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Banchetto e simposio nell’antica Grecia

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Sul simposio: “Dobbiamo trovare qualcuno con cui mangiare e bere prima di cercare qualcosa da mangiare e da bere, perché mangiare da solo significa fare la vita di un leone o di un lupo.” Epicuro

Un banchetto sia greco sia romano constava di due fasi, il σύνδειπνον (sundeipon) e il συμπόσιον (sumposion): nel corso della prima si mangiava, nella seconda si restava sdraiati a bere ed intrattenersi in diversi modi. Per quanto concerne il simposio, si beveva rispettando la prescrizione del simposiarca ( il rex convivii per i Romani), anche contro se non se ne aveva la voglia, uno di seguito a l’altro, in ordine da sinistra verso destra. Esso, spesso, si protraeva sino a notte inoltrata.

Convito

(da Omero alla fine del VI secolo a.C.)

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Banchetto su cretere a campana del pittore di CA :
Su due klinai (letti per banchetti) sono distesi tre uomini a banchettare: quello di sinistra ha nella mano sinistra una kylix (coppa da vino), mentre il braccio destro è cinge la testa; il corpo è rivolto a sinistra, verso un’auleta vestita di chitone ed himation (mantello), i capelli raccolti sulla nuca. L’uomo al centro ha nella mano sinistra un kantharos (coppa) ed è in atteggiamento amoroso con una donna seminuda. L’uomo a destra è rivolto in basso, verso un giovinetto che serve i commensali.

Presso la civiltà greca la condivisione del pasto assume un’importanza antropologica dal momento che rende sacra l’appartenenza dei commensali alla medesima cerchia di valori, consuetudini, ideali. La ripetizione del rito in svariate circostanze (feste, nozze, funerali) contribuisce al mantenimento del legame.

Omero e il banchetto

Scena di banchetto con offerta di frutta e dolci. Particolare del Cratere a campana, seconda metà del IV sec.a.C. Museo Archeologico Nazionale, Napoli. I servi si disponevano davanti ai letti piccoli e bassi tavolini (trápezai) su cui erano collocati i contenitori con le vivande
Scena di banchetto con offerta di frutta e dolci. Particolare del Cratere a campana, seconda metà del IV sec.a.C. Museo Archeologico Nazionale, Napoli.
Da notare i servi disposti davanti ai letti piccoli e vicino ai bassi tavolini (trápezai) su cui erano collocati i contenitori con le vivande.

Nell’epos omerico si rinvengono le più antiche attestazioni sul banchetto, configurato come semplice mensa quotidiana che può aver luogo sia a casa sia sul campo di battaglia.

Già si assiste ad un’alta ritualizzazione ed una specifica organizzazione del convito: fase preliminare è la purificazione rituale, la quale prevede la lavanda delle mani, poi si prende posto sui seggi e si inizia la distribuzione in parti uguali di pane e vino. Cibo base era il pane, di vari tipi e i cereali; alla carne si preferivano verdure e pesce; il vino non veniva mai bevuto puro ma miscelato con acqua e anche con miele.

I convitati appartengono generalmente alla classe nobiliare e partecipano con la loro corte e/o i loro amici, mentre le loro donne sono escluse o in disparteServe e coppieri apprestano le mense, versano l’acqua per la pulizia, ripartiscono il cibo e consegnano le coppe, mesciano il vino contenuto in un cratere posto al centro dei commensali. Presenti pure mendichi pronti a trangugiare gli avanzi.

Aedi a banchetto

Apollo con la lira (dettaglio), collo di anfora attica a figure rosse, da Capua, 470-450 a.C. ca. , Penn Museum. Apollo insieme con le Muse è la fonte di ispirazione dell'aedo
Apollo con la lira (dettaglio), collo di anfora attica a figure rosse, da Capua, 470-450 a.C. ca. , Penn Museum.
Apollo insieme con le Muse è la fonte di ispirazione dell’aedo

Presenzia al banchetto un’altra figura rilevante: l’aedo, il cantore. Ospite del padrone di casa, la sua mansione è quella di allietare con le corde (vocali e della cetra o della lira). Da qui lo spessore nell’ambito della letteratura greca, in quanto il banchetto non si limita alla condivisione ma diviene luogo di creazione estemporanea, esecuzione e fruizione dell’epica (vedi Demodoco e Femio nell’Odissea).

L’interpretazione epica è il tipo di intrattenimento preferito, non l’unico. Infatti, un’ulteriore figura è  quella del ballerino/a di professione che danza a ritmo di parti strumentali eseguite dall’aedo.

La ricorrenza frequente dei banchetti dimanda all’aedo un continuo reiventare e rimaneggiare. Probabilmente egli  possiede un repertorio personale al quale attingere: si esibisce trattando vicende note, improvvisa parzialmente o del tutto, si cimenta su soggetti assegnatigli seduta stante.

Per lo più il cantore è itinerante, si muove da parte a parte per assolvere al suo compito. Talvolta, tuttavia, accade che si fermi in un posto avendovi trovato fortuna.

In mancanza o in alternativa all’aedo uno fra gli stessi convitati può farne le veci. La tradizione omerica ci ricorda che Achille e Paride sapevano suonare la cetra e Odisseo sapeva narrare come un aedo.

Rapsodi a banchetto

Rapsodo, anfora attica attribuita al pittore di Kleophrades, ca. 480 a.C.
Rapsodo, anfora attica attribuita al pittore di Kleophrades, ca. 480 a.C.

In età arcaica l’usanza del banchetto era una concezione comune all’intero territorio greco. Rispetto alla formula omerica, si ha un unico sostanziale cambiamento nel VII sec. a.C., ovvero l’adozione della posizione reclinata piuttosto di quella seduta.

Banchetto e epica è un binomio ancora valido. Nel repertorio ad Omero si affianca la produzione di Esiodo (la Teogonia e le Opere e i Giorni).

Il rapsodo, a differenza dell’aedo, si limitava a recitare i componimenti altrui.

La polis e la nascita del simposio

Coppa a figure rosse; pittore di Epèleios, raffigurante un personaggio imberbe che si accosta ad un vaso per mischiare il vino con l'acqua recando in mano uno skyphos, e con la mano sini- stra protesa verso la bevanda. ca. 510 a.C.
Coppa a figure rosse del pittore di Epèleios, ca. 510 a.C.                         Raffigura un personaggio imberbe che si accosta ad un cratere per diluire il vino con l’acqua. Nella mano destra regge uno skyphos, mentre la mano sinistra è protesa verso la bevanda.

Con la diffusione della lirica si riscopre una società cangiata nel profondo a confronto con quella omerica. L’avvento della polis, all’interno della quale più fazioni si oppongono tra loro per interessi economici-politici e per ottenere potere sulla città, presenta l’entrata in gioco dell’ eteria, per l’appunto un gruppo politico che condivide i medesimi ideali.

Il pasto diviene una vera e propria riunione politica e il pasto si differenzia sempre di più dalla bevuta. In questo ambito si svolge il cosiddetto ” deliberare durante il bere “. Inoltre è tempo di elegia, giambo, melica monodica, aggiunti all’epica. A sovrastare tre grandi temi: l’eros, la politica e il convito.

L’età d’oro del simposio: il VI secolo

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Convitati con il capo e il petto ornato di corone di fiori e di mirto o di edera

Il momento clou del simposio corrisponde al VI secolo (fatta esclusione per Sparta dove continua ad essere in voga il semplice pasto comune), quando i Greci riconoscono tutto il loro attaccamento al convivio.

Rigorosamente seguente al pasto serale, il simposio è dettato da regole precise: con l’aiuto di inservienti vengono ripulite le mense, si porta il vino, è mescolato con acqua nel cratere centrale (kratèr, dalla stessa radice di kerànnumi, “io mescolo”), i convitati detergono le mani e sono incoronati con ghirlande e cosparsi di balsami profumati, si distribuisce il vino nelle coppe e si serve con le seconde mense, ovvero il dessert, quindi, i simposiasti versano il primo vino a terra in libagione agli dei e poi si può bere.

A partecipare tutti esponenti dell’eteria, giovinetti che fanno da inservienti, le donne sono ancora escluse ad eccezione delle etère, le suonatrici e le danzatrici.

La poesia continua ad essere parte integrante del simposio, non soltanto come intrattenimento ma anche con finalità paideutiche. Si assimilano i carmi dei poeti, si apprende il comportamento che deve tenere un aristocratico (vedi le esortazioni nel corpus teognideo). La poesia può essere anche lusus, gioco, dal momento che i simposiaci si cimentano tra i vari giri di bevute in estemporanee di componimenti propri o altrui, fregiandosi delle proprie abilità e conoscenze.

Concludendo, l’evoluzione del simposio avviene scandita da processi che interessano parallelamente la musica e la letteratura e si intersecano tra di loro sino ad originare il complesso mondo del bere insieme.

Anna Cioffi

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