Prostituzione sacra nella Bibbia? Un’indagine!

Prostituzione sacra? Agli occhi di noi moderni questo accostamento non può che sembrare un ossimoro. La prostituzione è infatti un’attività notoriamente stigmatizzata a livello sociale, specialmente nelle sue manifestazioni “di strada”, quelle cioè in cui il degrado è più evidente. Il sacro richiama invece la sfera del divino, del numinoso, del santo, di ciò che per definizione si colloca agli antipodi rispetto all’immoralità, alla bassezza e allo squallore. Se dire prostituzione sacra sembra oggi contraddittorio, nel campo degli studi biblici e del Vicino Oriente Antico, invece, non è così.

prostituzione sacra

Prostituzione sacra: una spiegazione

Per prostituzione sacra si intende quell’attività svolta nell’ambito dei culti della fertilità, ovvero di culti molto diffusi fra i popoli antichi compresi tra l’Egitto, l’Anatolia e la Mesopotamia. La credenza alla base di questa pratica è la seguente. Cananei, egizi ed ittiti credevano in una profonda continuità tra la sfera della sessualità umana e quella divina. L’unione sessuale delle divinità maschili e di quelle femminili determinava l’esistente sia in termini di creazione che di conservazione. Ciò significa che l’unione fra il dio e la dea conduceva alla creazione dell’universo e permetteva la sua sussistenza perché determinava la fertilità e la ciclicità della natura.

La cosa ancora più sorprendente è che non solo la sessualità umana era pensata come conseguenza di quella divina, ma poteva addirittura influenzarla. Proprio per questo motivo, i sacerdoti e le sacerdotesse praticavano la prostituzione sacra nei templi. I ministri sacri, incarnando ritualmente l’unione del dio e della dea, stimolavano il rapporto delle divinità stesse. L’amplesso terreno dei sacri ministri avrebbe indotto quello celeste delle divinità, in un modo performativo e sacramentale.

È necessario comprendere bene la posta in gioco ed evitare riduzionismi. I culti della fertilità e la prostituzione sacra erano attività fondamentali per gli antichi. Le economie dei popoli del Vicino Oriente Antico erano di tipo primario, basate cioè sulla coltivazione e sull’allevamento. Periodi di siccità o sconvolgimenti ambientali avrebbero condotto alla fame, alla carestia e quindi alla morte. È interessante notare come nell’ebraico biblico il termine fame/carestia, cioè rā‘āḇ, richiami rā‘āh che significa catastrofe, disgrazia,  sfortuna, male e malvagità.

Lo scopo della prostituzione sacra era quindi quello di garantire la sopravvivenza della civiltà, poiché -come abbiamo visto- si riteneva che la fertilità divina potesse essere influenzata ritualmente da quella umana. L’agricoltore e l’allevatore, preoccupati per la sorte delle loro attività, si recavano nei templi, pagavano l’offerta e consumavano un rapporto sessuale con la sacerdotessa. In questo modo la divinità eccitata avrebbe copulato anch’essa, determinando così la pioggia.prostituzione sacra

Rimangono diversi indizi molto interessanti riguardo ai culti della fertilità. In alcuni dialetti africani tutt’ora il termine pioggia è lo stesso per indicare lo sperma. Nell’ebraico biblico, in almeno una ricorrenza, cioè Isaia 48, 1, il termine acqua probabilmente è un eufemismo per indicare l’eiaculato maschile. Sempre nell’ebraico biblico, così come nel greco antico e tutt’ora nella lingua italiana, la parola seme indica sia il seme delle piante che il liquido seminale.

Prostituzione sacra: una teoria ufficiale

I culti della fertilità e la prostituzione sacra sono stati oggetto d’insegnamento per decenni nei corsi di storia, archeologia, esegesi dei testi biblici e filologia. Quanto esposto sopra è divenuto un classico in tutte le università del mondo fino agli ultimi due decenni del XX secolo.

Questa teoria è entrata a far parte anche della Bibbia, almeno di tutte le principali traduzioni moderne delle Sacre Scritture. Ecco il testo di Deuteronomio 23, 18-19

Non vi sarà alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le figlie d’Israele, né vi sarà alcun uomo dedito alla prostituzione sacra tra i figli d’Israele. Non porterai nel tempio del Signore, tuo Dio, il dono di una prostituta né il salario di un cane, qualunque voto tu abbia fatto, poiché tutti e due sono abominio per il Signore, tuo Dio. 

 Il termine biblico che la CEI 2008 traduce come ‘prostituzione sacra’ è qāḏēš. Il contesto del brano è quello della legislazione data da Dio al popolo di Israele tramite Mosè, allo scopo di farlo rimanere fedele all’alleanza e di farlo vivere felice. Al di là di questa precisa ricorrenza, nei testi biblici la prostituzione sacra, o meglio interpretata come tale, ricorre molto spesso.

Per comprendere il brano è importante sapere che esso non si limita a trattare della tentazione sessuale che minacciava l’integrità del popolo: sarebbe estremamente riduttivo pensarla così. La prostituzione sacra non tocca solamente l’ambito della sessualità. Anche se oggi la sessualità è percepita dagli esperti come un vero e proprio campo minato, a causa della sex addiction e dell’ipersessualizzazione a cui si è esposti, i culti della fertilità erano fenomeni notevolmente più ampi. Come spiegato sopra essi coinvolgevano direttamente la sfera economica e sociale essendo finalizzati a garantire la sopravvivenza materiale.

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Prostituzione sacra: una smentita?

Gli ultimi venti anni del XX secolo hanno portato ad una profonda revisione dei dati che fino a quel punto erano pacificamente accettati dal mondo accademico. Studi filologici, di ambito prevalentemente femminista, hanno cercato di dimostrare come la lettura tradizionale del termine qāḏēš ed affini fosse completamente erronea. Non ci fu proprio nessuna prostituzione sacra, al massimo testi ed allusioni simboliche da ascrivere all’ambito della letteratura erotica.

Non si praticò mai la prostituzione sacra nei templi, non esistono testi od attestazioni che possano dimostrarlo. Studiosi come P. A. Bird sostengono che fu solo la fervente immaginazione degli accademici ad introdurre la prostituzione sacra nei testi del Vicino Oriente Antico. I testi in questione si riferirebbero a dei sacrifici idolatri che vengono metaforicamente definiti dalla Bibbia come prostituzione: ma di prostituzione sacra tout court non vi è traccia alcuna.

 Per fare riferimento al testo biblico di Deuteronomio citato sopra, non c’è nessuna attestazione antica che possa mostrare che il ‘salario di un cane’ significasse la ricompensa nel caso di prostituzione sacra maschile di tipo omosessuale. Gli studiosi proiettarono le loro precomprensioni su dei testi che provenivano da un altro orizzonte culturale.

In realtà, accanto alla recente smentita della lettura tradizionale riguardo alla prostituzione sacra, dobbiamo registrare una posizione ancor più recente che prende atto delle forzature della tesi classica, ma allo stesso tempo rifiuta la negazione totale del fenomeno dei culti della fertilità e della prostituzione sacra.

Sicuramente non vi è unanimità di pensiero tra gli accademici e le recenti acquisizioni filologiche non hanno ancora intaccato la manualistica. Secondo W. G. Lambert, nell’antica Mesopotamia non solo sarebbe esistita la prostituzione sacra, ma tutta la prostituzione che si svolgeva, anche quella comune, fuori dai templi, sarebbe da definire come prostituzione sacra, perché in ogni caso la coppia partecipava della sacralità sessuale divina prevista dalla propria fede. Per E. J. Fisher, invece, l’espressione “prostituzione sacra” sarebbe fuorviante e da evitare: i rapporti sessuali nei templi si verificavano, ma non è dimostrabile che essi avvenissero dietro il pagamento di un’offerta, perciò è scorretto parlare di prostituzione, termine che implica una ricompensa economica.

La letteratura in materia, così come la traduzione dei testi biblici, rimane nella scia degli studi tradizionali. Nonostante la corrente revisionista delle ultime due decadi del XX secolo, la convinzione comune non è ancora stata distrutta.

Christian Sabbatini

Immagine in evidenza: www.thehistoryblog.com

Immagini media: www.thehistoryblog.com, it.wikipedia.org, scarabeokheper.altervista.org

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Bibliografia principale:

R. M. Davidson, Flame of Yahweh: Sexuality in the Old Testament, Hendrickson Publishers, Peabody Massachusetts 2007, 88-90. 111.

P. A. Bird, Sacred Prostitution in Ancient Israel? A New Look at the Sources, Conferenza pubblica svoltasi al Pontificio Istituto Biblico il 16/10/15; ringrazio il prof. Vincent Pierre-Michel Laisney docente di Lingua e letteratura egiziana al PIB per la spiegazione della posizione della Dr. P. A. Bird.

Bibliografia secondaria:

L. Koehler-W. Baumgartner, The Hebrew and Aramaic Lexicon of the Old Testament, Brill, Boston 2001, 282s. 576s. 1075. 1257s. 1262s.

C. Rusconi, Vocabolario del greco del nuovo testamento, EDB,  Bologna 2013 (Terza edizione), 361.

D. Mugnaini et alii, EROSi DAI MEDIA. Le trappole dell’ipersessualizzazione moderna, EDIZIONI SAN PAOLO, Cinisello Balsamo (MI) 2011.

J. R. Lundbom, DEUTERONOMY. A Commentary, Eerdmans, Grand Rapids 2013, 656-661.

Bibbia CEI 2008