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La filosofia di Karl Jaspers: comunicazione e storicità dell’esistenza

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L'indirizzo fenomenologico in psicopatologia
Karl Jaspers (1883-1969)

Karl Jaspers, assieme a Martin Heidegger, è considerato uno dei maggiori esponenti della filosofia dell’esistenza di matrice tedesca. Risulta fondamentale nella sua riflessione la contrapposizione tra esserci ed esistenza. L’esserci simboleggia la finitezza empirica dell’esistere. L’esistenza è il manifestarsi della trascendenza dell’autenticità.

Karl jaspers

Comunicazione esistenziale

La comunicazione esistenziale costituisce lo spazio dell’incontro con l’altro. Incontro che si dispiega nella forma della lotta amorosa. Si tratta di uno scontro fra pari, in cui l’obiettivo non è la vittoria. Ma è la chiarificazione dell’esistenza. L’esserci non combatte questa lotta come essere empirico e finito. Si impegna come libertà che si apre all’altro da sé. La relazione con l’altro è solidale e reciproca. Entrambi sono coinvolti nel compito di mettere profondamente in discussione se stessi. Sono intenzionati a ritrovarsi nella loro autenticità.

In Filosofia, opera principale di Karl Jaspers, pubblicata nel 1932, egli scrive:

«Io devo lottare con me stesso e con l’esistenza amata nell’altro, senza violenza, ma senza neppure cessare di porre me e l’altro in questione».

Ma la comunicazione esistenziale ha una portata ben più ampia del dialogo a due. Essa è identificabile con l’origine della socialità dell’uomo. Grazie ad essa, la singolarità entra in contatto con la tradizione. Si inserisce all’interno di un contesto storicamente determinato. La comunicazione ha come luogo di articolazione l’oggettività mondana. Soltanto grazie alla presenza di un ambito oggettivo, l’uomo può uscire dal suo isolamento. Può entrare in rapporto con una realtà differente dalla propria interiorità.

L’esserci si conosce come esistenza. Prende su di sé la responsabilità incondizionata del proprio agire. La responsabilità diviene manifesta nel suo relazionarsi al dover-essere in direzione altrettanto incondizionata. Inoltre, l’esserci  è un soggetto che vive immerso nella storia. All’individualità storica, il mondo appare come un insieme di possibilità indeterminate, che incitano all’azione.

Storicità dell’esistenza

Qui entra in gioco la nozione fondamentale di coscienza della storicità. Quest’ultima è il mezzo attraverso cui «il se stesso si rende conto dell’unicità della sua storicità». Per quale ragione, tuttavia, Jaspers sottolinea il carattere essenzialmente storico dell’esserci? Perché la storicità assolve l’importante funzione di congiungere finitezza e   trascendenza. Senza di essa, le due dimensioni resterebbero scisse. Scissione che si tradurrebbe per l’uomo nella perdita di se stesso.

La storicità si rivela come lo spazio di incontro di necessità e libertà. La necessità deriva dalla presenza di condizioni date. Su di esse, la volontà non ha alcun potere di intervento. Tuttavia, anziché adeguarsi a ciò che si presenta come già stabilito, la volontà può assumere la responsabilità del dato.  Può fare di esso il fondamento per ulteriori scelte e decisioni. Può introdurre nel mondo la novità e il mutamento. La libertà dell’individuo risiede, appunto, nella possibilità di operare delle scelte.

«Se nella mia storicità giungo ad una chiara consapevolezza della mia libertà, alla fine diventa manifesta che anche l’esserci in generale non è definitivamente deciso, ma ha ancora da esser deciso». Ed è in ciò che risiede la specificità etica dell’esistenza. Dal punto di vista temporale, la storicità si esprime nella pienezza dell’istante. Jaspers lo definisce supremo. La peculiarità dell’istante supremo si trova nella sua duplice natura. «E identità di temporalità e atemporalità».

Il tempo si origina a partire dalla presenza di un soggetto che sappia mettersi in contatto con il futuro. Che sappia mantenere il rapporto con il passato. Eternità e temporalità sono complementari.  La prima è il fondamento della decisione esistenziale. Soltanto essa conferisce un senso allo scorrere della seconda.

Storicità come fedeltà: il vero di Karl Jaspers

La storicità si qualifica come fedeltà nei confronti dell’esistenza. Essa è capace di cogliere il contenuto del suo esserci, attraverso il mantenimento del legame con il passato. L’essere fedeli verso se stessi è il compito che ogni uomo deve fare proprio. Con il quale deve continuamente confrontarsi nello svolgersi della sua vita. Esso non si esaurisce nell’impegno esteriore. Bensì richiede grande cura e attenzione. La mancanza di fedeltà, l’assenza di connessioni rende l’individuo privo di radici. Lo rende un vuoto senza contorni e confini.

Soltanto le nostre origini ci conferiscono una precisa collocazione nel mondo e una stabilità esistenziale. La storicità non è per Jaspers un processo progressivo. All’interno del quale l’uomo deve ritagliarsi il proprio spazio. Bensì, costituisce la possibilità di potersi dare, in maniera libera ed autonoma, un proprio fondamento a partire dall’assunzione della necessità del dato situazionale.

Citando le parole di Hannah Arendt, dedicate allo stesso Karl Jaspers, possiamo dire che «il  vero di una vita è ciò che rimane identico a se stesso nel tempo».

Karl Jaspers ed Hannah Arendt

 

Alessandra Bocchetti

 

Bibliografia:

K. Jaspers, Filosofia Vol. 2: La chiarificazione dell’esistenza, Mursia, Milano 1978;

H. Arendt, Humanitas Mundi, Mimesis, Milano 2015;

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