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Maria Stuart di Schiller: un confronto fra due regine

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Maria Stuart
Elisabetta

Tra il 1799 e il 1800 Friedrich Schiller ultima la sua tragedia più grande, l’opera teatrale considerata il suo capolavoro: Maria Stuart. Per la sua regolarità e per il suo perfetto ritmo drammatico il testo di Schiller è oggi un caposaldo della letteratura tedesca. Ma oltre allo stile e alla sua architettura, la tragedia spicca per i due personaggi femminili protagonisti: la Maria del titolo ed Elisabetta, regina d’Inghilterra. Mentre la prima, per quanto possa essere stata in vita una persona corrotta e corruttrice, attraverso la sua condanna a morte trova il modo per poter espiare le proprie colpe (tra le quali, l’aver permesso l’omicidio del marito), la seconda cerca di conciliare, inutilmente, il binomio potere-amore.

Le liberta di Schiller nella Maria Stuart

Si è spesso criticato a Schiller la totale libertà di cambiare e modificare gli eventi storici e religiosi a proprio piacimento, presentando così una trama che poco ha a che fare con ciò che è accaduto realmente, ma piuttosto con l’amore delle due donne per un unico uomo: il cortigiano Leicester. Questa, dunque, è un’opera teatrale ambivalente su come mantenere il potere e al contempo preservare l’amore.

Lo scontro fra le due regine

Maria Stuart
Leicester

Il sentimento amoroso domina il palcoscenico più volte nella tragedia di Schiller. Senza ombra di dubbio, però, nella Maria Stuart la scena più celebrata è quella del colloquio fra l’imprigionata ed Elisabetta. Quest’ultima, spinta da Leicester, si reca in prigione per poter umiliare la rivale di fronte all’amato (di entrambe). Quello che si svolge fra le due regine è un dialogo carico di odio: entrambe le protagoniste sono convinte di essere nel giusto e non rinunciano alle proprie posizioni. Alla fine dello scontro, le parti sembrano capovolgersi e ad essere sminuita e offesa non è Maria, bensì Elisabetta, definita “figlia bastarda” e ingannatrice del popolo britannico. Queste dure parole varranno la condanna a morte della protagonista di Maria Stuart. Elisabetta, in questo confronto, riesce a vincere uno scontro politico e a salvare il trono ma, perché offesa sul piano umano e morale, si rivela essere poco abile a dominare i propri istinti, arrivando a ordinare l’uccisione della sua rivale.

Potere e amore

Come già affermato poco sopra, la tragedia di Schiller è un’opera di argomento politico e amoroso. Non è semplicemente un testo dove il tema principale è l’amore. In Maria Stuart Schiller tratta l’inconciliabilità dell’esistenza politica e di quella amorosa e ciò è evidente, ad esempio, nella vendetta di Elisabetta dopo il tradimento di Leicester, innamorato di Maria:

(…) Ma come avrei potuto non prestargli fede? Come avrei potuto immaginare che i suoi giuramenti di fedeltà̀ e d’eterno amore fossero uno scaltro inganno? A chi dovrei credere, se lui si è preso gioco di me? L’uomo che ho collocato più̀ in alto di tutti gli altri, che è sempre stato il più̀ vicino al mio cuore, cui ho permesso di comportarsi a corte come il Signore assoluto, come il sovrano! (…) Deve morire, lui deve assistere alla sua caduta e poi cadere dopo di lei. L’ho bandito per sempre dal mio cuore. L’amore è morto, e resta solo la vendetta. La sua caduta dev’essere direttamente proporzionale all’altezza in cui l’avevo posto, deve essere terribile, deve incutere terrore!

(Maria Stuart, Atto quarto, Scena V)

Questa dura verità, ossia l’impossibilità di conciliare amore e trono, è la lezione impartita ad Elisabetta. Per Maria la situazione è ben diversa: durante la sua prigionia, è come se la sua anima si liberasse dalle colpe e si purificasse non solo dell’assassinio del marito, ma anche dello scatto d’ira in prigione con la regina visto sopra. Per questo motivo, accetta la morte ingiusta per mano altrui. Attraverso questo personaggio, Schiller celebra non solo l’ “anima bella”, ma anche una donna che vive e agisce consapevolmente. Si tratta, quindi, di un personaggio femminile differente da quelli incontrati sino ad ora con Schiller (si pensi, ad esempio, ad una passiva Elisabetta di Valois nel Don Carlos).

I pretendenti di Maria

Un altro interessante motivo nella tragedia Maria Stuart è non solo il conflitto fra le due protagoniste, ma anche fra i personaggi maschili innamorati della regina reclusa: Leicester e Mortimer. Il primo è un personaggio ambizioso: per quanto possa essere innamorato di Maria, teme di perdere la propria posizione a corte e presso la regina d’Inghilterra e per questo motivo fa di tutto per preservarsi. Mortimer è una figura immatura: si lascia coinvolgere dal fascino del cattolicesimo e delle sue liturgie e si innamora di Maria attraverso un suo quadro. Deciso a liberare la sua amata, non resiste alla passione per quest’ultima e tenta di violentarla. Per questa sua azione e per la vergogna che ne consegue, deciderà di suicidarsi.

Un’altra tragedia degli intrighi

In questa tragedia, Schiller utilizza tutte le sue “armi” più conosciute per poter creare un certo pathos. Ad esempio, ricostruisce nei minimi dettagli i lunghi preparativi per l’esecuzione di Maria, che sembra quasi svolgersi di fronte allo spettatore. Inoltre, come risulta evidente anche in altre opere, Schiller poco si interessa della storia. Ciò che conta per lui sono gli intrighi, soprattutto se di portata nazionale.

Pia C. Lombardi

Bibliografia

F. Schiller, Maria Stuarda, Einaudi 1982.

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