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Shibusa: la dinamica interna dell’estetica giapponese

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La Filosofia Giapponese appartiene alla corrente del pensiero Shinto ed è stata influenzata, nel corso dei secoli, dalla filosofia cinese ed indiana attraverso il Mitogaku e lo Zen. Durante il periodo Kamakura, fatidico momento storico in cui il governo appartiene alla casta dei Samurai, nasce in Giappone una sorta di neo buddismo rivolto soprattutto alla casta guerriera che si consoliderà in seguito, con il vero e proprio buddismo indiano. Esso porterà una nuova sensibilità e soprattutto una nuova percezione dell’essere in quanto individualità ed in merito al suo personale rapporto col mondoIl concetto di Shibusa 渋さ nasce proprio in questi secoli e permette di collegare moderazione e spontaneità non solo nel vissuto quotidiano ma anche nella realizzazione di un’opera d’arte poiché il Giappone basa le proprie tradizioni sulla dinamica interna dell’estetica rifacendosi alla cultura nipponica. 

L’estetica giapponese è quindi un insieme di ideali tradizionali: mono no aware (il phatos delle cose), wabi (sommessa e austera bellezza), sabi (patina rustica), shibusayugen (profondità misteriosa), iki (stile raffinato) e kire (taglio).

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Qual è l’origine del termine Shibusa e cosa rappresenta?

Tale termine non sembra avere una traduzione plausibile né in lingua italiana né inglese; apparentemente, esso descrive un livello di bellezza radicato alla tradizione del popolo giapponese e difficile da raggiungere dalle altre culture.

Alcuni critici hanno selezionato dei sinonimi per definire questa concezione di bellezza in cui rientrano le connotazioni di austerità e raffinatezza sofisticata. Nonostante ciò, è difficile individuare le sue origini poiché esso è un termine che è stato probabilmente coniato durante il periodo del buddismo zen che aveva una grande influenza sulle arti giapponesi, come la cerimonia del te’, gli addobbi floreali, le ceramiche e la pittura ad inchiostro nero. In realtà tale componente non può essere definita un optional bensì è radicata al centro del pensiero strettamente filosofico giapponese ove tutto deve essere sempre perfetto e curato nei minimi dettagli.

Shibusa si riferisce al tipo più elevato di bellezza. Tutt’oggi tale appellativo è usato moltissimo in Giappone non solo dagli studiosi ma anche da molti anziani. Il primo significato, anticamente, alludeva all’accezione astringente e ruvido e veniva utilizzato di solito in senso letterale, come se si volessero fare riferimenti al gusto attuale o alla sensazione di qualcosa. 

Differente è l’accezione che viene attribuita al termine Shibui.

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Shibui rimanda ad un’idea di bellezza ignorata, sottovalutata o sconosciuta. Letteralmente esso significa allappante cioè “che lega la lingua ed il palato”. Apparentemente può sembrare una parola comune ma in realtà dietro di essa si cela proprio il segreto della suprema bellezza ideale che non viene posta su un piatto d’argento bensì deve essere svelata e riscoperta un poco alla volta. Un esempio di tale espressione è proprio il sapore del kaki verde giapponese.

Il fascino di una cosa shibui sta proprio in questo suo essere una forza trattenuta, una bellezza velata, non sfacciata ma da scoprire, da apprezzare in ogni suo aspetto e su cui soffermarsi per lungo tempo anche se basta un attimo per intuirla.¹

Sabrina Mautone

Fonti

Curiosità: ShintoismoLa filosofia giapponese

Fonti immagini: Google

Ulteriori informazioni: Pensiero e Filosofia: La civiltà GiapponeseEstetica zen

Fonte citazioni: I

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