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Nascita e crisi dell’Europa unita: l’UE ai tempi di Tsipras

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Europa Tsipras

Stiamo vivendo un periodo di crisi, la Grecia, paese membro dell’Unione Europea, è sull’orlo del baratro e rischia di trascinarsi dietro un intero continente. Il motivo non è strettamente economico, non si tratta esclusivamente dell’Euro né tantomeno dei pericoli dei declassamenti delle agenzie di rating. Si tratta di una vera e propria prova di resistenza per l’intera UE come per i singoli stati membri.

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Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras

L’Unione Europea funziona ancora? Si può avere fiducia in questa quanto mai ambigua entità istituzionale, sovranazionale? Non è lecito azzardare risposte affrettate.

Queste domande ne sotto-intendono un’altra, cos’è l’Unione Europea? da dove nasce? Con quali scopi?

A questa domanda possiamo dare una risposta.

L’ambiguità europea:

Lo storico Josep Fontanaha mostrato come l’identità europea nel corso della storia, sia sempre stata costruita contro l’altro: i barbari di vario genere e di varia origine” ed in un certo senso questa affermazione è ancora valida.

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Lo storico Josep Fontana

Il processo di unificazione si è svolto infatti come una successione in tre fasi di progetti politici difensivi intorno ad interessi comuni, “sulla base della convergenza di  visioni alternative e di interessi in conflitto”, il tutto nell’ambito un’enorme meccanismo dialettico; come se i singoli stati nazionali fossero seduti attorno ad un tavolo di trattativa ed in alcune occasioni le cose sono andate proprio in questo modo.

L’Unione Europea è nata da tre fasi in particolare da tre fasi critiche di iniziativa politica e costruzione istituzionale.

Fase 1: evitare una nuova guerra

1948, l’ultima devastante guerra mondiale è finita da soli 3 anni, centinaia di rappresentanti politici europei si incontrano all’Aja.

L’obiettivo fondamentale […] evitare una nuova guerra.

Al centro dell’attenzione c’era sempre uno stato, la Germania, bisognava evitare “l’imposizione di condizioni umilianti come quelle seguite alla prima guerra mondiale” alla base dello scoppio della seconda. Bisognava trovare un accordo tra la sconfitta Germania e l’altra grande potenza continentale, la Francia, il tutto sotto la benedizione degli USA “protettori dell’europa. In più c’era da un ulteriore fattore critico: la guerra fredda.

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Jean Monnet mostra il primo lingotto d’acciaio “Europeo”, 1952

Bisognava essere pronti ad affrontare l’eventuale nemico sovietico insieme, uniti. Nel 1951 nacque quindi la CECA, comunità economica del carbone e dell’acciaio, entrambi settori alla base di qualsiasi industria militare. Seguirono, visti i buoni risultati, in seguito ai trattati di roma del 25 Marzo 1957, l’Euratom e il MEC ( mercato comune europeo ) poi rinominato CEE ( comunità economica europea ).

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Il progetto iniziale, almeno nelle menti dei tecnocrati come Jean Monnet, era un grande stato federale, ma in realtà nessuno degli stati nazione credeva nell’attuabilità del progetto.

Nel frattempo “l’ascesa di de Gaulle alla presidenza francese […] cercò di aggiungere un nuovo obiettivo alla CEE: affermare la sua indipendenza dagli Stati Uniti”.

Per farlo non era possibile accettare la Gran Bretagna tra i paesi membri, come dimostrato dai veti francesi al loro ingresso del 1963 e del 1966. Ma nel 1973, de Gaulle era morto da tre anni, la Gran Bretagna riuscì ad entrare nella CEE, portando con sé una particolare visione della comunità europea.

Sviluppo di un’area di libero scambio, rinunciando a cedere alla comunità qualunque sovranità politica significativa.

Rallentando così le politiche d’integrazione.

Fase 2: competizione internazionale

Nel 1973 e nel 1979 scoppiarono due violente crisi economiche, accompagnate da un’ondata di euroscetticismo. La risposta? L’ammissione di nuovi paesi membri, la Grecia nel 1981, e Spagna e Portogallo nel 1986, in grado di dare “respiro all’economia europea […] facendo entrare nuovi attori dinamici”. Nello stesso tempo il timore dello strapotere economico e tecnologico di USA e Giappone portò all’affermazione dell’ Atto Unico del 1987: “per la costituzione di un mercato realmente unificato entro il 1992”.

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Nacque così, in risposta allo statunitense programma “guerre stellari”, il progetto “Eureka” per un comune sviluppo tecnologico, furono rafforzate le istituzione europee, Commissione Europea, Consiglio Europeo e finalmente il Parlamento Europeo ricevette dei poteri, seppur limitati.

Sembrava che l’Europa mirasse ormai ad una sempre maggiore integrazione politica, come testimoniato anche dalla scomparsa della qualifica strettamente “economica” della Comunità Europea ( CE ), ma il 9 novembre 1989 lo scenario geopolitico mondiale cambiò improvvisamente.

Fase 3: una potenza ingombrante

La Germania era ora nuovamente unita, 80 millioni di abitanti, 30% del PIL europeo, insomma una potenza in grado, da sola, di trainare l’intero continente; ma bisognava integrarla nel progetto comune. Furono gettate le premesse per la creazione di una moneta unica europea e di una banca centrale indipendente, ma per convincere la Germaniaa sacrificare il suo forte Deutsche Mark”, bisognava offrire tre importanti compensazioni:

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  1.    Assorbire gli effetti deflazionistici dell’allineamento monetario
  2.    Istituzioni europee maggiormente sovranazionali
  3.    L’allargamento della Comunità a Nord e a Est

Quest’ultima condizione ed in particolare l’allargamento ad est, spia di una mai sopita volontà di potenza tedesca, ha innescato una dinamica quanto mai gradita alla Gran Bretagna.

Considerando unicamente la teoria dei giochi, è facile prevedere che quanto più alto sarà il numero dei membri, tanto più sarà complicato il processo decisionale, con grave minaccia di paralisi per le istituzioni europee.

Il processo d’integrazione è stato per questo fortemente rallentato e il rischio di ridurre la CE unicamente in un’area di libero scambio divenne sempre più vivo e forte.

Il Trattato di Maastricht del 1991, atto fondativo dell’ Unione Europea, sembrava proiettare Europal’Unione verso una maggiore integrazione, come testimoniato dal rafforzamento delle istituzioni europee e il prevalere di politiche continentali rispetto a quelle nazionali in settori come tecnologia, ricerca, istruzione, ambiente, sviluppo regionale, giustizia e polizia.

Negli ultimi anni questa tendenza si è invertita, l’Europa sembra essere sempre più succube di determinate dinamiche nazionali e l’euroscettiscismo è tornato alla ribalta, come dimostrato dalle ultime elezioni europee o dal referendum del 5 luglio 2015.

Una nuova fase per l’Europa?

L’Unione Europea è sorta e si è evoluta sempre in concomitanza con periodi di crisi. E allora la crisi greca può essere considerata come la quarta fase critica, in grado di sollecitare un processo di ristrutturazione di questa nostra Europa?

Ai posteri l’ardua sentenza

Mario Sanseverino

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