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Gladiatori, la realtà del “Panem et circenses”

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“Vetus proverbium est gladiatorem in arena capere consilium: aliquid adversarii vultus, aliquid manus mota, aliquid ipsa inclinatio corporis intuentem monet.” Lucio Anneo Seneca, Epistulae Morales Ad Lucilium – Libro III, XXII, 1

Dopo quasi 2000 anni, il giorno 24 c.m., i gladiatori sono tornati all’ombra del Vesuvio, accompagnati da matrone e senatori. Grazie all’apertura straordinaria del MAV, il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, all’associazione culturale SPQR e all’associazione culturale L’Oro del Miglio, è stato possibile prima assistere alla presentazione del libro “Panem et circenses – Vita e morte nell’arena” poi allo spettacolo dal vivo dei gladiatori della Storica Scuola di Gladiatura “Ludus Magnus“.

Da moderatore ha fatto Ciro Iengo, vicesindaco di Ercolano e presidente dell’associazione culturale L’Oro del Miglio, che ha definito l’operato di tutta l’associazione SPQR ed in particolare del suo presidente Giorgio Franchetti:

Quasi un progetto di antropologia diffusa, in una città che merita un’inversione di rotta di tendenza. Nel momento in cui Ercolano si candida a città – capitale della cultura bisogna capire e sentire chi eravamo, come vivevamo, cosa mangiavamo, come amavano…

L'archeologo Giuseppe Maggi
L’archeologo Giuseppe Maggi

A presenziare all’evento anche il noto archeologo Giuseppe Maggi, il quale nel suo intervento ha reso memoria dei suoi scavi agli inizi degli anni Ottanta del Novecento quando, grazie ad una fortunosa intuizione, ha rinvenuto presso le terme suburbane di Ercolano i corpi degli antichi ercolanensi e persino di un cavallo imbizzarrito. Di fatti aveva pensato, basandosi sulla descrizione di SisiennaQuod oppidum tumulo in excelso loco propter mare, parvis moenibus, inter duos fluvios infra Vesuvium collocatum“, che difficilmente gli abitanti della città avessero potuto trovare scampo dall’eruzione del 79 d.C..

Gladiatori tra fiction e realtà archeologica

La copertina di Panem et Circenses - Vita e morte nell'arena
La copertina di Panem et Circenses – Vita e morte nell’arena

Panem et circenses – Vita e morte nell’arena” è un saggio a cura di Giorgio Franchetti, presidente di SPQR, rievocatore storico e noto divulgatore scientifico, che dal 2009 al 2013 ha collaborato col documentario Ulisse, condotto da Alberto Angela, con The History Channel e The National Geographic Channel, le riviste Focus Storia e Ars Historiae.

Il titolo ricalca l’illustre affermazione di Giovenale:

[…] iam pridem, ex quo suffragia nulli / uendimus, effudit curas; nam sie dabat olim / imperium, fascio littorio, legiones, omnia, nunc se / continet atque duas tantum res anxius optat, / Panem et circenses .

( Satire 10,77-81)

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Mosaico del gladiatore, Collezione Borghese, Roma

Un’indagine alla scoperta dei gladiatori, dall’ascesa al declino, per scoprire chi erano questi uomini e queste donne attraverso lo studio della loro vita quotidiana, dei loro compensi, delle loro vittorie e delle loro sconfitte, delle loro famiglie, dei loro amori e dei loro ammiratori.

Due le ipotesi sulla loro origine, la cui attestazione è ancora incerta, avanzate da Franchetti: una etrusca, l’altra sannita. Certo è che inizialmente comparirono nell’ambito delle celebrazioni funebri a partire dal 264 a.C. con i figli di Giunio Vera, uomo politico di spessore, i quali organizzarono uno spettacolo con tre coppie di gladiatori per onorare la morte del padre.

All’inizio, tale spettacolo era inteso al pari di un munus, cioè un dono da offrire agli dei, placando la loro ira tramite il sacrificio umano.

Ma chi erano veramente questi personaggi? Perché sceglievano di sfidare la morte di continuo?Come si diventava gladiatore? Cosa mangiavano? Avevano una famiglia? Avevano degli amici? E le donne li amavano veramente? Questi alcuni degli interrogativi a cui risponde l’autore per far luce sui luoghi comuni, sugli errori storici creati dal cinema, basandosi su fonti scritte, quali i graffiti pompeiani, e visive, come le rappresentazioni di diversi mosaici.

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Affresco con scritte sui gladiatori vincitori e su quelli morti

Sfata miti come la frase “Morituri te salutant” e l’immagine del pollice verso. La  frase, usuale nella cinematografia che tratta l’età imperiale e repubblicana dell’ antica Roma, è entrata nell’immaginario collettivo in qualità di rituale omaggio da parte del gladiatore nei confronti di chi era al potere ma, in realtà, è attestata soltanto durante la naumachia (battaglia navale)  organizzata dall’ imperatore Claudio nel 52 d.C.. L’immagine, invece, non ha attestazioni.

Descrive così, scientificamente, la gestualità nelle arene, la differenza tra classi e gli armamenti gladiatori.

La parola all’autore

Ho preferito scrivere un saggio che addrizzasse le storpiature del cinema e proponesse, spesso con una narrazione semplice, quasi “da romanzo”, una serie di informazioni scientifiche corrette

Giorgio Franchetti, divulgatore scientifico e rievocatore storico
Giorgio Franchetti, divulgatore scientifico e rievocatore storico

Franchetti definisce il lavoro di ricostruzione svolto per la scrittura del libro come “uno scavo archeologico“. Di fatti egli racchiude numerose informazioni che si prestano ad essere lette anche da persone non specializzate nel settore, grazie ad un’opera che ha riportato alla luce la figura dei gladiatori, “odiati, osannati, criticati, amati“.

L’inipit del libro è un tenero ricordo dell’autore, che bambino di 7 anni ascoltava con un misto di ingenuità e ammirazione le storie della madre:

Beh in quel viaggio che facevo con mia madre, a metà degli anni 70, c’era una sorta di rituale. A Piazza Venezia, proprio sotto il famoso balcone, aspettavamo il bus, l’86 […] Il bus percorreva via dei Fori Imperiali e andava verso il Colosseo, che maestoso si stagliava davanti a noi, in fondo al viale, mia madre prendeva il posto affianco a me e mi raccontava sempre la stessa storia: lì dentro combattevano i gladiatori, forti, impavidi, temuti eroi vissuti all’epoca degli antichi romani

Ma per Giorgio Franchetti la corsa continua:

Quell’autobus che mi portava vicino al Colosseo e al Ludus Magnus e sul quale mi incollavo con la faccia al vetro a guardare fuori e dal quale dovevo continuare a spannare il fiato, non è certamente arrivato al capolinea.

 

 Anna Cioffi

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