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Fondamentalismo: se l’islam non è più una religione

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Attentato a Bruxelles

I nuovi attentati da parte dell’ISIS, esponente del fondamentalismo islamico, fanno emergere una riflessione: esiste realmente una radice religiosa?

Il  fondamentalismo islamico da Parigi a Bruxelles

A suon di “Allah Akbar!“, il maggior esponente del fondamentalismo islamico, meglio noto come ISIS, miete ancora vittime. Le prime scosse, per portata mediatica, si sono avvertite a Parigi per ben due volte nell’arco del 2015: il 7 gennaio alla testata giornalistica Charlie Hebdo e il 13 novembre in diverse zone di della capitale francese – fuori dai cancelli dello Stade de France e al Bataclan, uno storico locale della Ville Lumière. La più recente strage è nuovamente europea, precisamente belga. Il 22 marzo 2016, un martedì mattina, per Bruxelles non è stato un giorno “normale”, in quanto di prima mattina tre esplosioni hanno sparso sangue e feriti in diversi luoghi della città. Le prime due si sono verificate all’interno dell’aeroporto di Zaventem per mano di attentatori suicidi, l’altra nella stazione metropolitana di Maalbeek, nel centro di Bruxelles. Il fondamentalismo islamico non ha colpito soltanto l’europa: nonostante questi attentati siano stati quelli sui quali i media si sono concentrati maggiormente, l’ISIS ha generato stragi in tutto il mondo – in Kenya, Tunisia, Egitto.

È una religione?fonadamentalismo

In generale, il termine fondamentalismo indica l’atteggiamento di chi attribuisce alla propria opinione un valore assoluto e dominante rispetto a quella altrui. Il termine è utilizzato soprattutto in relazione alla fede religiosa, inteso come la volontà di ritornare agli antichi fondamenti di un messaggio religioso, opponendosi alla modernità laica: esso, quindi, non va associato unicamente all’islam – nonostante gli eventi del mondo contemporaneo.

La prima avvertenza da seguire è intanto di parlarne al plurale: esistono diversi fondamentalismi, a seconda dei diversi contesti culturali e religiosi nei quali movimenti, gruppi e organizzazioni di lotta armata sono nati e agiscono.[1]

Sicuramente, quello più famoso oggi è il fondamentalismo islamico che, come accennato prima, si trova alle spalle degli attentati degli ultimi anni, sotto la denominazione ISIS, acronimo di Stato Islamico dell’Iraq e della Siria. Attualmente è guidato da Abu Bakr al-Baghdadi e conta più di 30.000 militanti. L’ISIS sostiene un ritorno alle “fondamenta” e un’interpretazione integralista della religione musulmana, caratterizzata da una stretta adesione al Corano e alla legge islamica, la Shar’ia: quindi è centrale l’idea che la parola divina contenuta nel testo sacro debba guidare l’azione degli esseri umani in ogni campo della vita, in questo caso quella politica. L’obiettivo è, infatti, quello di creare un califfato islamico nel quale potere religioso e politico coincidano. Ma, attualmente, il fondamentalismo islamico, quindi l’ISIS, è una religione?

Teoricamente si. Alla base del potente Stato Islamico vi è il Corano, testo sacro nel quale sono raccolte le parole del profeta Maometto (Muhammad) sulla rivelazione dell’unicità di Dio (Allah): quindi, la radice religiosa è evidente. Nella pratica, però, l’ISIS, partendo dalla rigida interpretazione della scrittura, sta cercando di diventare un fenomeno sociale di portata mondiale.

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Esecuzioni dell’ISIS

Prima di tutto è necessario porre l’attenzione sulle dinamiche di reclutamento interne. I combattenti sono migliaia tra spontanei e costretti, spesso sono poveri ragazzi in cerca di un lavoro e di soldi che l’appartenenza all’ISIS può assicurare, grazie alla ricchezza derivata dalla gestione del petrolio. Parte di loro, quindi, non conoscono i precetti islamici ne scelgono la militanza perché li condividono. L’altro fronte è quello dei combattenti europei, di cui la maggior parte non sono figli di immigrati ma convertiti. Com’è possibile che il vicino di casa, di ufficio, di banco possa diventare un jihadista pronto a farsi esplodere?

L’ISIS ha innescato un potente meccanismo che fa leva sulla psicologia di ognuno di noi, attraverso i social network e  i media. I convertiti europei, che decidono di entrare a far parte dell’esercito islamico, sono mossi dall’esaltazione che ne deriva dai video e immagini che circolano su tutti i tabloid. L’ISIS crea, in questo modo, in giovani vulnerabili ed emarginati i sentimenti di vendetta e riscatto sociale. Inoltre, l’ISIS comunica come un palinsesto televisivo, ispirandosi ai videogiochi, distribuendo immagini ispirate al linguaggio giovanile permettendo a tutti di parlarne – negativamente o positivamente. Per questo motivo, il carattere religioso è puramente fittizio: ormai  le esecuzioni, gli attentati, le stragi sono tutti espedienti per rendere il mondo non islamico un insieme di spettatori di un grande format globale.

Alessandra Del Prete

Fonti

[1] Enzo Pace e Renzo Guolo, I fondamentalismi, Editori Laterza, 2002

Per maggiori informazioni: Attentati a Bruxelles

Isis, le tecniche psicologiche per reclutare gli italiani

Imagine – Roberto Saviano

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