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Nirvana, la liberazione dal Duhkha

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nirvana

Nirvana è un termine sanscrito il cui significato allude alla libertà dal desiderio, da nir-, prefisso disgiuntivo che dà senso contrario alla parola cui è unito e vana, dalla radice va-, alitare. Letteralmente significa estinzione, nel senso di spegnere soffiando, ma spiritualmente assume un significato più profondo, ossia beatitudine, perché rappresenta l’interruzione della catena delle reincarnazioni (samsara). 

Secondo la religione Buddhista esso rappresenta un vero e proprio stadio della vita, l’ultimo, attraverso cui l’uomo riesce a raggiungere il più alto grado di consapevolezza liberandosi dai piaceri, dalla sofferenza e dal dolore (duhkha). Sono tre i peccati fondamentali dal quale ci si deve liberare: brama, odio ed illusione.

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Ogni uomo, sin dalla nascita, è in grado di maturare una certa consapevolezza attraverso la religione, l’esperienza e l’apprendimento. Con la crescita definisce il proprio Karma che può essere, a seconda del modo in cui egli stesso si comporta, negativo o positivo.

Nirvana ed Ottuplice sentiero

Il Buddhismo crede nella rinascita di ogni specie; di conseguenza, se il karma della vita è negativo la vita continua nella sofferenza, se invece si ha un karma positivo la vita continua attraverso l’illusione del piacere. Per arrivare all’eliminazione dei desideri bisogna necessarimente seguire l’ottuplice sentiero del Dharma:

    • Retta visione: è necessario osservare e contemplare la realtà così come appare, senza macchiarla con i propri complessi inconsci, abitudini, con i pregiudizi o con una memoria distorta ed automatica;
    • Retto pensiero: è necessario esercitarsi sul controllo della propria rappresentazione concettuale ed avere piena consapevolezza della propria aura spirituale;
    • Retta parola: è necessario comprendere il peso delle parole ed utilizzare il linguaggio in modo giusto, senza enfasi né sciatteria;
    • Retta azione: è opportuno agire esattamente quando e quanto sia necessario;
    • Retta forma di vita: è necessario saper mediare fra le necessità della vita fisica sulla terra e i fini spirituali che ognuno si propone di conseguire;
    • Retto sforzo: è necessario comprendere e saper adeguare esattamente ogni iniziativa all’importanza dello scopo da conseguire;
  • Retta presenza di spirito: è necessario il costante ricordo di quanto si pensa, si fa e si sente, in modo da essere continuamente presenti a se stessi;
  • Retta pratica della meditazione: è preferibile pensare e far sì che i pensieri possano essere fluidi senza sostare con la mente in stati d’animo depressi o esaltati.

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Il santo Maháyána Aryadeva incoraggiava i praticanti in tale percorso attraverso le seguenti parole:

«In primo luogo a tutto ciò che è male rinuncia, e poi a credere nell’Io, renditi infine libero da tutto, e allora certo diverrai un saggio.»

bMIjAnMOJNq1tNeU1Znt_2015_01_09Il praticante realizza in primis il Nobile ottuplice sentiero e successivamente le Quattro Nobili Verità: verità della sofferenza, della sua origine, della sua cessazione e del sentiero che porta alla sua cessazione. Realizzando la mancanza del Sé e della propria persona, del proprio essere in quanto entità subrentra in uno stato di completo assorbimento padroneggiando la sua mente, la pratica di shamata e vipashyana (due stadi di meditazione) e ottenendo finalmente il nirvana.

Sabrina Mautone

Fonti:

Fonti ed Ulteriori Informazioni: Buddha as a Secondary God.

Fonte immagini Nirvana: Google.

Curiosità: Gautama BuddhaOm – Origine di tutti i mantraSiddharta.

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