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Proverbio: motti arguti a Napoli e in tutta Italia

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L’enciclopedia Treccani dà questa definizione di proverbio:

Breve motto, di larga diffusione e antica tradizione, che esprime, in forma stringata e incisiva, un pensiero o, più spesso, una norma desunti dall’esperienza.

Da quanto si legge, si possono ravvisare le caratteristiche principali del proverbio: una massima breve, che ha alle spalle una storia perché è di “antica tradizione” e che esprime un pensiero di “larga diffusione”.

Come nasce il proverbio ? Quanta importanza ha il proverbio a Napoli e in tutte le altre regioni di Italia ? Scopriamolo insieme.

Origine e struttura del proverbio

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Struttura tipica della forma proverbiale : principio e riconferma tramite un’opposizione

I proverbi propongono diverse visioni di vedere il mondo e di giudicare gli aspetti della vita umana, nascono da associazioni visive che possono rendere metaforicamente un concetto. Essi sono molto simili agli aforismi, ma si distinguono da questi perché la loro forma è “più concentrata” e inoltre sono anonimi (mentre gli aforismi riportano la firma d’autore).

I proverbi sono anonimi non perché essi non abbiano avuto un autore, ma perché è noto che la cultura popolare orale tende a disperdere queste informazioni. Ciò non vieta che alcuni possano essere fatti risalire a una determinata persona o circostanza: basti pensare al detto pugliese “li fèmmini so’ sàccuri” (“le donne sono scacchi”) che viene fatto risalire a un episodio boccaccesco narrato nei Diurnali di Matteo Spinello da Giovinazzo, alla data 21 marzo 1263: la frase sarebbe stata detta da re Manfredi a un suo cameriere costretto a sposare colei che aveva sedotto.

Tuttavia, non possiamo avere la certezza assoluta che questa ricostruzione sia vera, perciò occorre concentrarsi di più sulla struttura dei proverbi, piuttosto che sulla forma. Il proverbio, in genere, consiglia una norma comportamentale da seguire, si presenta come una “legge” dettata dall’esperienza.

Ma cosa dà al proverbio la sua forza di legge ? Riccardo Schwamenthal e Michele Straniero sostengono che a determinare ciò non sia affatto il suo contenuto (sovente, come abbiam detto, contraddittorio o discutibile), bensì la sua forma. In latino gli antichi proverbi si chiamavano adagia, voce che si fa derivare dal verbo aio col significato di “dire”, ma “in modo autoritario”.

Il proverbio, per essere tale, doveva essere autoritario e quindi veniva fatto derivare dalla sezione dei Proverbi della Bibbia, costituita da un insieme di sentenze attribuite al saggio re Salomone, ma anche ad autori minori, quali un certo Agur figlio di Jake, o a Lamuel, re di Massa.  Ignoto è l’autore della raccolta, che però gli studiosi fanno risalire al periodo del regno di Ezechia, re di Giuda tra il 715 e il 685 a. C. Questi proverbi antichi ci indirizzano sulla funzione della paremiologia e della paremiografia (dal greco paroimìa che significa appunto “proverbio”): essa serve per imparare sapienza e retti costumi, per ricevere una formazione illuminata e per istruire alla prudenza gli inesperti.

Il proverbio strutturalmente si divide in due parti: la prima enuncia un principio, la seconda lo ribadisce per opposizione. Questa struttura arcaica si è mantenuta fino ai nostri giorni, testimoniandone l’origine sacrale e religiosa che la caratterizzava come forma sapienziale da tramandare con rispetto e devozione in una sorta di catechesi quotidiana utile a tutti, ma soprattutto alla cerchia familiare e popolare.

Proverbi a Napoli e in tutta Italia

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Un proverbio napoletano con traduzione

Qui di seguito, si propone una comparazione tra alcuni proverbi napoletani (e in generale campani) e quelli del resto d’Italia.

A buon cavallo non manca sella (Nessuno si lascia scappare una buona occasione o un buon affare):

  • A buone cavalle nun manca ‘a sella (Campania)
  • A bonu cavaddhu on ci manca seddha (Calabria)
  • A cuaddu bonu no ddi manca sedda (Sardegna)

A buon intenditore poche parole (chi vuole intendere, comprende anche solo con un cenno o un ammiccamento):

  • A buono ‘ntennitore poche parole (Campania)
  • A bon intindidor, pocjis peraulis a’ bastin (Friuli)
  • A bon intenditor, poche parole ghe vol (Venezia Giulia)
  • A oun bon intaenditour puoche paruole (Istria)

A casa dei suonatori non andar per serenate (Meglio evitare di dare consigli su un determinato argomento a qualcuno che proprio su quell’argomento è molto preparato):

  • A’ sunature nun se portano serenate (Campania)
  • A case de sunature no se pòrtene serenate (Puglia)
  • A ccase de sunature, n’n ze va ffa’ serenate (Abruzzo)

Aiutati che Dio t’aiuta (Prima di pretendere aiuto “dall’alto”, bisogna aiutare se stessi e darsi da fare):

  • ‘O cielo dice: Aiutate ca Dio t’aiuta (Campania)
  • La Provvidenza aiuta mo’ n’ careggia (Marche)
  • Ajutete e Dio te aiuterà (Venezia Giulia)
  • Uta ! Uta ! S’t’vù e’ Signor ch’ u t’aiuta (Romagna)

Acqua cheta rompe i ponti (Mai sottovalutare cose o persone che sembrano tranquille, potrebbero rivelarsi molto più pericolose di quanto possa sembrare):

  • L’acqua chete arruina i ponte (Campania)
  • L’acqua quieta mena i ciocch grossi  (Marche)
  • L’aqua fèirma, la mèrza i pònt (Emilia)

Raffaela De Vivo

Bibliografia:

R. Schwamenthal; M. L. Straniero, Dizionario dei proverbi italiani e dialettali, Milano, Bur, 2013.

Sitografia:

http://dettieproverbi.it/

http://www.treccani.it/

 

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