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Manon Lescaut: l’abbate Prévost tra movimento e riposo

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manon abbè prevost

La volontà dello sguardo

Quasi per caso il Cavaliere Des Grieux incontra Manon e con lo sguardo e ne diviene “infiammato fino all’esaltazione”, tanto da perdere, in un attimo, il senno e la timidezza.  In quell’accadimento sopravvive il barlume divino di una luce che per tutto il corso dell’esistenza non smetterà di condannarlo, quell’amore di cui non si farebbe una divinità “se sovente non operasse prodigi”. Di quali abiti è, dunque, adorno il testo dell’abbè Prévost? D’una vicissitudine che sembra trovare la propria mano nella volontà del Cielo, della Fortuna, della Provvidenza. Delle divinità si conosce tuttavia nient’altro che la loro imperscrutabilità. Tale la ragione per cui al protagonista sembreranno più che oscure, malignamente dispettose, le tribolazioni che gli ostacoleranno il cuore e l’avveramento del desiderio di tranquillità coniugale che lo prende, insieme con la passione amorosa, appena lo sguardo gli viene distratto dalla moralità cui sembrava destinato.

Della donna amata egli non può che fabbricare un idolo, edificare un monumento dove riporne le spoglie delle illusioni e della memoria. Manon diviene, sin dall’attimo dell’incontro, ancora prima del colloquio amoroso pronunciato a cuore aperto, non più una personalità libera nelle proprie decisioni, ma oggetto di desiderio, d’ossessione, di discorso, il simulacro stesso della passione. Il lettore non conosce, della donna, che le numerose descrizioni proposte dall’innamorato allo sfortunato interlocutore cui confessa le proprie sventure. La voce è una e una soltanto: quella del Cavaliere Des Grieux, che di Manon disegna una figura sfuggevole le cui forme mutano di trama a ogni nuova sensazione; ella è una donna dai molteplici volti poiché in tal modo la presenta chi di lei ha il potere di raccontare.

Manon Lescaut: mouvement repos

manonDonde il rimaneggiamento della realtà, il tentativo di difendere qualsiasi condotta: se ho agito in una maniera, sembra suggerire il Cavaliere, è stato perché lei si è comportata in tal modo; se invece in un’altra maniera, è stato perché lei si è comportata in talaltro. Egli si scagiona da ogni accusa, si dice vittima della Provvidenza, della Passione, dell’amata, privo di capacità, mezzi, abilità; l’altra, invece, ne governa l’esistenza, dispone per lui il sentimento bell’e pronto, la gioia come il dolore, la fiducia come la gelosia.

Il labirinto dentro cui l’abbé decide di accompagnare il lettore è un dedalo di viuzze attraversate dalla passione, il cui uscio d’entrata è quello dell’incontro e la cui meta appare tra gli archi della felicità di coppia, in quella dicotomia tra repos e mouvement, tranquillità e attività incessante. Funambolico tra i sentimenti, preda dall’horror vacui che seguirebbe un troppo maldestro equilibrio, si muove il romanzo, capace di dimostrare, attraverso l’immaginario previsto dalla scrittura, l’intero manifestarsi del moto passionale, le sue declinazioni fisiche oltre che quelle dell’animo, le lacrime degli amanti, le loro carezze come la brutalità delle gelosie.

L’inganno della beffa

L’inganno prevede una forma di sincerità tra gli ingannatori, che in quell’intima simulazione di verità ritrovano una sorta di giocoso riconoscimento. piacevole oltre che utile. Uno scherzo, ecco. L’inganno, per terribile che sia, non può che generare complicità. Operazione piuttosto estesa e tutto sommato poco redditizia, quella di ritrovare, tra le righe del testo, ognuno dei quadri in cui è presentato l’inganno, ora in forma di tragedia, ora in quella di farsa.

Una scena su tutte, la cena (delle beffe, si potrebbe aggiungere citando l’opera di Sam Benelli) a casa del signor di G… M… dove, proprio per quella complicità nella simulazione che rende gli amanti simili ad attori, il Cavaliere Des Grieux finge d’essere fratello di Manon, oggetto del desiderio dell’uomo.

<<Somiglia molto a Manon,>> riprese il vecchio, alzandomi il mento con la mano. Risposi con aria ingenua. <<Signore, le somiglio perché siamo della stessa carne e perché voglio bene a mia sorella come a un altro me stesso>> .

Ecco la farsa, la comicità diabolica: della stessa carne sono, Manon e il Cavaliere, perché uniti dalla medesima passione che ha permesso al sangue di mescolarsi. La farsa possiede, tuttavia, un unico grande difetto, vale a dire quello d’un labile confine che la separa dalla tragedia. È un attimo perché il signor di G… M… si accorga dell’inganno: le commedie, com’è noto, piacciono solo a teatro. Il destino per gli ingannatori è funesto. È, dunque, Manon una ragazza frivola e bieca, come chiunque intorno al protagonista sembra osservare, oppure un’innamorata che con tutta sé stessa prova a fabbricare, al netto del denaro e dei gioielli, la felicità sua e dell’amato?

Chi è Manon?

manon Manon sembra soffrire in ognuna delle abitazioni, non trova la pace e l’appagamento nell’altro, il quale, di contro, è proprio nel repos che desidera soddisfare la passione coniugale. Il discorso sulla passione, pur quella inesplicabile, è discorso sulla vita, e irrimediabilmente il discorso sulla vita è discorso sulla morte. Sono molti i punti dell’opera in cui il giovane protagonista desidera darsi la morte per evitare di sopportare oltre il peso di quegli ostacoli che l’esistenza pone tra il suo desiderio e gli accadimenti che da esso lo allontanano, ma è proprio quello stesso desiderio a distoglierlo dai suoi propositi. Se non bastano ricchezze e virtù perché la vita arrida all’individuo, allora perché continuare a vivere? Per reiterare la propria passione, la quale a un tempo sottrae e aggiunge detenendo proprio quel punto zero che è l’equilibrio umano.

Quando la morte sopraggiunge, è infine quella della mitezza che permette a un cammino altrimenti tortuoso di diventare privo di impedimenti. Anche il Cavaliere si spegne con l’amata nell’annichilimento del desiderio, onorato dalla sepoltura dell’idolo e ormai nient’altro che oggetto di una confessione senza morale. Così, tra le siepi del labirinto, si palesa una sensazione dolce e terrificante, la malinconia che come una crepa nell’angoscia permette barlumi improvvisi e improvvise penombre.

Antonio Iannone

Bibliografia
A.-F. Prévost, Manon Lescaut, trad. it. T. Monicelli, Bur Rizzoli.

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