo l’improvvisa uscita di scena di Salazar nel 1968 per via di un grave incidente domestico.

Alla guida dell’Estado Novo salì dunque Marcelo Caetano, che rimase al potere sino al 25 Aprile 1975, quando il governo del Regime, arrivato al capolinea per il malcontento diffusissimo fra militari e popolo, fu sovvertito dalla “Rivoluzione dei Garofani”, in realtà un colpo di Stato portato avanti da settori di sinistra dell’esercito, che ricevette un immediato appoggio popolare. La caduta dell’Estado Novo pose fine al lungo e controverso esperimento di “stato corporativo”, e con esso la fine del più longevo regime d’ispirazione fascista in Europa.

Alessio Staccioli

Bibliografia

Martins, H. Portogallo in “Il Fascismo in Europa” a cura di S.J. Woolf, Biblioteca Universale Laterza, 1984. (Edizione Originale: “European Fascism”, London, Weidenfeld & Nicolson, 1968).

Sitografia

Treccani, Enciclopedia. Alla voce “Portogallo”, http://www.treccani.it/enciclopedia/portogallo (Consultata il 15/12/2017)

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