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Le Horla: il paranormale in Guy de Maupassant

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Le Horla Maupassant

Guy de Maupassant (1850-1893) è stato uno dei massimi esponenti della narrativa francese di fin de siècle, esploratore del realismo in tutte le sue sfaccettature. Tuttavia Maupassant si è spinto anche in una direzione che potremmo definire antitetica, che è quella del racconto fantastico. Si tratta di un percorso del tutto particolare, che rende Maupassant un autore sui generis nel panorama del tempo, offrendo un’interpretazione del tutto nuovo della dimensione irreale. Questo lo vedremo attraverso la raccolta di racconti brevi che trae il nome dal suo testo più ampio e rappresentativo, ovvero Le Horla (apparso in due versioni nel 1886 e 1887).

Genesi e contesto

André Fermigier (1923-1988), attento osservatore di questa parte della produzione di Maupassant, ne ha offerto una chiara analisi del contesto e degli elementi di spicco del testo.

Le Horla MaupassantGrande ammiratore di Poe e Hoffmann, nonché discepolo di Flaubert (il Flaubert della Vie de saint Julien l’Hospitalier e di Salammbô), Maupassant sembrava quindi coltivare un sincero interesse verso l’ignoto e la parte irrazionale dell’essere umano, a quel tempo concetto introdotto in Francia dagli studi di Charcot.

Seguendo quindi una specie di moda grottesca a cui avevano ceduto anche narratori come Huysmans e Catulle Mendès, l’autore inserisce anche una vena di vera e propria follia in molti dei suoi personaggi, attraverso la rappresentazione di varie manifestazione di ciò che riguarda la psiche e le sue manipolazioni: allucinazioni, ipnosi, magnetizzazione dei corpi, assunzione di droghe, fino all’omicidio brutale.

Eppure l’opinione di Maupassant su questa nuova scienza è scettica, a causa di vicissitudini personali: suo fratello Hervé, infatti, soffriva di problemi nervosi progressivamente aggravatisi fino a rendere necessario un inutile internamento in cura da quelli che venivano detti gli aliénistes; motivo per cui lo sguardo di Maupassant verso gli aliénés è colmo di solidarietà:

Les fous m’attirent […]. Pour eux l’impossible n’existe plus, l’invraisemblable disparaît, le féerique devient constant et le surnaturel familier.

Il soprannaturale diventa familiare dunque. Maupassant sviluppa l’idea di un soprannaturale che tocca la paura e l’orrore, e questo orrore a sua volta non appartiene a qualcosa di concreto, a un pericolo certo, bensì ad un sospetto, o anche un’ossessione: il pericolo di Maupassant è sempre intravisto con la coda dell’occhio, ma mai palese, in quanto evanescente e fragile come la psiche dell’individuo che del resto lo genera.

Si tratta di un concetto quindi con cui  è personalmente costretto a fare i conti dunque, e Maupassant stesso lo ammette, scrivendo in un articolo del 1883 (Le Gaulois):

Lentement, depuis vingt ans, le surnaturel est sorti de nos âmes. Il s’est évaporé comme s’évapore un parfum quand la bouteille est débouchée.

La forma breve permette inoltre a Maupassant di esprimere la manifestazione della follia e della nevrosi in maniera immediata e diretta: se, ad esempio, in Zola (in quanto naturalista) la vena di pazzia è scientificamente constatata nei primi membri della famiglia Rougon-Macquart ed affiora nella figura di Jacques Lantier, il brutale assassino protagonista de La Bête humaine, per essere poi ufficialmente diagnosticata da uno dei discendenti, nel romanzo Le docteur Pascal; in Maupassant essa esplode nella sua fase cronica, saltando del tutto le fasi di latenza, ed il gioco della narrazione è affidato spesso all’espediente della confessione postuma o del diario.

“Le Horla, qui me hante…”

La narrazione, qui nella seconda versione del 1887, comincia sotto forma di diario, con tanto di data (la prima è l’otto maggio di un anno imprecisato), che però suscita dei dubbi nei momenti in cui la narrazioni degli eventi inquietanti si fa troppo concitata per essere verosimilmente attribuibile alle pagine di un journal, e ne tradisce invece l’impianto narrativo della prima versione.

Il protagonista confida alle pagine il timore della sua malattia, una forma di nevrastenia acuta che lo costringe al riposo e a frequenti cure (spesso peggiori del male):

18 mai – Je viens d’aller consulter mon médecin, car je ne pouvais plus dormir, il m’a trouvé le pouls rapide, l’oeil dilaté, les nerfs vibrants, mais sans aucun symptôme alarmant. Je dois me soumettre aux douches et boire du bromure de potassium.

Spesso egli si sveglia nel cuore della notte, ansante, sudato, come se qualcuno avesse cercato di soffocarlo nel sonno, di giorno, nei rari momenti di svago, gli pare si essere seguito, ma infine di non vedere nessuno; tuttavia, è sempre presente su di lui uno sguardo estraneo ed invadente.

Le Horla MaupassantLa storia procede ad una svolta in seguito ad una conversazione a cui partecipa, circa l’esistenza di esseri ultraterreni. Da quel momento, la notte cominciano a verificarsi strani eventi: avendo l’abitudine di portarsi a letto una caraffa d’acqua, ogni sera la sistema colma e la ritrova vuota.

Attribuendo inizialmente il fenomeno ad un proprio sonnambulismo, comincia a nutrire più sospetti al suo ripetersi notte dopo notte, fino a prendere degli accorgimenti per scoprire la realtà: avendo coperto la caraffa con dei panni bianchi, ed essendosi egli sporcato appositamente di limatura di piombo prima di coricarsi, al suo risveglio trova la caraffa sempre vuota, ma non sporca della polvere metallica. Chi è il vero colpevole dunque?

Gli esperimenti si moltiplicano, arrivando a coinvolgere la natura del liquido in questione: l’acqua viene sempre bevuta tutta, del latte appena assaggiato, il vino, invece, respinto. Ma chi è questo misterioso ladro notturno, a cui si darà nome di Horla?

Con un certo divertimento, non si procederà oltre nel riassumere il testo. Sempre secondo Fermigier, il nome di Horla non è altro che il contenitore di hors-là, ovvero fuori di lì, un qualcosa di estraneo al mondo, alle sue regole, ignoto e inafferrabile, impossibile da definire.

Un vero e poprio extra-terrestre, ed il concetto è meno anacronistico di quanto si pensi, se consideriamo dei precedenti come l’Histoire comique des États et Empires de la lune (1657), di Cyrano de Bergerac, o dei successori come La guerra dei mondi di H.G. Wells (1897), sulla scia dell’opera di divulgazione astronomica da parte di Camille Flammarion.

Nulla dunque ci vieta di affermare, concludendo, che con quel suo Le Horla, personaggio misterioso, intangibile eppure esistente, e per tale motivo equiparato a forze come quella elettrica, Maupassant si presenti al lettore moderno anche come un antesignano della fantascienza.

Daniele Laino

Bibliografia:
Per riferimenti e citazioni: Maupassant G. (de), Le Horla, Edizione di A. Fermigier, 1986, Folio.

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