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La gravidanza e il parto nella tradizione: magia e rituali

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Sin dagli albori, le pratiche magiche erano legate ai momenti principali dell’esistenza umana, come l’occasione della caccia, o quando si doveva affrontare una guerra. Molti riti magici riguardavano la vita, in particolar modo il periodo della gravidanza e del parto.

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Riti magici

Magia, gravidanza e parto nell’antichità

La riproduzione non è così scontata come può apparire nell’immaginario collettivo odierno: nell’antichità la funzione biologica di generare individui a sé simili era un evento eccezionale, un momento durante il quale Madre Natura esprimeva la propria potenza attraverso una nuova vita.

La gravidanza rappresentava per la donna dell’antichità un momento nel quale rispettare credenze e tradizioni; non erano necessarie, quindi, conoscenze scientifiche. La responsabilità della nuova vita dipendeva dagli influssi del mondo esterno sulla madre, alla quale veniva spesso consigliato di evitare spaventi, emozioni troppo forti, o chiudersi in casa durante le ore notturne.

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La magia ha svolto un ruolo importante in questo processo fondamentale della vita umana. Nell’antico Egitto, le donne ricorrevano a pratiche magiche per proteggersi durante il parto e per preservare la vita del nascituro, come ad esempio medicare il ventre con sale marino, farro e giunco femmina per favorire il parto.

Le donne egiziane seguivano un vero e proprio parto rituale: sedevano su una sedia da travaglio, detta meskhen, aiutate da levatrici, che impersonavano le dee Nefti, Heket e Iside. Il parto avveniva con le preghiere rivolte al dio vasaio Khnum. La placenta, così come il latte materno, simbolo sacro, veniva conservata, in quanto si riteneva possedesse proprietà curative per il neonato. Essa veniva espulsa facendo sedere la donna sopra un tampone imbevuto di segatura di abete e feccia. I doni riservati alle partorienti erano amuleti, dotati di forti influssi magici, e statuette votive.

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Statuette votive

La donna greca e quella romana partorivano sedute, generalmente, su una sedia con un’apertura, di modo che la levatrice poteva partecipare manualmente alla nascita. Il neonato veniva “raccolto”, come un frutto, da una donna anziana chiamata in greco maia, in latino obstetrix “colei che sta davanti”. Nel mondo antico il neonato per entrare a far parte della vita doveva essere “depurato” dalla sua natura demoniaca, in quanto si credeva provenisse dall’al di là. Al nascituro venivano donati diversi amuleti che, a contatto con la pelle, servivano ad allontanare gli spiriti.

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Obstetrix, l’ostetrica dell’antica Roma

Da Atena, dea del parto e delle nascite, alle protettrici cristiane, come Sant’Anna, la gravidanza è legata a riti e usanze che sopravvivono ancora oggi.

Femmena prena ogni vient’iera

La Campania è una terra misteriosa, che conserva nel suo sottosuolo usi e riti dell’antichità. Molti di essi riguardano la gravidanza e il parto. Secondo una credenza popolare, le fasi lunari, oltre ad incrementare le nascite, hanno un grande potere nella determinazione del sesso, il quale va in base al momento precedente il plenilunio (maschio) o seguente (femmina).

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Gravidanza e fasi lunari

La gestante deve proteggersi da eventuali malefici per cui, usanze antiche vietavano di indossare collane o di mettere fili di cotone sulla spalla. L’usanza delle “cinture benedette” proviene dalla tradizione romana, secondo la quale il marito al momento del parto avvolgeva la moglie con la propria cintura e la slegava immediatamente dopo.

Oltre questi riti, la cultura partenopea conosce diverse storie che riguardano il comportamento che la gestante dovrebbe tenere.

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Cinture benedette

Il detto: “A vote basta sulo na guardata/ e a femmena è rimasta sott’ ‘a botta ‘mpressiunata” si riferisce ad una leggenda diffusa in diverse zone della Campania, secondo la quale una donna incinta se fissa qualcuno trasmetterà al bambino le caratteristiche somatiche della persona che ha attirato il suo sguardo. Si dice una mamma che, nel salernitano, s’era innamorata del ricamo di un puttino su una copertina. Bello, biondo e pacioccone, l’angioletto era stato tessuto a mezzo busto. La futura madre ne era stregata a tal punto che il bimbo nacque così piacevole nell’aspetto, ma senza gambe come il putto.

Questa credenza è testimoniata anche nella famosa canzone “Tammurriata Nera”. Scritta nel 1944, la canzone racconta di una donna che partorisce un bimbo di colore, concepito da un soldato americano durante il periodo dell’occupazione americana a Napoli. Nicolardi prende spunto da un fatto di cronaca che fece scalpore all’epoca: una donna all’ospedale di Napoli Loreto Mare aveva dato alla luce un bambino di colore. Come in Tammurriata Nera: Ciro, il bimbo nero è nato nero ma perchè la mamma – vedendo un uomo di colore mentre era incinta – ne rimase turbata e scioccata al punto da trasmettere al feto la sua paura. La diversità, dunque, intesa come un maleficio che dalla gestante era passato al bambino.

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La diversità non esiste…

Molte donne in attesa, insieme ai loro mariti, sono solite ancora oggi recarsi in chiesa all’alba nei giorni 13 e 14 dicembre. Dal libro La nascita, usi e riti in Campania e nel Salento apprendiamo il motivo di tale usanza:

Molto temuti dalle donne gravide per le loro vendette erano i santi, Lucia e Aniello, considerati un tempo addirittura fratelli. Questa assurda paura, fermamente condannata dalla chiesa, faceva sì che Lucia, definita da Dante nimica di ciascun crudele, fosse considerata capace addirittura di offendere la vista del bimbo e che Aniello, se dileggiato, potesse fare ascì ‘o scartiello cioè dotare il piccolo di una gobba. Dunque, per conciliarsi la loro benevolenza, nei giorni 13 e 14 dicembre le donne incinte, in compagnia dei mariti, si recavano in chiesa all’alba mentre le botteghe già si aprivano e intorno vi era aria di festa.

Rituali magici e superstiziosi sopravvivono ancora oggi nella cultura partenopea, mantenendo vivo un legame arcano con il passato mistico della nostra Terra, come prova che le tradizioni sono il nostro principale tratto identificativo.

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Chagall, Donna incinta

Giovannina Molaro

Bibliografia:

T. Pasquali Coluzzi – L. Crescenzi, La nascita usi e riti in Campania e nel Salento, Federiciano, 2010

E. De Martino, Sud e magia, Feltrinelli, Milano, 1982

Sitografia:

http://icoloridelvento-mirial.blogspot.it/2015/06/magia-e-medicina-della-gravidanza.html

http://www.italiadonna.it

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