Cadmo: storia di speranza ed emigrazione

Cadmo: le origini della storia

Cadmo (Κάδμος in greco antico) è uno dei personaggi più noti ed importanti della mitologia greca. Originario della terra di Canaan – attuale Libano – salpò dalla sua terra natia con la madre Telfassa per ordine del padre Agenore perché un toro bianco – Zeus sotto mentite spoglie innamorato della ragazza- rapì la figlia, nonché sorella dello stesso Cadmo. Ordine tassativo del re fu quello di non ritornare in patria senza l’amata figlia.

Cadmo

Dopo aver attraversato l’isola di Rodi e l’isola di Tera (l’attuale Santorini), Cadmo, accompagnato da un nutrito gruppo di compagni di viaggio, si fermò in Tracia dove la madre s’ammalò gravemente e morì. A questo punto, Cadmo e la sua compagnia si diressero a Delfi per consultare l’oracolo e la sibilla sonò all’incirca così:

Rifletti alle mie parole, Cadmo, figlio di Agenore! Alzati di buon mattino e lascia la sede dell’oracolo, vestito come di consueto ed armato di una lancia da caccia. Prendi la via attraverso il paese dei Flegrei e della Focide fino a che arrivi dal pastore dell’armento del mortale Pelagon. Quando ci sarai giunto, scegli tra le vacche muggenti quella che ha su tutti e due i fianchi un disegno bianco di luna piena.

Prendila per tua guida sulla strada che dovrai percorrere. Ti do ancora un’indicazione che non dovrai dimenticare: dove la vacca s’inginocchierà e poserà per la prima volta la testa cornuta sul terreno, in quel punto dovrai sacrificarla alla terra immersa nell’oscurità. Dopo averla sacrificata giustamente e puramente, fonda sulla collina più alta una città dalle vie larghe e manda agli Inferi il terribile custode del dio della guerra.

Così nel futuro sari famoso tra gli uomini ed avrai come moglie un’immortale, o fortunato Cadmo!”

La prima impresa eroica

cadmo-e-armonia_595La speranza quindi di ritrovare l’amata sorella andò scemando, così Cadmo ed i suoi compagni decisero di adempiere alla volontà degli dei; si recarono nella Focide, videro tra le mandrie di Pelagone la mucca designata e la seguirono sino alla cima di una collinetta in Beozia. Quivi la giovenca crollò morta di stenti: in quel punto quindi dovrà sorgere la città di Tebe, chiamata inizialmente con nome di Cadmea in onore al suo fondatore.

Cadmo decise così di sacrificare l’animale alla dea Atena, così mandò tutti i suoi compagni a prendere dell’acqua nella vicina fonte Castalia, ma quivi un terribile drago custode della sorgente lì uccise tutti. Non vedendoli ritornare, Cadmo si precipitò alla fonte, affrontò il drago e lo uccise.

A questo punto non aveva più nessuno al suo fianco, quindi la dea Atena, da sempre protettrice degli uomini valorosi, comparve dinnanzi a lui e gli ordinò di seminare nel terreno i denti dell’animale morto. Cadmo obbedì e poco dopo vide spuntare dal terreno degli uomini già provvisti di armi da combattimento.

Gli uomini si guardarono l’uno con l’altro per capire cosa stesse succedendo, fu allora che Cadmo decise di lanciare un sasso contro di loro, e questi così cominciarono a duellare tra loro non avendo ben inteso chi sia stato a provocarli. Ne rimasero solo cinque: Echione, Udeo, Ctonio, Iperenore e Peloro. Costoro furono gli avi delle cinque principali famiglie che, politicamente, controllarono la futura città di Tebe sino al suo crepuscolo per opera degli Epigoni.

Cadmo, in ogni modo, dovette scontare una condanna in schiavitù per otto anni presso Ares, dio della guerra e patrono della fonte Castalia, a seguito dell’offesa subita per la morte della sua bestiola. In quegli anni conobbe Armonia, figlia del dio e di Afrodite, con cui convolò a nozze e gli dei furono tutti invitati.

Da ora in poi si svilupperà intorno alla città di Tebe, ed a chi verrà, un ciclo lunghissimo di arte, mito e leggende e tutto questo iniziò in un momento storico particolare, dove il popolo ellenico si spostava alla ricerca di nuove terre da esplorare e conquistare, soprattutto nella vicina penisola anatolica (l’odierna Turchia).

Alla fine della sua esistenza terrena, Cadmo verrà mutato in serpente magistralmente spiegato da Ovidio nelle “metamorfosi”; una sorta di “contrappasso” dove l’eroe viene convertito nella creatura che egli stesso ha provveduto a sopprimere.

Marco Parisi

Bibliografia:

  • Robert Graves, I miti greci, Longanesi e C.
  • Karoly Kerenyi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Il Saggiatore
  • Giuseppe Zanetto, I miti greci, BUR rizzoli
  • Dizionario Le Garzantine

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