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Narcotraffico e Stati Uniti: la relazione del “Plata o Plomo”

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PlanColombia

Plata o Plomo” è un’espressione di origine spagnola che può essere letteralmente tradotta in italiano con “Denaro o Piombo”; dà il nome alla “politica” del boss del narcotraffico colombiano Pablo Emilio Escobar, con la quale si assicurò l’appoggio delle forze di polizia e del governo colombiano tramite azioni di corruzione o violenza.

narcotraffico
L’agente della DEA, Steve Murphy, partecipa alla cattura e all’uccisione di Pablo Escobar

La stessa politica potrebbe essere, a mio parere, applicata per descrivere, con le dovute precisazioni, le relazioni tra gli Stati Uniti e il continente sudamericano, in particolare proprio con la Colombia. Fin dal 1823 infatti, con le dichiarazioni del presidente americano James Monroe che includeva l’America Latina nella sfera di influenza del suo Stato, gli U.S.A. sono intervenuti molteplici volte nei paesi latini dell’emisfero,  per difendere i propri interessi politici ed economici.

Tra il 1930 e gli anni ’70 quando un governo latino si ribellava all’egemonia americana, veniva solitamente sostituito da una figura dittatoriale appoggiata dagli Stati Uniti. I presidenti sudamericani più progressisti erano accusati di avere legami con il regime comunista e, tramite operazioni di intelligence e di supporto alla controguerriglia interna, venivano deposti: emblematico è il caso di Salvator Allende in Cile, rovesciato per favorire la salita al potere del dittatore Pinochet.

Nel mondo post Guerra Fredda, l’interventismo americano fu giustificato tramite operazioni atte a fermare il traffico di droga che dal continente sudamericano coinvolgeva l’intero globo. La guerra al narcotraffico era insomma la nuova raison d’etre delle forze militari americane, un nuovo argomento da utilizzare a proprio favore dopo il collasso dell’URSS. Prima del definitivo crollo dello schieramento comunista, il governo Reaganiano inventò appositamente il concetto di “narco-guerrilla” per screditare il regime Sandinista in Nicaragua: collegandolo falsamente alla droga e al suo smercio convinse l’opinione pubblica americana dell’importanza della guerra in America centrale.

Parlando di narcotraffico è impossibile non collegarsi alla Colombia e al suo speciale rapporto di collaborazione con gli Stati Uniti. Le conseguenze della relazione tra questi due paesi influenzano tutt’ora la politica e la società colombiana e forse proprio per questo è difficile inquadrare storicamente il fenomeno.

Antidrug Abuse Act

Tra il 1986 ed il 1988, in piena “War on Drugs”,  il governo americano varò due apposite leggi, gli Antidrug Abuse Act (1986-1988) che, oltre ad aggiornare il sistema federale di controllo per le droghe, introdussero il principio di certificazione. Nel procedimento legislativo del 1986, infatti, è stato incluso un accordo di cooperazione con i paesi impegnati nella lotta al narcotraffico; secondo questo, ogni anno il Presidente americano può certificare o decertificare, anche tramite un apposito ente chiamato Office of National Drug Control Policy (ONDCP), la collaborazione dei paesi firmatari. Coloro che non ottengono la certificazione vedono ridursi del 50% il sostegno economico da parte degli Stati Uniti e incontrano il parere negativo di Washington nelle richieste di prestiti internazionali.

Tra le condizioni dell’accordo era previsto anche l’utilizzo di pesticidi chimici per la distruzione delle coltivazioni illegali della coca, una pratica che sarà poi alla base del Plan Colombia, il più importante accordo di collaborazione tra Stati Uniti e governo colombiano.

Il Plan Colombia contro il narcotraffico

Il Plan Colombia doveva essere nelle intenzioni del presidente colombiano Pastrana, un novnarcotrafficoello “Piano Marshall”, ma fu subito chiara, sin dalla sua ufficializzazione nel 2000, la natura di trattato militaristico dell’accordo, che vedeva nel narcotraffico la causa principale delle problematiche della Colombia: negli otto paragrafi del Plan si parla di “enormi effetti destabilizzanti del traffico di droga” che hanno generato “una violenza indiscriminata e una corruzione dilagante e hanno allontanato dal paese investitori stranieri che avrebbero potuto giovare all’economia del paese”.

Il pugno di ferro è stato fin da subito evidente, con i reparti speciali americani e colombiani protagonisti di offensive senza precedenti contro i narcotrafficanti; vi furono migliaia di morti e milioni di civili furono deportati dalle loro case. Alla già fragile situazione si erano aggiunte le formazioni paramilitari dell’AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), avversari dei gruppi insurrezionalisti di sinistra, le già note FARC e ELN.

Durante questa vera e propria guerra, è difficile trovare uno schieramento che si sia preoccupato di tutelare i diritti umani, come era stato assicurato nelle pagine del Piano. Così come sembrerebbe non essere stato rispettato il progetto di rilancio dell’economia agricola colombiana, al tappeto dopo i raid degli aerei con i pesticidi, che hanno finito per bruciare soprattutto i campi agricoli mentre le coltivazioni di coca, o hanno resistito, o sono state semplicemente spostate. Si sa… l’erba cattiva non muore mai!

Bisogna essere molto cauti anche nel considerare le recenti trattative di pace tra movimenti di guerriglia e Stato come un successo del Plan Colombia. Oggettivamente il processo di pacificazione è merito della sola politica colombiana dall’inizio del secolo ad oggi.

 La guerra alla droga in Colombia sembrerebbe essere stata dunque uno spettacolare insuccesso, poiché non vi è stata l’auspicata riduzione della produzione e del consumo di questa; nonostante ciò, ancora all’inizio del XXI secolo gli Stati Uniti hanno continuato a garantire al Governo colombiano fondi e aiuto militare. Risultano così evidenti le finalità nascoste dell’operato americano, volto al controllo e all’egemonia sulla totalità del proprio emisfero da ottenere ad ogni mezzo, sia con la collaborazione e l’assistenza economica, sia con la violenza dei propri reparti militari. Insomma sia con la Plata, sia col Plomo.

Simone Varriale

Bibliografia

LIVINGSTONE G., Inside Colombia: Drugs, Democracy and War, New
Brunswick, N.J., Rutgers University Press, 2004.

MARCY W. L., The Politics of Cocaine: How U.S. Foreign Policy has Created
a Thriving Drug Industry in Central and South America, Lawrence Hill
Books, 2010.

Plan Colombia: Plan for Peace, Prosperity, and the Strengthening of the
State, 2000.

ROSEN J. D., The Losing War: Plan Colombia and Beyond, Suny Series
(James N. Rosenau Series in Global Politics), 2014.

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