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Viaggio nella distopia: 1997 – Fuga da New York

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La fantascienza è sempre stata un genere, sia letterariamente che cinematograficamente, molto florido. Snobbata per anni dalla critica (in ambito cinematografico sono davvero pochi i film fantascientifici che si sono portati a casa qualche Academy), la fantascienza si è creata fin da subito un vasto pubblico di fedelissimi appassionati, che garantiscono in genere buoni incassi alle pellicole di questo tipo. Una branca particolarmente apprezzata della fantacienza è poi la distopia: universi paralleli al nostro, con storie ambientate in un futuro prossimo dove le corporazioni e i regimi totalitari la fanno da padrone. Tutto immerso in tinte profondamente noir, con violenti esempi di disaffezione sentimentale verso se stessi e gli altri e anti-eroi che reggono sulle proprie spalle tali storie. fuga da new york

Infinite sono le opere letterarie (1984; Ma gli Androidi sognano pecore elettriche?; Metro 2033; Fahrenheit 123) e cinematografiche (Blade Runner; Arancia Meccanica; Matrix; Atto di forza; Robocop; Terminator; District 9; Snowpiercer) che sono passate alla storia della narrativa e hanno fatto breccia nel cuore degli appassionati.

Nel 1981 John Carpenter, un giovane regista apprezzato soprattutto per l’horror (Halloween; The Fog), girò uno dei massimi capolavori del genere: 1997 – Fuga da New York mise d’accordo critica e pubblico. Costato appena 5 milioni di dollari e girato a St. Louis (New York era una location troppo costosa), il film ne incassò oltre 50 in tutto il mondo, imponendosi fin dalla sua uscita come un cult per tutti gli amanti della fantascienza distopica.

La sceneggiatura (scritta dallo stesso Carpenter nel 1974 con l’idea di realizzare un film con Clint Eastwood) fu proposta a Tommy Lee Jones per il ruolo del protagonista, ma l’attore texano rifiutò. Si fece allora avanti il palestrato Kurt Russel, la cui capacità di esprimere la freddezza e il distacco dalle emozioni colpirono Carpenter.

Fuga da New York è ambientato in una Grande Mela notturna e lontanissima dalla frenesia e dalla vitalità reale. La città che sorge sul fiume Harlem infatti è un abnorme carcere a cielo aperto, popolata da bande armate e assassini senza scrupoli, isolati dal mondo da un’imponente cinta muraria sorvegliata da guardie armate che sparano a vista su chiunque cerchi di evadere. In questo gigantesco inferno precipita l’Air Force One, l’aereo del presidente degli Stati Uniti, dirottato da un gruppo di terroristi. I detenuti rapiscono il presidente, minacciando di ucciderlo nel caso non dovesse essere concessa un’amnistia generale per tutta la città/carcere di New York.

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Le forze governative, impossibilitate a trattare, decidono extrema ratio di affidarsi ad un ex membro delle forze speciali, Snake Plissken (nella versione italiana inspiegabilmente chiamato Jena), ormai in rottà con la società che lo circonda e detenuto per una tentata rapina alla Federal Reserv. Snake ha 24 ore appena per individuare, liberare e portare in salvo il presidente, pena la morte (gli sono state installate due microcapsule esplosive nel collo).fuga da new york

Ed è proprio intorno alla sinistra e scostante figura di Snake Plissken che si costruisce il film. Snake è forse il personaggio più rappresentativo di tutto il genere distopico: occhio bendato, tatuaggi, fisico palestrato e voce roca e a tratti stanca, sempre bassa, Snake è un ex eroe di guerra che ha servito attivamente il proprio paese, probabilmente credendo di poter cambiare il mondo. Ma il mondo stesso lo ha deluso ben presto, creando un emarginato, in rotta totale con la società. Snake è ormai diffidente e sembra non tenere minimamente in conto la vita altrui. Si è ormai arreso al progressivo degrado sociale e sentimentale del mondo al cui miglioramento credeva di poter contribuire. Lo Snake “figlio del crollo della società” è sprezzante, ruvido e diffidente, all’apparenza incapace di provare sentimenti, si fonde alla perfezione con questa New York da incubo, giungla urbana claustrofobica e sporca in cui in ogni momento una vita può spegnersi se può arrecare vantaggio al più forte. Plissken è un Dante moderno che si incammina all’Inferno, consapevole che Paradiso e Purgatorio sono un lusso di cui non potrà mai giovare. Il suo Virgilio è Bob Hauck, responsabile della sicurezza, interpretato dal grande Lee Van Cleef.

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Il tanto ambito presidente è invece un uomo inconsistente, frivolo, patetico, al cui polso è ammanettata la classica valigetta con tanto di audiocassetta con segreti di Stato all’interno. E’ proprio la cassetta a rendere necessaria la missione. La lapidaria frase di Snake (“Fate un altro presidente“) non si sposa con gli interessi dei potenti e il mantenimento degli equilibri mondiali. In mezzo a tanti uomini disamorati ed opportunisti Snake è probabilmente l’unico personaggio con una sua purezza ed integrità, un dinosauro diventato ormai obsoleto per i tempi in cui vive (“Non mi importa un cazzo della vostra guerra… o del Presidente“).

La drastica decisione finale di Snake, reduce ormai stanco, racchiude tutta la filosofia e il modo di essere di questo meraviglioso personaggio, voglioso di estraniarsi dal mondo ma costretto ad incidere fortemente su di esso. Ancora più eclatante ed incisivo sarà l’operato di Plissken nel sequel Fuga da Los Angeles, pellicola meno brillante ma che racchiude tutto il nichilismo di John Carpenter.fuga da new york

Fuga da New York è ancora oggi un punto di riferimento per tutto il genere distopico, un film che ha fatto scuola. Il suo impatto culturale è stato immenso, basti pensare a tutti i film, i fumetti, le graphic e i videogiochi che hanno attinto da esso. Se prendiamo, a caso, il videogioco narrativamente migliore degli ultimi anni, Metal Gear, ci salterà subito all’occhio che il protagonista, Snake (guarda caso), è la copia dell’antieroe di Carpenter (e infatti nel primo volume della saga videoludica su console utilizza il nome in codice “Plissken”).

Un film ancora destinato a raccontare tanto, Fuga da New York costituisce uno dei punti più alti della storia del cinema fantascientifico.

Domenico Vitale

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