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Parete: Li reali cunti paesani di Pasquale Torellini

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Parete è un comune italiano della provincia di Caserta, in Campania. Ma che correlazione ha Parete con Napoli? Ci sono forse delle storie che accomunano questo piccolo paesino alla grande città partenopea?
Più che comunanza di storie, si potrebbe parlare di “analogie” tra narratori di storie: Giambattista Basile e Pasquale Torellini.

parete Pasquale Torellini
Pasquale Torellini all’epoca dei racconti

Famosissimo per il genere della fiaba è il testo napoletano Lo cunto de li cunti scritto da Giambattista Basile (1566-1632), ma c’è stato un giovane paretano, Pasquale Torellini, che ha pensato di applicare il principio usato per i cunti di Basile, raccogliendo tutte le leggende paretane nella sua opera “Li reali cunti paesani”.

Parete e “Li reali cunti paesani” di Pasquale Torellini

parete Pasquale Torellini
Copertina dell’opera di Pasquale Torellini “Li reali cunti paesani”

Questo titolo richiama proprio l’accostamento alla magnifica opera cinquecentesca del grande Basile, nato, in realtà, proprio a Parete! C’è chi ha sostenuto che Basile sia nato a Giugliano (CE), ma è probabilissimo che il paese che abbia dato i natali a un così grande novelliere sia stato proprio Parete, che sorgeva all’incrocio tra l’antica via Campana, che da Pozzuoli conduceva a Capua, e la via Antica che portava alla colonia di Liternum, sul Lago di Patria, rifugio di Scipione l’Africano, il vincitore di Annibale.
Dato che Basile era paretano e ha scritto quello che è “lo trattenimento de’ peccerille” per i napoletani, perché non fare lo stesso per il popolo stesso di Parete?

È quello che ha fatto Pasquale Torellini, nato a Parete, esattamente in via Secondo Municipio, il 14 giugno 1941. Pasquale Torellini, seppur nella vita lavori come ragioniere commercialista, ha sempre avuto una passione per le lettere, ha collaborato con il quotidiano più diffuso nel Mezzogiorno, “Il Mattino” con l’incarico di corrispondente dal suo paese natio.

Perché scrivere “Li reali cunti paesani”? Questa è la risposta del suo autore:

Mi sono cimentato a comporre quest’opera minima, col chiaro intento di lasciare una piccola memoria storica su avvenimenti, costumanze e personaggi che hanno caratterizzato un po’ la vita sociale di Parete negli anni che vanno dal dopoguerra in poi. Poiché gli episodi riportati nel libro posseggono, quale unico denominatore, un potenziale ilare, capace di infondere il buon umore anche in un’anima esacerbata, ho ritenuto opportuno divulgare alcuni episodi umoristici, considerati tra i più divertenti».

Qui di seguito, proporremo alcune fiabe tratte dai “Cunti” di Pasquale Torellini.

Il miracolo dai tetti

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Disegno del racconto dell’artista Pirozzi Elvira

Si sceglie qui di riportare tra i “cunti” della raccolta, il racconto intitolato “Il miracolo dei tetti”, perché può simboleggiare un tratto caratteristico del popolo paretano: la fede nella Madonna della Rotonda, anche se trattata, in questo caso, in senso burlesco. Qui di seguito si può leggere la storia:

«Erano gli anni bui del dopoguerra, quando la gente, tra la paura dei bombardamenti appena terminati, e le preoccupazioni dettate dall’impegno per la ricostruzione, stentava a riprendersi dallo shock dell’immane conflitto appena concluso. Le tensioni accumulate erano tali, che tutti, anche i non credenti, aderivano più assiduamente ai riti religiosi. […] In un clima siffatto, di estreme preoccupazioni, entrava nella norma, che ogni evento impregnato di qualche stranezza, veniva scambiato come un fatto straordinario, un fatto soprannaturale. Ossia si perveniva rapidamente a considerarlo un miracolo. […] In quel periodo, spesso si veniva a sapere che, in qualche paese limitrofo, si era registrato un evento miracoloso. Ad esempio, quando un contadino, cadendo accidentalmente dal suo carretto rimaneva illeso, si diceva che a salvarlo era stata la Madonna della Rotonda, oppure un altro Santo.

[…]Un giorno accorsero migliaia di persone a Parete per un evento inspiegabile in quel momento. Si racconta che fosse lo Spirito Santo a proiettare un raggio luminoso nella stanza da letto di una famiglia, considerata devotissima. La gente, che numerosa raggiungeva il luogo prodigioso, in effetti, notava con grandissimo stupore, che un raggio vivissimo di Sole, stranamente irradiava quella stanza chiusa da ogni parte.

[…] Miracolo !!! Miracolo!!! Si gridava non solo a Parete. La notizia rimbombò oltre la Provincia, fino al Vaticano. Un anziano signore, che esercitava molto bene l’attività di muratore, vedendo accorrere tanta gente, volle anche lui constatare di persona il miracolo. Nonostante l’età, salì le scale che portavano nell’ambiente ove continuava la straordinaria apparizione dello Spirito Santo. La sua grande esperienza gli fece subito intuire donde veniva lo strano fenomeno. Senza allarmare i fedeli, si recò subito a casa e ordinò ai suoi figli, che esercitavano il medesimo mestiere, di prendere immediatamente delle scale alte e salire sui tetti di quella casa per ripararli.

Sulle tegole di quella casa, ormai desunte e consumate, s’era formato un foro attraverso il quale penetravano i raggi del Sole che, proiettati sul muro di quella stanza buia, assumevano la forma di un fascio di luce irradiante che si riteneva fosse opera dello Spirito Santo. Parlando con gli amici, il capomastro preannunciò la fine del miracolo: “Così ho voluto io” disse quando gli domandarono come avesse fatto per porre fine al miracolo. Il valente artigiano spiegò dopo che, se non avesse riparato quei tetti, quasi sicuramente, con la prossima pioggia, le tegole sarebbero precipitate giù. […] Allora si gridò al miracolo, perché la calce messa sui tetti evitò un crollo inevitabile dell’abitazione. Così volle lo Spirito Santo».

L’amore in trappola

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La tagliola

“L’amore in trappola” è il titolo del sedicesimo “cunto” dell’opera di Torellini. Questo racconto ci fa capire qualcosa dei rapporti amorosi che si intrattenevano a Parete negli anni ’60…Eccolo qui di seguito:

«Difficile, negli anni sessanta, erano non solo gli annessi e connessi al fenomeno della povertà, ma anche le grandi difficoltà esistenti sul piano, assai distorto, di concepire i rapporti tra i giovani di sesso diverso. La donna era estremamente riservata; preferiva essenzialmente intrattenersi tra le mura di casa, pur di non esporsi più di tanto tra la gente.

[…] I giovani che s’intrattenevano in piazza, consideravano il passaggio di una bella ragazza come un evento straordinario. […] Lo sboccio di un sentimento amoroso era legato a volte alla casualità oppure, caso più frequente, era frutto di una pura immaginazione che influenzava un giovane, il quale si credeva esser fidanzato con una tal dei tali e quindi si comportava di conseguenza. […] Uno sguardo, un sorrisetto erano il succo di un intenso rapporto amoroso, consumato da una coppia. Ciò avveniva mentre la donna si intratteneva sul balcone della sua finestra e l’emozionato fidanzato passeggiava per la strada.

[…] Ma se gli occhi indiscreti erano sparsi ovunque, dove si poteva incontrare la propria fidanzata ? Se si aggiunge poi che il paese era costituito da pochissimi quartieri urbani e da tante viuzze di campagna, che si intersecano tra loro, si comprende meglio che, fare all’amore in un paese come Parete bisognava anzitutto trovare un angolino quanto più nascosto possibile. L’unica alternativa era sempre quella di recarsi, uno dopo l’altro, i due fidanzati, in una delle stradine di campagna, ove persisteva una fitta vegetazione sempre verde. Si racconta che, conoscendo a menadito il luogo e l’ora esatta ove s’intrattenevano sempre due innamorati, due conoscenti e carissimi amici del fidanzato, idearono di preparare uno scherzo al medesimo. Sembra incredibile, ma l’episodio, con tutte le sue sfaccettature irresponsabili, ebbe un reale svolgimento in tutti i dettagli. Uno dei due amici del fidanzato si travestì da donna […] e si portò nel luogo dell’incontro.

L’altro amico si premunì di avvisare il fidanzato al quale disse: “Senti ho visto la tua cara che mi ha riferito di comunicarti di recarti subito al solito posto, per una situazione urgente”. Il malcapitato, subito si precipitò nel luogo per abbracciare la sua cara. S’inoltrò nel buio fondo e, tra i cespugli, egli abbracciò erba e fidanzata che stava all’impiedi. In un attimo di effusione, la finta fidanzata assecondò l’amoroso e lo sollecitò a concretizzare un approccio non fondamentale. Ma valla a pensare cosa aveva escogitato il malandrino rubacuori: aveva sistemato sotto la gonna una piccola tagliola, di quelle che all’epoca era molto in voga per acchiappare gli uccellini. Al centro di questo rudimentale aggeggio, era fissato un anellino a spirale a mo’ di esca

[…]. Ma questa volta, nella tagliola era predestinato non un passerotto, bensì nel caso specifico, un bel pene erotico. Si proprio così: con un filo tirato fino al centro delle mammelle finte, e ben legato all’esca, quando il fidanzato tentò l’approccio, con un semplice tiraggio, la tagliola scattò veloce, per incastrare l’organo genitale ormai grandemente effuso. Colpito malamente, soprattutto nell’operazione di svincolo, l’innamorato, per poco, non ebbe una reazione inconsulta verso la fidanzata. Ma…venuto a conoscenza che l’autore dello scherzo era un suo carissimo amico, tutto si risolse con una grande risata».

Gli altri racconti

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“Una cacata abbascio o’ Capaverza” (disegno di Pirozzi Elvira)

I racconti presenti ne “Li reali cunti paesani” sono 22: tra gli altri titoli ricordiamo Una cacata abbascio o’ Capaverza, Il 1° Sputnik paretano, Il lavaggio del maiale, Il falco addomesticato, La paura dei fantasmi del cimitero, L’urinale e il secchio.

La forma lessicale del libro è stata volutamente contornata e livellata alle inflessioni dialettali locali, con l’intento preciso di rendere più efficace l’azione dei personaggi che si muovono nei racconti. La propensione principale dei racconti è quella di esaltare il senso umoristico degli avvenimenti.

È ammirabile il tentativo di “fare proprio” un grande capolavoro letterario come “Lo cunto de li cunti” di Basile, ed è degno di stima che un uomo dia concretezza alla sua passione e scriva anche in onore dei suoi paesani. Bisogna seguire l’esempio di chi scrive per alleggerire i lettori dal peso delle fatiche e della tristezza della vita sociale.

Le parole dello stesso Torellini possano ampiamente rendere il concetto ed esprimerne il nobile intento:

Sono oltremodo convinto che nel riso è racchiusa una grande speranza di rinnovamento dell’uomo, sia sul piano culturale e fisiologico che su quello morale e spirituale. Senza voler enfatizzare troppo, esso potrebbe determinare un grande rivolgimento storico della cultura disumanizzante che si è venuta espandendo nelle coscienze, soprattutto in quest’ultimo scorcio di secolo e quindi del millennio. L’apocalittica crudeltà, ormai endemica nelle località meridionali, scaturisce, in sintesi, dalla continua esposizione dell’animo all’asprezza, all’invidia. In tali asperrime condizioni non può che non allignare il crimine, la delinquenza comune e quindi gli eccidi e gli ammazzamenti di cui, ancora oggi, sono ricche le cronache quotidiane. Una bella risata, invece, può solo spalancare un’ampia finestra sull’orizzonte della comprensione e dell’altruismo».

Raffaela De Vivo

Bibliografia:

P. TORELLINI, Li reali cunti paesani, Risate di fine millennio, Parete, 1999

Sitografia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Parete_(Italia)

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