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La violenza negli stadi e il comportamento delle folle

Parlare di sport, indubbiamente, significa legare insieme i concetti di vita sana, rispetto delle regole e dei ruoli; tuttavia, risulta difficile non associarlo a episodi di violenza, in particolare fra le tifoserie che spesso costituiscono “le squadre delle squadre” che sembrano lottare, parallelamente all’incontro sportivo, su un altro fronte, quello degli spalti fra cori e striscioni, talvolta associato a offese, risse e violenze. Le folle di tifosi che accalcano gli stadi sono protagoniste di eventi di cronaca talvolta tragici, ma sono anche veri e propri fenomeni sociali nei quali la psicologia individuale si fonde con quella collettiva.

folle
Una foto raffigurante la tragedia dello stadio di Heysel.

Dalla cronaca: il sopravvento delle folle

Tra gli episodi di tifoseria scorretta è possibile tener presente un evento accaduto più di trent’anni fa, nel 1985, una data lontana cronologicamente ma vicina nella memoria: lo stadio Heysel in Belgio è stato teatro, poco prima della finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool, di una carneficina che generato 39 morti, nella maggioranza italiani, e circa 600 feriti.

Le redini del tragico evento furono affidate agli hooligans che, un’ora prima della partita, hanno preso il sopravvento spingendosi verso il settore adiacente degli spalti, occupato da tifosi italiani, attendendo una reazione contraria che, paradossalmente, non fu quella desiderata dagli ultras inglesi: infatti, il settore in questione non era dedicato alla tifoseria organizzata juventina, la quale si trovava negli spalti opposti. I semplici spettatori, impauriti, tentarono di sfuggire alla crescente rissa ma furono ostacolati dalle forze dell’ordine, impreparate alla situazione, che spinsero, ingenuamente, gli spettatori contro il muro. Quest’intervento completò la tragedia: alcuni si gettarono nel vuoto per evitare lo schiacciamento da parte della folla, altri cercarono di scavalcare la recisione fino al crollo del muro per il troppo peso che causò morti e feriti. La partita fu ugualmente disputata con più di un’ora di ritardo per non aumentare il disordine generale ma le squadre inglesi furono escluse dalle Coppe europee. Per commemorare la strage, nel 2012, sono state poste nel Cammino delle Stelle, all’interno dello Juventus Stadium, 39 stelle in onore delle vittime.

Dalla psicologia: i comportamenti delle folle

peopleLa strage dell’Heysel ha sicuramente generato sentimenti di compassione verso le famiglie delle vittime e rabbia verso l’orribile fenomeno della violenza nello sport; ma, oltre alla commemorazione, è possibile scaturire, da questo tragico evento, una riflessione di tipo psicologico sui comportamenti e i meccanismi che si sono innescati fra i vari gruppi coinvolti. Parliamo, in questo caso, di folle, intesi come agglomerati rudimentali che agiscono senza razionalità, guidati dall’istinto. Sostiene Gustave Le Bon, antropologo francese, riguardo le folle che:

la personalità cosciente svanisce, i sentimenti e le idee di tutte le unità si orientano alla medesima direzione. Si forma così un’anima collettiva[…].Tale folla forma un solo corpo ed è sottomessa alla legge dell’unità mentale delle folle.[1]

Secondo Le Bon, gli individui in una folla regrediscono ad un livello arcaico di attività psichica, assumendo comportamenti simili a quelli di un individuo ipnotizzato e sperimentano un sentimento di potenza invincibile; quindi il senso di responsabilità scompare – giustificato dall’anonimato. La folla di Le Bon è quindi irrazionale, emotiva e primitiva nel senso antropologico del termine.

Questa teoria contrasta con quella di  Christian Bromberger il quale nel suo volume La partita di calcio,  dichiara che il pubblico della curva non è una massa indifferenziata in preda al delirio, ma un gruppo organizzato che esprime e manifesta le proprie caratteristiche, attraverso i cori, le bandiere, gli striscioni e i vari gadget rappresentanti la squadra. Alcuni studiosi hanno addirittura associato le organizzazioni calcistiche a vere e proprie tribù con gerarchie, regole, norme valori e simbologie. Sicuramente Bromberger ha offerto una descrizione di uno stadio nel clima pacifico della sana competizione; la riflessione di Le Bon è, invece, quella che meglio si identifica con la strage dell’Heysel. Ma com’è possibile che gli hooligans inglesi pensassero tutti la stessa cosa nello stesso momento? Essi hanno seguito, come un gregge, il pensiero di un capo distintosi per prestigio – di nome, fortuna o reputazione: l’entusiasmo del capo che vive la partita da “dodicesimo giocatore”, la ripetizione di un invito e il contagio veloce delle idee hanno favorito l’azione degli inglesi.

La bellezza della tifoseria calcistica
La bellezza della tifoseria calcistica

La tragedia dell’Heysel non è l’unico esempio di tifoseria scorretta nel mondo del calcio, o dello sport in generale. In ogni caso, emerge una riflessione. Quello che, apparentemente, è un evento capeggiato da folli che sembrano “non avere cervello” o, nel caso opposto, un coro improvvisato, è in realtà un complesso insieme di meccanismi psicologici con un’ideologia alla base: l’appartenenza ad un gruppo che riconduce il tifoso ad un sistema quasi primitivo, fatto di riti, canti e emozioni. Ovviamente, la violenza non è per nulla giustificata ma simboleggia quella parte animale, opposta a quella razionale che Aristotele aveva tanto elogiato.

Alessandra Del Prete

Fonti

[1] La psicologia delle folle, G. Le Bon

Per maggiori informazioni: Identikit del nuovo ultras,F. Flocca 

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