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Vincenzo Cardarelli: atmosfere e suggestioni veneziane

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Cardarelli

cardarelliVincenzo Cardarelli (1887-1959), pseudonimo di Nazzareno Caldarelli, si pone con la sua esperienza poetica a cavallo tra l’avanguardia degli anni dieci del ‘900 e la restaurazione del Classicismo degli anni venti. La sua poesia è contrassegnata da una grande chiarezza logica e limpidezza linguistica, da uno stile elegante e rigoroso. I temi ricorrenti nelle sue liriche sono il trascorrere delle stagioni, avvertito come simbolo dell’eterna mutevolezza delle cose, i vagheggiamenti dell’infanzia e dei paesaggi ad essa collegati: sia nell’esplosione della vitalità estiva e sia nel malinconico disfarsi del paesaggio autunnale, il trascorrere delle ore, dei giorni e delle stagioni diventa simbolo delle vicissitudini della vita. Trascorre gli anni tra le due Guerre mondiali tra Toscana, Lombardia e Veneto. Proprio in Veneto Cardarelli sembra trovare facile ispirazione, in particolare la città di Venezia suggestiona il poeta in due tra le sue poesie più celebri.

Vincenzo Cardarelli e Venezia

Settembre

cardarelli
Saint-Georges majeur au crépuscule, Claude Monet , 1908

“Settembre a Venezia”, pubblicata per la prima volta nella raccolta “Poesie” del 1936 è tra le poesie più conosciute di Cardarelli. In questa poesia Venezia è ritratta durante un crepuscolo di settembre, quando gli ultimi raggi del sole accendono gli ori dei mosaici di San Marco, mentre sta sorgendo la luna sulle Procuratie vecchie. Lo spettacolo affascinante di luci e ombre, anche se di breve durata rende particolarmente suggestiva la città lagunare e ammalia il poeta, il quale tuttavia sa che potrà cogliere in pieno tale bellezza solo più tardi, attraverso i ricordo, che riuscirà a rendere ancora più vivo quello splendore, infondendo nell’anima una “calma felicità”.

“Già di settembre imbrunano
a Venezia i crepuscoli precoci
e di gramaglie vestono le pietre.
Dardeggia il sole l’ultimo suo raggio
sugli ori dei mosaici ed accende
fuochi di paglia, effimera bellezza.
E cheta, dietro le Procuratìe,
sorge intanto la luna.
Luci festive ed argentate ridono,
van discorrendo trepide e lontane
nell’aria fredda e bruna.
Io le guardo ammaliato.
Forse più tardi mi ricorderò
di queste grandi sere
che son leste a venire,
e più belle, più vive le lor luci,
che ora un po’ mi disperano
(sempre da me così fuori e distanti!)
torneranno a brillare
nella mia fantasia.
E sarà vera e calma
felicità la mia.”

La poesia è articolata in due parti. Nella prima metà Cardarelli ci offre il suo sguardo esterno descrivendo un tramonto di fine estate su Venezia, con gli splendidi effetti cromatici del sole e delle ombre su pietre e monumenti. Nella seconda parte si assiste al processo di interiorizzazione; il tono si fa riflessivo: assistendo allo straordinario spettacolo, il poeta si sente come irretito in un incantesimo perché le cose che egli vede sono bellissime ed emozionanti per poter essere colte pienamente, e in questo egli le sente infatti “così fuori e distanti!”. Per questo è forse necessario che le immagini si sedimentino nell’animo del poeta, divenendo realmente “sue”, in modo da poter in seguito, attraverso il ricordo, riapparire ancora più belle nella fantasia. Solo allora, fuori dall’immediato coinvolgimento emotivo, potrà risultare autentica la sua felicità.

I versi liberi della poesia cercano di riprodurre i due diversi stati d’animo del poeta: l’impatto emotivo dello spettacolo, nella prima parte, e la sua interiorizzazione, nella seconda. In tutta la lirica si registrano solo due casi di rima (vv.8 e 11; 20 e 22); tuttavia, soprattutto nella parte iniziale non manca il gioco delle allitterazioni e delle rispondenze interne. Nella seconda parte il tono diviene più sommesso e piano, quasi a voler tradurre la pacatezza della riflessione.

Autunno

Cardarelli“Autunno veneziano” è un altro componimento a sfondo veneziano che Cardarelli pubblica nella raccolta “Poesie” del 1942. Qui viene tratteggiata l’immagine di un autunno fatto di morte, dove niente c’è niente di quel che è presente in autunni di altri luoghi, rumore di foglie, odore di vendemmia, impeto di venti. Ogni immagine di vita è cancellata. Solo un senso di morte assoluta e improrogabile sulla città aleggia.

 “L’alito freddo e umido m’assale
di Venezia autunnale,
Adesso che l’estate,
sudaticcia e sciroccosa,
d’incanto se n’è andata,
una rigida luna settembrina
risplende, piena di funesti presagi,
sulla città d’acque e di pietre
che rivela il suo volto di medusa
contagiosa e malefica.
Morto è il silenzio dei canali fetidi,
sotto la luna acquosa,
in ciascuno dei quali
par che dorma il cadavere d’Ofelia:
tombe sparse di fiori
marci e d’altre immondizie vegetali,
dove passa sciacquando
il fantasma del gondoliere.
O notti veneziane,
senza canto di galli,
senza voci di fontane,
tetre notti lagunari
cui nessun tenero bisbiglio anima,
case torve, gelose,
a picco sui canali,
dormenti senza respiro,
io v’ho sul cuore adesso più che mai.
Qui non i venti impetuosi e funebri
del settembre montanino,
non odor di vendemmia, non lavacri
di piogge lacrimose,
non fragore di foglie che cadono.
Un ciuffo d’erba che ingiallisce e muore
su un davanzale
è tutto l’autunno veneziano.

Così a Venezia le stagioni delirano.

Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
non son che luci smarrite,
luci che sognano la buona terra
odorosa e fruttifera.
Solo il naufragio invernale conviene
a questa città che non vive,
che non fiorisce,
se non quale una nave in fondo al mare.”

Questa poesia si caratterizza per i toni cupi e le immagini di morte in cui non mancano riferimenti ed echi letterari. Venezia è stata dunque una tappa importante nella vita e nella produzione poetica di Cardarelli: il poeta soggiornando a Venezia ne ricostruisce il suo fascino con parole di grande sensibilità ed eleganza, parole che la fissano in bilico tra decadenza e antichi splendori bizantini. Tra le due liriche c’è comunque differenza, la prima è breve e descrive le sensazioni del poeta di fronte alla bellezza della città e come questo sentimento possa tenerlo con se e migliorarlo nel ricordo. La seconda, più lunga ed elaborata di immagini di morte e tristezza. Ma l’elemento di partenza è lo stesso: una stagione, una città, un ricordo, un’emozione. Nelle due liriche di argomento veneziano Cardarelli traduce in note musicali le sensazioni suscitate nel suo animo dal trapasso dall’estate all’autunno.

Maurizio Marchese

Fonti:

Cardarelli, Poesie, in Opere, Mondadori, Milano, 1981

http://vagheggiando.blogspot.it/2006/08/trio-di-vincenzo-cardarelli.html

Meter: Vincenzo Cardarelli: ‘Autunno veneziano’, Lyrik in Einzelinterpretationen, Berlin (E. Schmidt) 1999

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