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La donna nel barocco: le poesie di Marino e Achillini

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la donna nel barocco

Nella poesia del barocco diversi elementi concorrono a innovare la rappresentazione della donna e della tematica femminile in generale. L’esigenza di esplorare la realtà in tutti i suoi aspetti s’incontra perfettamente con la poetica della meraviglia. L’immagine tradizionale della donna, di bellezza e idealità, sparisce dai canzonieri non più costruiti su esemplari storie d’amore. La rappresentazione della donna si arricchisce di determinazioni più concrete, è raffigurata negli atteggiamenti più disparati. Non esiste un canone preciso che distingua il bello dal brutto: tutto diventa oggetto di poesia.

la donna nel baroccoLa tipologia della figura femminile si allarga a tutte le categorie sociali, dalla signora alla schiava mendicante. Compare nella poesia anche una bellezza nera, capovolgendo un mito secolare della bellezza femminile occidentale.

La donna nel barocco: in “Bella schiava”…

Marino celebra la seduzione della schiava, rivelando la suggestione tipica nel barocco per l‘irregolare, lo strano, l’esotico.
Il rovesciamento della materia tradizionale, in cui la donna amata era elogiata per la sua pelle bianchissima, permette a Marino di sperimentare metafore nuove e ardite. Il chiaro dell’alba, il rosso della porpora e il bianco dell’avorio appaiono comunque scuri se paragonati alla splendente bellezza della donna.

Nera sì, ma se’ bella, o di Natura
fra le belle d’Amor leggiadro mostro.
Fosca è l’alba appo te, perde e s’oscura
presso l’ebeno tuo l’avorio e l’ostro.” […]

Gli antichi modelli vengono abbattuti e capovolti. Quella dei poeti manieristi è una radicale e inarrestabile ricerca del nuovo; la donna amata non solo non è più angelo, ma addirittura può essere indemoniata.

La donna nel barocco: in “Bellissima spiritata”…

Achillini compie un rovesciamento estremo del modello petrarchesco: la donna amata dal poeta bestemmia in chiesa, sintetizzando in un ossimoro il fascino tutto moderno emanato dal demoniaco.

“Là nel mezzo del tempio, a l’improviso,
Lidia traluna gli occhi e tiengli immoti,
e mirano i miei lumi a lei devoti
fatto albergo di Furie un sí bel viso.

Maledice ogni lume errante e fiso
e par che contra Dio la lingua arroti.
Che miracolo è questo, o sacerdoti,
che Lucifero torni in Paradiso?” […]

Il poeta gioca sull’ambiguità di una situazione in cui sacro e profano, bello e brutto, bene e male si confondono. È una modificazione del gusto che rompe gli schemi tradizionali della sublimazione femminile e del naturalismo erotico rinascimentale.

La donna nel barocco: gli effetti della Controriforma

la donna nel baroccoNel contesto della società repressiva e autoritaria della Controriforma si scontrano due diverse esigenze: da una parte una realtà naturale e umana sempre più complessa, che richiede una spregiudicata libertà di indagine, dall’altra l’impostazione di un conformismo morale che induce i poeti a esprimere i desideri del loro immaginario erotico in forme rimosse o deviate.

La novità più rilevante della lirica amorosa dell’epoca è la frammentazione cui è soggetto il corpo femminile.

La donna intera scompare, restano particolari isolati: capelli, occhi, seni, guance, bocca.
Talora sono gli oggetti della donna come uno specchio, degli occhiali o una tazza, che assumono la funzione quasi di una sostituzione feticistica.

La donna nel barocco: in “Seno”…

Marino isola il particolare fisico della donna e ne fa un percorso privilegiato della propria fantasia amorosa.

“O che dolce sentier tra mamma e mamma
scende in quel bianco sen, ch’Amor allatta!
Vago mio cor, qual timidetta damma,
da’ begli occhi cacciato, ivi t’appiatta;

dal’ardor, che ti strugge a dramma a dramma,
schermo ti fia la bella neve intatta:
neve ch’ognor dala vivace fiamma
di duo soli è percossa e non disfatta.

Vattene pur, ma per la via secreta
non distender tant’oltre i passi audaci
che t’arrischi a toccar l’ultima meta;

raccogli sol, cultor felice, e taci,
in quel solco divin (se ’l vel nol vieta)
da seme di sospir messe di baci.”

I capei d’oro

È soprattutto l’antico tema dei capelli d’oro che ritorna in infinite variazioni, con un significato diverso da quello petrarchesco. In “Rete d’oro in testa alla sua donna”, Marino innova l’immagine tradizionale dei capelli come lacci.

“Porta intorno madonna
lacci a lacci aggiungendo ed oro ad oro,
d’aurea prigion l’aurea sua chioma avolta.
Alma libera e sciolta
fra quel doppio tesoro
ove n’andrai, che non sii presa alfine,
s’ella ha rete nel crine e rete è il crine?”

In Petrarcai capei d’oro a l’aura sparsi” erano un elemento di idealizzazione della figura femminile, non isolati dal resto della figura. Qui, invece, la donna non si vede, si vedono solo i suoi capelli e la reticella che li ricopre.

La figura umana nella sua interezza sparisce. I particolari smembrati non riescono a ricomporre un tutto.
Il gioco metaforico a cui Marino sottopone il topos gli toglie la carica di sensualità e di turbamento che aveva in Petrarca.

Il realismo quotidiano in “Donna che cuce”

la donna nel baroccoUn altro aspetto originale riguarda il realismo quotidiano attraverso cui le donne sono spesso ritratte. La donna munge, cuce, scrive, si pettina, si specchia, insegna. Il particolare fisico e realistico diventa un puro pretesto da cui far scaturire il gioco ingegnoso delle metafore che unisce il registro basso della descrizione a quello della trasfigurazione mitica.

Il rapporto tra realismo descrittivo e allusione simbolica è evidente tra ago e dardo, tra filo rosso del ricamo e filo del destino(Marino, Madrigali, 10)

L’osservazione minuziosa non risponde ad un intento di concretezza realistica, ma offre l’occasione di analogie impreviste che attivano sorprendenti significati simbolici, in un contesto che unisce la quotidianità della cucitrice a una sua trasfigurazione mitica (Arcane e le Parche).

“È strale, è stral, non ago
quel ch’opra il suo lavoro…
[…]Misero! e quel sí vago
sanguigno fil che tira,
tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
la bella man gradita,
è il fil della mia vita.”

Questa figura femminile, contemplata come oggetto ed occasione di accensioni metaforiche, risponde perfettamente alla mancanza di turbamento e di coinvolgimento passionale da parte dei poeti che la cantano. Anche l’amore diventa gioco e, talora, spettacolo.

Nadia Rosato

Fonti: Giambattista Marino, La Lira, II, 109; III,4. Madrigali, 10. III,10.

Claudio Achillini, Bellissima spiritata da AA.VV. Marino e i marinisti, a cura di G.G Ferrero, Ricciardi, Milano-Napoli 1954.

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