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101 desideri per Natale: il metodo di Igor Sibaldi

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Durante il periodo Natalizio, si riflette spesso sui propri desideri. In quest’articolo parleremo del “Metodo dei 101 desideri” elaborato da Igor Sibaldi.

Caro Babbo Natale, quest’anno i miei desideri sono…

Eccola, la formula di rito del periodo natalizio: con quest’espressione le popolazioni di ogni parte del mondo si immergono nel clima del Natale. Grandi  e piccoli riflettono sui propri desideri, spesso nascosti e liberati solo nelle lettere per Santa Claus. Se i bambini desiderano cose semplici, il discorso si complica quando, una volta diventati adulti, le richieste non sono unicamente riconducibili a cose materiali: si tratta di aspirazioni, avvenimenti, persone.

Lo scrittore Igor Sibaldi, a tal proposito, ha elaborato una particolare tecnica definita “metodo dei 101 desideri”. In quest’articolo, pervaso da aria natalizia, sarà affrontato il tema, contemporaneamente spinoso e affascinante, dei desideri, della loro realizzazione e importanza nella vita psichica.

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Lo scrittore Igor Sibaldi

Il metodo dei 101 desideri

Igor Sibaldi è insieme scrittore e studioso di teologia e storia delle religioni; i suoi seminari, tenuti in Italia e all’estero, toccano tematiche quali mitologia, psicologia del profondo, angelologia. La tecnica, di origine buddista, è stata rielaborata da Sibaldi in alcuni suoi libri e diffusa nei suoi seminari.

Il procedimento può essere suddiviso in tre fasi: scrittura, riscrittura e lettura. Tutto ciò che occorre sono due quaderni – uno di brutta e l’altro di bella, tiene a precisare Sibaldi: sul primo si dovranno scrivere centocinquanta desideri.

Per questa prima operazione occorre circa un anno. La quantità di tempo è personale ma lo scrittore è convinto che scrivere un così gran numero di desideri non sia facile: i primi nove verranno buttati giù in una serata ma, inevitabilmente ci fermeremo a quel numero. Queste prime richieste sono i cosiddetti “conti in sospeso con il passato”. Al cinquantesimo desiderio ci si può rendere conto dei primi effetti di questa tecnica. Grazie a questa fase si compie un profondo scavo interiore: si riscoprono i desideri infantili o, ancor meglio, quelli innati, presenti negli animi ancor prima di nascere. In fase di scrittura, oltre a modificare il modo di vedere se stessi, cambia anche il rapporto con il mondo, lo si guarda con occhi diversi, quelli di un bambino. 

Si ritrova il gusto di camminare per strada domandandosi «Mi piace questo? E quest’altro? Lo vorrei per me? Ha un futuro per me?»[…]. Tutto ciò che ci circonda comincia ad assomigliare a una promessa di felicità, che chiede di essere considerata e accolta.”[1]

Le 10 regole

Per poter dare voce ai propri uragani interiori e imprimerli su carta è necessario rispettare 10 importanti regole, delineate dallo stesso Sibaldi:

    1. Tutti i desideri iniziano con “Io Voglio“. Dopo aver spiegato l’importanza del desiderio, Sibaldi ci tiene a precisare che esso da solo non basta: bisogna volere. Il volere passa come un vento e chiede: dove andiamo? Bisogna essere pronti a rispondere prima che vada via;
    1. Non si possono usare negazioni: il volere non conosce il “non”, quindi si rischia di attirare ciò che non si vuole.
    1. Ogni desiderio deve contenere al massimo 14 parole: non può durare più di una sola emissione di fiato.
    1. Non si possono chiedere soldi. I soldi sono astratti, sono una cifra matematica, l’Universo non li riconosce. Vanno chiesti esclusivamente gli obiettivi.
    1. Evitare i paragoni. Sibaldi consiglia di lasciar perdere gli altri in quanto l’essere umano è unico e irripetibile. Inoltre potrebbe generare invidia e far perdere di vista la propria volontà.
    1. Evitare i desideri seriali. Ogni desiderio deve essere unico e meravigliare tanto da creare gioia solo per averlo scritto. Questa è la vera difficoltà.
    1. Evitare i diminutivi e descrivere ogni desiderio nella forma più oggettiva possibile.
    1. Non si possono chiedere desideri per gli altri. Chi decide di mettere in atto il metodo deve essere il centro di ogni desiderio; al massimo si può chiedere di assumersi le responsabilità verso qualcun altro.
    1. Evitare di chiedere storie d’amore con persone precise – soprattutto se sono attori o attrici che non si conoscono personalmente. Si potrebbe restare delusi.
  1. Ogni desiderio scritto deve avere un esito verificabile.

Riscrivere e rileggere

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L’albero esposto all’entrata della metropolitana in piazza Garibaldi al quale i passanti affidano i propri desideri per Natale.

Al termine della stesura dei centocinquanta desideri entra in gioco il secondo quaderno: soltanto 101 desideri saranno ricopiati lasciando un margine di spazio tra uno e l’altro – non più di quattro per pagina. Il numero scelto ha un bel significato nella cultura indiana: rappresenta un intero molto grande (100) ma aperto (grazie all’uno) verso nuovi mondi.

Il quaderno dei 101 desideri va riletto una volta al giorno per un anno intero – occorrono circa 6 minuti. La rilettura consente alla coscienza di abituarsi ai 101 desideri, eliminando i meccanismi di rifiuto («non me lo merito»). Ogni volta che uno di essi si realizza, lo si sostituisce con uno dei quarantanove rimasti sul quaderno di brutta, o con un altro desiderio formulato nel frattempo. Il momento della rilettura è da considerare come un personalissimo momento di privacy per meditare su se stessi, quindi è da svolgere in silenzio.

Perché sono così importanti i desideri?

Il DELI (Dizionario Etimologico della Lingua Italiana) conferisce due significati contrastanti al termine desiderare: “fissare attentamente le stelle” e – per effetto del prefisso inteso come allontanamento – “togliere lo sguardo dalle stelle”.

La somiglianza con il termine considerare è notevole (per la presenza di sider, cioè stella). Tuttavia esiste un’importante differenza. Considerare significa osservare le stelle e seguire ciò che dicono. Desiderare è l’opposto: nell’interrogare le stelle, si ammette ciò che dicono ma il pensiero è rivolto verso qualcos’altro, quindi di distoglie lo sguardo. Chi vive considerando si accontenta di scegliere ciò che la vita propone – come al supermercato; chi desidera, invece, riesce a guardare un po’ più lontano.

Desiderare è un atto di coraggio. Il mondo occidentale è così poco abituato a desiderare da aver quasi dimenticato come si fa: esiste, in questo senso, un’atrofia del desiderio. Attraverso la tecnica di Igor Sibaldi si può imparare a desiderare tutto l’anno e ricevere senza cadere nell’egoismo: infatti, solo chi sa ricevere può anche donare.

Buone Feste!

Alessandra Del Prete

Fonti

[1] Igor Sibaldi, Vocabolario: le parole dei mondi più grandi, Anima Edizioni, Milano, 2009

[2] Resoconto di un intervento di Umberto Galimberti al Festival Filosofia 2003 di Modena

Per maggiori informazioni consultare il PDF e il video sul metodo di Igor Sibaldi.

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