Home Basso Medioevo (XI-XIII sec.) Storia del Basso Medioevo Le crociate tra mito e storia

Le crociate tra mito e storia

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Crociate
Federico II entra pacificamente a Gerusalemme (1229)

Cosa hanno rappresentate davvero le Crociate? Quando è nato il risentimento islamico? Furono un tentativo di colonizzazione e di conversione forzata?

Come sostenuto da Rodney Stark in Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate (Lindau), un’interpretazione ideologica successiva ha messo in ombra le vere motivazioni che portarono allo sviluppo dell’ideale di crociata. Ma cosa hanno rappresentato davvero le crociate? Si è trattato del primo esempio di colonizzazione occidentale ai danni dell’Oriente? Sono state la manifestazione della volontà cristiana di convertire con la forza gli islamici?

Un primo esempio di colonialismo?

Secondo alcuni, quello delle crociate può essere considerato il primo tentativo occidentale di colonizzare il ricco Oriente. Gli Stati crociati, in realtà, possono essere considerati colonie solo nel senso più neutro del termine, mancando i requisiti fondamentali che invece contraddistinguono quello che solitamente si intende per “colonialismo”. Perché quest’ultimo prevede lo sfruttamento economico della popolazione conquistata, con un flusso di ricchezza dalla colonia alla madre-patria.

Nel caso degli Stati crociati, invece, si è riscontrato l’esatto contrario: continuo flusso di denaro dall’Occidente per provvedere alla difesa militare dei nuovi regni cristiani. Peso che alla lunga si rivelò troppo grave, fino a diventare una delle cause principali della fine delle crociate e all’abbandono al proprio destino, dopo due secoli di difficile sopravvivenza, degli Stati crociati. Inoltre questi ultimi erano del tutto indipendenti da ogni monarchia occidentale e i musulmani in essi residenti, come registrano anche cronache islamiche, vivevano serenamente.

Il problema della violenza nelle crociate

Lessing Nathan
Saladino, il templare e Nathan in una locandina tedesca.

Spesso, quando si parla delle crociate, si indugia sul numero di morti o sui massacri, come se fossero state guerre particolarmente sanguinose. In realtà furono campagne militari condotte come le altre e, soprattutto, secondo le regole della guerra medievale. In quei tempi, una città assediata poteva decidere se arrendersi o combattere fino alla fine e, in caso di sconfitta, subire il saccheggio con conseguenti massacri di popolazione civile (come monito per le altre città). Allora quello era – purtroppo – la normale condotta di guerra da parte di tutti, compresi i musulmani.

La facile “canonizzazione” di Saladino ha giocato anche sul fatto che, mentre i crociati si erano macchiati del massacro di una parte della popolazione di Gerusalemme, egli si accontentò di vendere come schiavi metà della popolazione latina (ottenendo, per l’altra metà, un ricco riscatto). Cosa per nulla dovuta alla sua clemenza ma al fatto che la città si era arresa, mentre – a suo tempo – aveva combattuto fino alla fine contro i crociati.

Inoltre, quella della presa di Gerusalemme fu una felice eccezione: Saladino aveva infatti l’abitudine di compiere stragi talvolta indiscriminate, come quella dei templari e degli ospitalieri fatti prigionieri in seguito alla battaglia di Hattin (1187), dove l’esercito crociato era stato praticamente distrutto.

La nascita del risentimento islamico

La sopravvalutazione del fenomeno storico delle crociate ha portato alla comune convinzione che il mondo islamico abbia covato, per secoli, un rancore che poi si sarebbe trasformato nel fondamentalismo che oggi ci affligge. In effetti, oggi gli islamici additano come “crociati” tutti i loro nemici, ma pochi sanno che è un fatto relativamente recente. Infatti

l’odio islamico verso le crociate non apparve che verso il 1900, come reazione al declino dell’Impero Ottomano e al reale esordio di un colonialismo europeo in Medio Oriente. I sentimenti di ostilità verso le crociate, inoltre, si intensificarono soltanto dopo la fondazione dello stato di Israele (Rodney Stark, Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate p. 14).

Anche i cronisti arabi del tempo vi prestarono poca attenzione, in quanto i califfi avevano ben altri problemi delle crociate. Quindi si tratta di un risentimento “artificiale” che, come spesso accade, guarda più al presente che al passato.

Le crociate: uno scontro di civiltà?

Crociate Goffredo di Buglione Chanson de Jérusalem

La scarsa attenzione che il mondo islamico ha per secoli prestato al fenomeno delle crociate, è indicativo del fatto che esse non costituirono una dichiarazione di guerra globale da parte dell’Occidente. Bisogna considerare inoltre che le spedizioni militari dei crociati furono meno di una decina, e interessarono un periodo relativamente breve (meno di due secoli).

Per giunta, solo la prima riuscì veramente vittoriosa, mentre le altre fallirono miseramente, oppure ottennero solo qualche risultato a livello diplomatico.

Gli Stati crociati costituirono una piccolissima enclave occidentale all’interno dell’immenso mondo islamico, e scomparvero insieme alle crociate. Queste ultime non furono mai bandite per semplice fanatismo o brama di conquista, ma in seguito alle provocazioni musulmane che – dopo aver dimezzato l’impero bizantino – minacciavano di conquistare la stessa Costantinopoli (cosa che sarebbe puntualmente avvenuta nel 1453).

Ettore Barra

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