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Kengiro Azuma: storia di un maestro

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Kengiro Azuma
Kengiro Azuma

La cultura del Giappone è qualcosa che mi ha sempre affascinato e continua ad incuriosirmi, ma la scoperta di un artista come Kengiro Azuma lo ritengo un privilegio di cui ho potuto godere durante questo mio percorso di ricerca.

Gli appassionati di lettura certamente potranno comprendere cosa si prova quando ci si trova dinanzi ad un libro dal quale si è sempre più coinvolti e di cui si vuole immediatamente leggere la pagina successiva, questo è quello che ho provato scoprendo la storia di Kengiro Azuma.

Kengiro Azuma
Kengiro Azuma

Artista, intellettuale, uomo: tre sinonimi che descrivono sinteticamente ma nella maniera più corretta possibile l’ormai novantenne artista giapponese trapiantato in Italia da più di sessanta anni e pilastro della scultura contemporanea.

La biografia di Kengiro Azuma è simile ad un percorso ad ostacoli dinanzi ai quali però non si deve tentare di saltarli ma ci si deve fermare e comprendere quanto della sua esperienza di vita si nasconda all’interno della sua produzione artistica.

Figlio di una modesta famiglia, ligio ai suoi doveri da studente, rettamente educato a una cultura votiva tipica del mondo giapponese, Kengiro Azuma in età adolescenziale sceglie di partecipare attivamente al conflitto bellico che vedeva il Giappone contrapposto agli Stati Uniti, prima entra a far parte dell’esercito nazionale e poi scegli di incarnare il ruolo di kamikaze disposto a tutto pur di combattere in nome e difesa del suo paese.

Il susseguirsi degli eventi si frapporà sul suo cammino ed impedirà che Kengiro Azuma divenga anche’egli vittima di quel durissimo conflitto che si caratterizzò per l’utilizzo della Bomba Atomica. Intrapreso un percorso di studi particolarmente lodevole nella città di Tokyo, sceglie autonomamente di intraprendere un viaggio in Europa, direzione Francia.

L’ingresso in una libreria sarà fuorviante per il suo percorso di vita, da questo evento scaturirà infatti la sua scoperta della personalità di Marino Marini e la sua volontà di trasferirsi nella città di Milano per poter studiare presso l’Accademia di Brera. Giunto a Milano Kengiro Azuma sceglierà la città lombarda come sua seconda casa e da questa non si allontanerà più intraprendendo un percorso evolutivo e crescente dal punto di vista artistico. Filosofia Zen, musica e natura sono le tre linee guida della scultura del maturo artista nipponico.

La cultura Zen ha condotto Kengiro Azuma ad avere una completa e concreta consapevolezza di se stesso, di quello che fa quotidianamente e della vita che trascorre, una vita basata sull’ottenimento del possibile, priva di desiderio e con un filone meditativo che unisce tutto.

Kengiro Azuma
Kengiro Azuma

Il mondo della natura invece è stato forse il modello più vivo dal quale trarre ispirazione, la natura è ricca di forme di perfezione, di colori e di armonie che sottolineano il lento ed inesorabile esistere degli esseri viventi, caratterizzato spesso da un troppo veloce giro di lancette, soprattutto oggigiorno.

La musica invece è un catalizzatore immortale della sua ispirazione. La scultura di Kengiro Azuma è caratterizzata dalla realizzazione di particolari forme, le più note sono le cosiddette Mu che sostanzialmente sono delle gocce d’acqua, le quali dalla loro effimera esistenza della durata di un secondo infinitamente breve, nelle sue sculture invece divengono forme solide di eterna esistenza.

Queste forme però sono la concretizzazione di un pensiero filosofico che dialoga rispetto alla esistenza degli opposti, alla contrapposizione tra la mancanza e l’esistenza, la vacanza e la concretezza. Ciascuna scultura quasi mai ha una forma definita questo perchè l’artista cerca sempre più di sottolineare il suo legame con l’intensità spirituale piuttosto che con quella materiale.

L’opera nella fase conclusiva viene spesso caratterizzata da perforazioni volte a sottolineare l’esistenza del vuoto simbolo esemplificativo della scultura di Kengiro Azuma, nella maggior parte dei casi realizzata tramite l’utilizzo del bronzo.

Vincenzo Morrone

Fonti: www.nomosedizioni.it/caleidoscopio, fonderiabattaglia.com

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