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Eliot: “Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock”

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Prufrock

Prima raccolta poetica di Thomas Stearns Eliot, Prufrock and other Observations prende il nome dal componimento più importante intitolato The Love Song of J. Alfred Prufrock. Nella raccolta, pubblicata nel 1917, comincia a imporsi la poetica di Eliot con le sue tematiche di crisi e sterilità e con il suo particolare metodo compositivo. Un’interessante chiave di lettura della poesia va ricercata nel paragone con i modelli del passato, che vengono ribaltati e reinterpretati dal poeta americano.

Il canto d’amore nei secoli

Il canto d’amore è una delle forme più caratteristiche della poesia amorosa, risalente perfino alla tradizione letteraria classica. Con Eliot, però, l’amore viene cantato tramite il capovolgimento degli stilemi e dei contenuti tipici della poesia tradizionale.

Nello Stilnovo, che rappresenta uno dei culmini fondamentali della poesia amorosa, i sentimenti dell’amante sono spiritualmente elevati, rivolti alla donna idealizzata come Madonna che rifiuta l’amore del poeta. La poesia, così, diveniva contemporaneamente un grido di dolore nel tentativo di raggiungere l’amata e una compensazione sostitutiva dell’atto amoroso. Indubbio il carattere trainante della forza dell’amore. Nel Canto d’amore di J. Alfred Prufrock, invece, l’individuo si trova intrappolato nella rete delle sue auto-riflessioni, che lo rilegano in un angolo d’inerzia e di apatia.

Il metodo compositivo di Eliot

Già nella prima raccolta comincia a esplicitarsi il complesso metodo compositivo del poeta americano. I componimenti risultano intrisi di citazioni e riferimenti ad altri testi, secondo l’ordine non logico o cronologico ma dell’associazione casuale di idee. I continui riferimenti alla cultura e letteratura classica sono frammentati in piccoli brandelli sparsi. Il mondo dei valori dei secoli precedenti, con i suoi prodotti artistici e intellettuali, risulta infatti inadeguato nel contesto in cui si muove Eliot.

In questo nuovo ordine, il mondo precedente riesce a comunicare solo tramite l’accostamento casuale, imprevedibile dei suoi pezzi sparsi. Pertanto, non deve sorprendere che si passa continuamente dal lessico quotidiano alle citazioni dei testi elevati del passato, che spesso risultano stonanti nel mondo basso, lercio e decaduto dei personaggi di Eliot.

I principi decostruttivi del Novecento

Questo particolare metodo compositivo è profondamente diverso da quello tradizionale, e si connette senza dubbio ai principi decostruttivi e costruttivi del primo Novecento, molto simili anche a quelli della musica e della poesia. Se da un lato Eliot porta alla luce l’impossibilità dei tradizionali metodi compositivi, dall’altro rappresenta un modello imprescindibile per molti altri scrittori e poeti del Novecento.

La poesia si costruisce così non solo nell’opposizione ma anche nel paragone con il mondo dei valori e della cultura del passato. Prufrock è un primo esempio della modifica attuata da Eliot nel tessuto letterario della tradizione. Se, ad esempio, nel contesto medioevale permeato dalla tensione spirituale verso la dimensione ultraterrena e divina l’amore diventa un mezzo per avvicinarsi a Dio, se nella poesia erotica di John Donne il disagio maschile di fronte a una sovrana di sesso femminile si esplicita in un sentimento di misoginia, nella contemporaneità sterile e degradata cantata da Eliot l’amore ha perso la capacità di spingere il soggetto all’azione, di salvarlo e di dare un senso alla sua esistenza. L’amore è solo un altro tassello sbiadito dell’esperienza deprimente della vita.

Il mondo infernale di Prufrock

Una citazione dal Canto XXVII dell’Inferno di Dante accoglie il lettore nell’epigrafe iniziale, facendo presagire il contesto infernale del lungo componimento. Il riferimento a Guido di Montefeltro non si spiega solamente con il parallelismo con la condizione tormentata di Prufrock, ma, in senso opposto, anche con l’intenzione di creare un’opposizione tra il personaggio dantesco e il personaggio eliotiano.

Spesso, infatti, le citazioni colte che intessono le opere di Eliot servono a mostrare una frattura tra il mondo di valori espresso dal riferimento letterario e il mondo scisso, capovolto della contemporaneità. Certamente, Prufrock è confinato in un inferno terreno, quello della città sommersa dalla sterilità e dalla morte.

“Allora andiamo, tu ed io…”

Let us go then, you and I,
When the evening is spread out against the sky
Like a patient etherized upon a table;
Let us go, through certain half-deserted streets,
The muttering retreats
Of restless nights in one-night cheap hotels
And sawdust restaurants with oyster-shells:
Streets that follow like a tedious argument
Of insidious intent
To lead you to an overwhelming question …
Oh, do not ask, “What is it?”
Let us go and make our visit. [1]
(Eliot, The Love Song of Alfred J. Prufrock da Prufrock and other Observations)

Il monologo drammatico, forma ampiamente utilizzata dallo scrittore americano, permette al personaggio principale di parlare in prima persona. Qui si rivolge a se stesso, come a farsi coraggio nel soddisfare la sua intenzione di concludere il prefissato incontro con la donna, che rappresenta per lui una sfida di grande sforzo emotivo.

Nella prima sezione della poesia, lo sguardo della voce narrante si sposta dal generale al particolare, dal cielo alla strada alla stanza di un hotel. Questo passaggio progressivo di immagini continua per l’intera poesia, e riguarda non solo i luoghi e gli oggetti fisici ma anche le associazioni emotive di Prufrock. Proprio nelle associazioni emotive, rese tramite la tecnica del correlativo oggettivo, si trova un’importante chiave di lettura del componimento.

Il correlativo oggettivo

Il correlativo oggettivo era infatti un particolare espediente retorico usato da Eliot e consistente nell’esposizione di stati emozionali tramite l’accostamento metaforico a oggetti fisici e concreti. Il “paziente eterizzato disteso su una tavola”, le “strade semideserte”, i “ristoranti pieni di segatura” sono dunque immagini che si riferiscono alla condizione paralizzata di Prufrock.

La paralisi dell’uomo moderno

Il personaggio di Prufrock si muove senza dubbio in un contesto di crisi. L’inerzia di fronte a problemi essenziali e l’incapacità di adeguarsi a una situazione che riguarda la sua intera vita lo ascrivono perfettamente al prototipo dell’uomo moderno eliotiano. Prufrock rimugina anche sulla più insignificante della preoccupazioni, e si consola dicendosi che ci sarà ancora tempo, ci saranno ancora possibilità. Qualsiasi azione potrebbe infatti turbare il suo equilibrio, raggiunto senza alcuno sforzo, passivamente.

Prufrock

And indeed there will be time
To wonder, “Do I dare?” and, “Do I dare?”
Time to turn back and descend the stair,
With a bald spot in the middle of my hair — […]
Do I dare
Disturb the universe? [2]
(Eliot, The Lovesong of Alfred J. Prufrock da Prufrock and other Observations)

La più banale delle azioni è per Prufrock l’occasione di una lunghissima autoanalisi: l’intenzione di “scendere la scala” lo induce a pensare al suo posto nell’universo, che non osa “turbare” con le sue azioni e con i suoi pensieri.

La morte…

Alla fine della poesia, che risulta un lungo flusso di coscienza del personaggio monologante, al posto dell’incontro atteso e programmato si trovano nuove domande e negazioni. Il correlativo oggettivo diventa sempre più oscuro e complesso: Prufrock incontra, invece della donna che pensa di amare, sirene che cantano.

I have heard the mermaids singing, each to each.
I do not think that they will sing to me.
I have seen them riding seaward on the waves
Combing the white hair of the waves blown back
When the wind blows the water white and black.
We have lingered in the chambers of the sea
By sea-girls wreathed with seaweed red and brown
Till human voices wake us, and we drown. [3]
(Eliot, The Lovesong of Alfred J. Prufrock da Prufrock and other Observations)

Prufrock annega. Il suo suicidio intellettuale è l’esito inevitabile di una condizione senza speranza, che si estende ben al di là di una situazione individuale e che riflette, invece, le tensioni di un’intera epoca. Il Canto d’amore di J. Alfred Prufrock è sicuramente un preludio alla Terra Desolata, in cui la decadenza e la sterilità dell’età contemporanea emergono in tutta la loro peculiarità.

Salvatore Cammisa

Fonti e traduzioni

Thomas Stearns Eliot, Poesie, Bompiani, Milano, 2016

[1] Allora andiamo, tu ed io, / Quando la sera si stende contro il cielo / Come un paziente eterizzato disteso su una tavola; / Andiamo, per certe strade semideserte, / Mormoranti ricoveri / Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo / E ristoranti pieni di segatura e gusci d’ostriche; / Strade che si succedono come un tedioso argomento / Con l’insidioso proposito / Di condurti a domande che opprimono… / Oh, non chiedere “Cosa?” / Andiamo a fare la nostra visita.

[2] E di sicuro ci sarà tempo / Di chiedere, “Posso osare?” e, “Posso osare?” / Tempo di volgere il capo e scendere la scala, / Con una zona calva in mezzo ai miei capelli – […] / Oserò / Turbare l’universo?

[3] Ho udito le sirene cantare l’una all’altra. / Non credo che canteranno per me. / Le ho viste al largo cavalcare l’onde / Pettinare la candida chioma dell’onde risospinte / Quando il vento rigonfia l’acqua bianca e nera. / Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare / Con le figlie del mare incoronate d’alghe rosse e brune / Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.

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