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L’Accademia degli Investiganti di Napoli: un profilo

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L'Accademia degli Investiganti
"Una riunione dell'Accademia del Cimento", affresco di Gaspero Martellini, Tribuna di Galileo, Firenze.

Alla metà del ‘600 nacque, a Napoli, l’Accademia degli Investiganti che segnò una stagione di grande vitalità culturale e scientifica.

L’Accademia degli Investiganti: le origini 

L’Accademia degli Investiganti nacque nel 1650 come effetto della nuova stagione culturale aperta dal ritorno a Napoli, nel 1649, di Tommaso Cornelio (1614-1684). Figura di grande spessore e dai vasti interessi (era matematico, medico e filosofo), Cornelio fece conoscere ai letterati napoletani i nuovi fermenti della cultura europea con i testi di Cartesio e Gassendi (Biagio de Giovanni, 1970).

L'Accademia degli Investiganti
Tommaso Cornelio

Questo fenomeno di rinnovamento, sostenuto anche dall’opera del Di Capua e del D’Andrea, fu possibile per la favorevole congiuntura politica del riavvicinamento della Spagna a paesi protestanti quali le Province Unite, l’Inghilterra e i principi tedeschi.

La seconda fase: l’istituzionalizzazione

Il rinnovamento culturale di quegli anni fu possibile proprio grazie a questi scambi culturali destinati a spezzare in maniera irreparabile il circuito della vecchia cultura. Dopo una fase di inattività in seguito alla peste del 1656, l’Accademia degli

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Cartesio

Investiganti risorse nel 1663 e compì il passo decisivo della istituzionalizzazione. Infatti, mentre prima le riunioni avvenivano a casa del Cornelio, nella seconda fase il gruppo trovò sede stabile nel Palazzo del Marchese di Arena. Quest’ultimo fungeva non solo da protettore ma, come uomo di lettere, era un membro a tutti gli effetti.

Una cultura dalla funzione etico-politica

Infatti i letterati di questo periodo non desideravano più un «mecenatismo cortigiano di vecchio stile, ma una partecipazione dei nobili alle proprie adunanze» (Salvo Mastellone, 1965, p. 90). La nuova cultura si proponeva – come funzione etico-politica – il dialogo tra aristocratici e dotti al di là delle barriere cetuali. L’Accademia degli Investiganti rinasceva consapevolmente sul modello della Royal Society (con la quale era in contatto) e dell’Accademia del Cimento di Firenze (Giuseppe Galasso, 1982): ma qual era il suo indirizzo e perché quel nome?

Un nuovo spirito di ricerca

Biagio de Giovanni spiega con queste parole la nuova temperie culturale:

L'Accademia degli Investiganti
Gassendi

alla critica della riflessione isolata e astratta dai sensi, s’accompagnò la conquista di una indagine vorrei dire corale, in cui decisivo era ricercare in comune, rifiutare le vecchie autorità non giustificate da una ragione critica, fondare un nuovo significato di verità che trovava la sua base in uno spirito antidogmatico e aperto al dialogo (Biagio De Giovanni, 1970, p. 403).

Il benedettino padre Caramuel presentava come intento programmatico proprio la ricerca della «verità latente nel libro della Natura», assumendo così uno «spirito tra baconiano e galileiano» (Giuseppe Galasso, 1982, p. 110). Il bisogno di ricercare in comune, di vedere con i propri occhi, di sperimentare senza curarsi di ciò che Aristotele avrebbe pensato del risultato, si manifestava in episodi come quello dell’esplorazione del lago di Agnano da parte di una cinquantina di investiganti nel 1664. Fu soprattutto grazie a questo gruppo di medici e filosofi che si ebbe la rinascita scientifica a Napoli, dove i nuovi sistemi filosofici trovarono una cultura in ritardo ma – allo stesso tempo – molto ricettiva.

Bibliografia:

De Giovanni Biagio, 1970, La vita intellettuale a Napoli fra la metà del’600 e la restaurazione del Regno in Storia di Napoli (Tomo VI*).

Mastellone Salvo, 1965, Pensiero politico e vita culturale a Napoli nella seconda metà del Seicento, Casa editrice G. D’Anna.

Galasso Giuseppe, 1982, Napoli spagnola dopo Masaniello, Sansoni editore.

Ettore Barra

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